La bellezza del rifugio sta nella sua diversità da ciò che si trova al piano. Quelli che guardano più alla valle che alla montagna, anche se addobbati di ogni confort e menù da gourmet, si possono al massimo definire punti di ristoro d’alta quota, senza magia e senza stupore. Il rifugio prende le distanze dal quotidiano, così come avviene nella piccola sala rivestita di gembro profumato del rifugio Gerli Porro. Siamo gli unici ospiti, la libreria boiserie contiene una pregevole raccolta dei notiziari del Club Alpino a partire dal 1880 e i vecchi libri del rifugio. Si sfogliano le pagine ingiallite con le firme di mille avventori, alpinisti e nomi celebri. Gianni si emoziona ritrovando la sua da ragazzo del 1960 e un anno dopo quella di Kurt Diemberger, mito dell’alpinismo e unico vivente ad aver scalato in prima assoluta due vette di ottomila metri, diretto alla nord del Disgrazia. I notiziari rilegati sono un concentrato di storia di scalate, le pagine scorrono veloci tra resoconti di prime salite alpine ed extraeuropee, con i giorni grandi dell’alpinismo di Cassin, Comici, Bonatti e tanti altri. La sera è luminosa e dalla finestra rivolta al ghiacciaio del Ventina osserviamo la nostra salita dell’indomani, che mira dritta alla vetta del Cassandra.
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