Cervino 4478m per la cresta Sud – ovest o cresta del Leone

22 Agosto 2013

Il Cervino è senz’ombra di dubbio la montagna più conosciuta dai profani. Una fama che ha talmente valicato i confini dell’interesse alpinistico sino al punto da trasformare il villaggio ai suoi piedi in un concentrato di “non luoghi” alpestri. In cordata con il brillante Christian siamo partiti solitari direttamente dal basso alle 2 dal rifugio Duca degli Abruzzi all’ Oriondé, per essere in vetta alle 8.30. Così facendo abbiamo evitato la bolgia infernale alla capanna Carrel e i gli “imbottigliamenti” in parete, scostandoci un poco dalla maschera di pubblicità e retorica che ricopre la montagna, ritrovando una grande vetta ricca di storia. Mic

p.s. rientrati alla base a metà pomeriggio abbiamo incrociato il formidabile atleta catalano Kilian Jornet Burgada intento a stabilire il record di salita in velocità. Chissà se avrà fatto in tempo a leggere le iniziali di Carrel e Whimper (anni 1860 e 1861) incise sulla roccia nel corso dei tentativi alla vetta presso le Rocher des Ecritures?

Monte Disgrazia 3672m Corda Molla

12 Agosto 2013

Sabato 10 agosto 2013 ore 20.

Dall’anticima del Pizzo Ventina osservo le ombre appuntite proiettate sul ghiacciaio che esaltano le forme della Corda Molla, del tutto simili al dipinto più famoso di Buzzati che trasfigura il Duomo di Milano in un paesaggio fatto di crode esili e slanciate. Assieme a Giulio abbiamo raggiunto nel tardo pomeriggio uno dei migliori hotel d’alta quota che io conosca: il bivacco Oggioni. Dopo decenni di abbandono abbiamo deciso di risalire l’antico e più diretto percorso di accesso ai bacini glaciali superiori lungo il misterioso Canalone della Vergine scovando metro dopo metro la via, arrampicando tra le rocce levigate, cascatelle e piccole cenge. Ceniamo in completa solitudine all’aperto su un balcone di pietra a picco sul tormentato ghiacciaio del Disgrazia con la nord di fronte, splendidamente illuminata al calar del sole. L’indomani ci attende la meravigliosa Corda Molla, una delle più belle creste delle Alpi Centrali! Mic

Riscoperta dell’arrampicata intelligente.

5 Agosto 2013

Risveglio tonificante stamane!  In compagnia del vecio Popi Miotti dirigiamo per la consueta incursione estiva verso quel caotico mare minerale rappresentato dalle pareti dello Scerscen: una moltitudine di strutture che si alzano a partire dai 2400m (dal masso alla via lunga) affacciate su uno dei più bei balconi panoramici della Valmalenco. Meta della giornata il “Muro rosso” una vecchia salita di Popi, da annoverarsi tra le migliori performance del suo prolifico laboratorio d’avanguardia verticale di un tempo. Dopo pochi metri di salita, le forme sinuose e aggettanti di questo muro di serpentino confermano l’impegno e la complessità della salita (con poche  ripetizioni?), che richiede sapienza nel posizionamento delle protezioni veloci e un buon occhio per “navigare” lungo l’articolata parete piuttosto avara di buoni punti di riposo. Decisamente curiosa la seconda lunghezza, con un dislivello tra sosta e sosta di pochi metri, ma con uno sviluppo di una trentina a causa dell’andamento tortuoso obbligato, tra spigoli prominenti, piccoli strapiombi e grandi appigli spioventi. Qui inizia il festival del clean climbing, con la necessità di piazzare delle protezioni affidabili tempestando le rade fessure irregolari presenti con friend e stopper di ogni misura, da rinviare con attenzione, alternando le corde e allungando a dismisura i rinvii giocando così d’anticipo per ridurre gli inevitabili attriti. La ferraglia a tracolla penzolante e la coppia di corde che corre via tortuosa sotto le chiappe mi fanno tornare in mente le foto in bianco e nero dei mostri sacri Pete Livesey o Yvon Chouinard inventori e pionieri del clean climbing. Tanto è faticoso restare aggrappati mentre cerco di piazzare un piccolo stopper quanto è esaltante. Ogni metro conquistato non è solo puro sforzo ma un concentrato di arrampicata intelligente, fisica e mentale. La lunghezza successiva parte da una sosta appesi ad un sandwich di vecchi chiodi (rinforzati da un paio di friend) a forzare lo strapiombo fessurato e il successivo muro rosso (crux) leggermente strapiombante.
Ravanando prendo quota sopra lo strapiombo, pronto a gettare la spugna, mezzo convinto che la via non possa passare di lì, poi compare sotto il lichene, come un faro, il vecchio “cornier” del Popi di un quarto di secolo fa che mi indica la via e l’uscita verso l’alto.. Mic

ph Popi Miotti

Clean climbing Val Poschiavina

4 Agosto 2013

“Ora che nulla resta più da conquistare, rimane la ricerca ambientale all’aria aperta, il piacere sereno di assaporare l’arrampicata delle brevi strutture rocciose, artisticamente fine a se stessa, lo spazio alla fantasia e la libertà di espressione”.

Dalla presentazione di Ermanno Sagliani alla guida Arrampicate Libere in alta Valmalenco – Gianfranco Comi, Celso Nana – CAI Valmalenco 1984. Mic

Val Poschiavina: Toro Seduto

29 Luglio 2013

Toro Seduto è il nome dell’ampio roccione alto un centinaio di metri che si alza sopra il placido torrente che scorre lungo la piana dell’Alpe Val Poschiavina. Un solido contrafforte di serpentino fatto di placche, diedri e fessure. L’esposizione a nord e a ovest rende il luogo particolarmente fresco anche nelle giornate più torride, luogo ideale per chi vuol fuggire dalle arroventate pareti di fondovalle. Mic

Torrione Porro

25 Luglio 2013

Il vasto sperone roccioso che sovrasta l’Alpe Ventina e i suoi rifugi (Porro-Gerli e Ventina), noto con il nome di Torrione Porro, è un bel pezzo di roccia dove sperimentare l’arrampicata a metà strada tra la palestra di fondovalle e le vie in ambiente, assai utile per abbinare la scalata fresca e panoramica con un ripasso delle tecniche di progressione e assicurazione in parete. Mic

Pizzo Badile – Spigolo nord

18 Luglio 2013

Grande giornatain cordata con il pimpante Giancarlo! Con un’arrampicata fluida e regolare, senza affanno, siamo in vetta alle 9.30, con una leggera brezza da nord a rinfrescare l’aria e il perfetto granito del Masino-Bregaglia sotto i piedi! In discesa, il versante sud del Badile è inondato di sole e a tratti ricoperto da cuscinetti multicolori di miosotide nano, androsace del vandelli e silene acaulis. Mic

Valdimello: Kundalini e Luna Nascente

17 Luglio 2013

Partenza con Decollo Verticale alla “Sea Harrier” per il giovane Francesco (17 anni) alla sua prima visita alla Val di Mello. Accompagnato da papà Gian, un sessantino con alle spalle un’ottima preparazione dolomitica e un avambraccio aggressivo allenato nella meravigliosa sala d’arrampicata di Verona, una delle più grandi d’Europa, Francesco ha prima salito in bellezza Kundalini e il giorno dopo, come nulla fosse Luna Nascente. Veloce nell’arrampicata ed intuitivo nelle manovre di corda, era alla sua prima esperienza su una via di più tiri: è stato un piacere arrampicare con lui tant’è che, se non fosse stato per la presenza di altre lentissime cordate, avremmo sbrigato l’arrampicata di questa meravigliosa via in poco più di due ore. A proposito: è stato bello darsi appuntamento al Bidet della Contessa, un posto dove non funzionano i cellulari, per cui ,come ai bei vecchi tempi, sedersi sul bordo della pozza ad aspettare per pochi minuti gli amici è stata l’occasione per gustare a fondo la bellezza del luogo immerso nella sua trionfale veste estiva. Masesku

Piz Cambrena 3604m, via Naso di ghiaccio e Piz Arlas 3467m – traversata

13 Luglio 2013

Il “Naso di Ghiaccio” al Cambrena, assieme ai tre speroni del Piz. Palù è una delle grandi classiche del bacino del Vadret da Pers. Oggi il “naso” è decisamente meno pronunciato di un tempo, ma con le giuste condizioni la salita lungo lo sperone sinuoso risulta tecnica e divertente e si conclude su la grande calotta di ghiaccio sommitale, proprio dirimpetto alla grande parete settentrionale del Palù. Carlo (classe 1935!) alla sua prima uscita in quota stagionale è subito entrato in sintonia con la parete, tanto da collegare in discesa la traversata lungo la cresta rocciosa del Piz d’Arlas realizzando un percorso ad anello vario e mai banale. Naturalmente non si è mai tolto il suo cappellaccio a tesa larga, modello Indiana Jones, testimone di mezzo secolo di avventure alpine! Mic

 

 

Valmalenco cool rock

10 Luglio 2013

Per sfuggire dalla calura di fondovalle e della pianura, le pareti grandi e piccole della Valmalenco sono uno splendido rifugio che ben si presta all’abbinata vacanza alpina + arrampicata. Con l’arrivo dell’estate le Guide Alpine della Valmalenco hanno completato una prima fase di restyling e creazione di nuovi itinerari sportivi presso la falesia dello Zoia, una delle più belle della Valtellina. Accanto alle numerose linee di grado 7 e 8 si sono aggiunti una trentina di vie nuove (in prevalenza tra 5c e 6c). Per l’occasione è stato realizzato un breve video che riassume le proposte verticali e turistiche estive della Valle:

Buone scalate! Michele Comi

LA ROCCIA

Serpentinite (o più comunemente serpentino) è il nome di una roccia metamorfica, risultato di una profonda e lunga trasformazione di rocce preesistenti (peridotiti). Potremmo definirla “bastarda” perché ha forme sinuose e non è facile da leggersi e per via del suo aspetto camaleontico. Osservata in frattura ha un colore verde cangiante, sovente accostato a nere macchie di magnetite o sottili filamenti di amianto, mentre in superficie colpisce per la sua mutevolezza: dal grigioverde, al grigioperla brillante, per passare al rosso in tutte le sue sfumature, toccando persino il giallo e il nero. La Valmalenco è il regno del serpentino come la Val Masino è quello del granito e in tutte le Alpi vi sono ben poche altre località dove è possibile arrampicare su questa roccia magnifica. La valle è tutta un mare di affioramenti, un caotico mare di strutture rossastre che emergono dal bosco, che sfilano sui pascoli oltre i duemila metri, che formano canyon, guglie, pilastri e che culminano in alto con i 3678 metri del Monte Disgrazia. Il serpentino è una grande roccia per arrampicare: appigli invisibili e ruvidi compaiono miracolosamente se solo sì è avuto il coraggio di avanzare sulla parete apparentemente liscia. Il sole del tramonto colora l’arrampicata con calde e fantastiche tonalità, tanto da rendere le pareti somiglianti alle note ed esotiche pareti australiane dei Mount Arapiles. Enormi pance rossastre striate di nero, lisce e luccicanti per l’azione modellante dei ghiacci, percorse da fessure e lame; placche rugosissime, a gocce d’acqua che, colore a parte, sembrano calcare; intrichi di rugosità e fessurine, sequenze incredibili di appigli e reglette, un terreno di gioco dove la tecnica e l’intelligenza arrampicatoria hanno il sopravvento sull’uso della forza. Le fessure sono un vero paradiso per nut e stopper e chi ama il gioco di salire creando, non troverà terreno migliore e più impegnativo per le sue meningi.

STORIA

Le pareti dell’alta Valmalenco di Campo Moro e della Val Poschiavina sono una vasta ed interessante area in quota per la pratica dell’arrampicata a tutti i livelli ed in tutte le sue forme. La quota media che si aggira attorno ai 2000 metri di altitudine e una straordinaria cornice ambientale d’alta montagna con i laghi artificiali di Campo Moro e Gera sono da anni un luogo privilegiato per gli arrampicatori in fuga dalla calura estiva dei fondovalle. I primi a cimentarsi su questi rossi muri di serpentino, furono, a partire dal 1970, le guide locali Angelo Parolini e Celso Nana, che con Roberto Dioli aprirono alcune vie destinate a diventare delle classiche, come il Diedro Flic e Floc al Toro Seduto in Val Poschiavina. Nei primi anni ‘80 giunsero i “Sassisti” che anche qui portarono la loro filosofia del gioco-arrampicata, con Giuseppe Miotti, Guido Merizzi e Lodovico Mottarella. Alcune delle loro salite rimangono un bell’esempio di estetica e di difficoltà. L’opera esplorativa proseguì negli anni seguenti fino agli anni ‘90 dove Walter Strada e C. scoprirono e salirono altre linee avventurose sulle strutture più remote, assieme a Michele Comi attivo sulle strutture prossime al Rifugio Bignami e all’Alpe Gembrè. Lo sviluppo dell’arrampicata sportiva portò in questo periodo, il primo 8a della zona superato da Daniele Pigoni, (Are you ready) sulla Parete della Diga. Parallelamente si sviluppa la chiodatura sistematica con ancoraggi fissi delle pareti più interessanti e facilmente raggiungibili come le falesie del Deposito Inerti e del rifugio Zoia, poi rivelatasi una delle più belle dell’intera Valtellina. I protagonisti di questa nuova fase furono le guide Massimo “Vigneron” Bruseghini e Augusto Rossi. Massimo liberò tutte le vie di alta difficoltà sulla parete dello Zoia e Augusto Rossi intraprese una grande e silente opera di chiodatura che continua ancor oggi. Dopo il 2001, Luca Maspes “Rampikino” e C. contemporaneamente alla guida Augusto Rossi, hanno completato l’attrezzatura di numerose vie alte fino a 350 metri, con chiodatura sistematica e rapide discese in doppia. Negli ultimi anni Gerry Miotti, Gino Notari, Matteo Maternini e Fabio Sertore hanno ampliato il terreno di gioco sportivo sulle pareti dello Zoia le cui pareti sono state oggetto di visite illustri, tra cui nel 2012 quella del fuoriclasse Ceco Adam Ondra che ha ripetuto le linee più belle della zona. Nel 2013 si è attivata, ad opera delle Guide Alpine della Valmalenco con il contributo dell’Unione dei Comuni lombarda della Valmalenco, la sistemazione delle aree d’arrampicata con sostituzione degli ancoraggi obsoleti e creazione di nuove vie. La prima fase di lavoro ha interessato le pareti dello Zoia con restyling completo e creazione di 26 nuove lunghezze. Le possibilità offerte da quest’area sono ben lungi dall’essere esaurite: le tante pareti nascoste è più lontane attendono ancora fantasiosi arrampicatori di domani.

FALESIA ZOIA, COME ARRIVARE

Da Sondrio indicazioni per Valmalenco e quindi Lanzada, Franscia e Campo Moro (32 Km strada asfaltata). Parking nei pressi del Ristoro Campo Moro, indi in pochi minuti a piedi al rifugio Zoia e alle pareti.

ISTRUZIONI PER L’USO

Si rammenta che le pareti, incluse quelle con protezioni fisse, non sono da considerare strutture sportive gestite e custodite. L’esposizione agli agenti naturali fa sì che la roccia e la chiodatura possono essere soggette ad un naturale deterioramento e modificazione. E’ buona norma attivare tutte le azioni di auto-protezione indispensabili per chi pratica attività in montagna e all’aperto. Eventuale tracciatura di nuove vie, loro localizzazione e difficoltà, devono essere segnalati al sito www.guidelapinevalmalenco.it Rispettate l’ambiente ed il silenzio circostanti e non abbandonate rifiuti.