Calcari solari

10 Gennaio 2017

Belle giornate per visitare le solari pareti di calcare del monte Barro che sfuggono alla cappa di foschia e gelo della pianura. Dalle pareti lo sguardo corre verso le colline moreniche che intrappolano le acque dei laghi briantei di Annone e Pusiano, mentre si arrampica su un bel calcare, lungo i piani di strato, con scannellature, vasche di corrosione e curiosi noduli di selce in rilievo che costituiscono gli appigli più generosi ed affidabili!

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Piccole esplorazioni

3 Gennaio 2017

Per chi guarda le montagne da lontano, una piccola esplorazione rigenera dalle stanchezze del vivere in città.

Basta davvero poco, un sentiero che si infila tra le rocce modellate dagli antichi ghiacciai, vecchie baite di pietra, aria fresca, pulita e una moltitudine di segni poco appariscenti  trasformano il cammino in una piccola scoperta.

Nelle foto: salita e riposo al maggengo di Albareda (Valmalenco).

 

Monte Piezza, vecchie frane e salite solari

30 Dicembre 2016

Il 24 novembre 1991 duecentomila metri cubi di granito crollarono dalle pareti del Monte Piezza – Sasso Bisolo, distruggendo la strada per Preda Rossa. Si trattò di un fenomeno complesso, avvenuto tra l’altro alcuni giorni dopo un terremoto di magnitudo 4.4, con epicentro posto a 35 Km di distanza. Non lontano, alcune belle vie di placca corrono lungo un solido “serizzo”, perfette per queste miti e terse giornate d’inverno.

Caldo granito d’inverno al Pesgunfi in Val Masino

28 Dicembre 2016

Raffiche di Foehn sollevano le foglie, la temperatura è gradevole e la roccia persino calda.

Saliamo la placca verticale ricca di appigli e “funghi” sporgenti, inseguendo la fascia scura costituita da inclusi di anfibolite entro il granito.

Nei primi metri si inizia a percepire la roccia, poi man mano si prende quota è bello lasciarsi guidare dal sottile magnetismo che attiva la più efficace sequenza dei movimenti, fa afferrare gli appigli senza pensare e come un riflesso automatico conduce verso l’alto.

Preserviamo i segreti

19 Dicembre 2016

Grazie a tutti gli amici che si sono legati alla mia corda nel corso del 2016. Assieme abbiamo cercato rifugio nel “semplice”, da non confondere con “facile”, per conoscere e metterci in consonanza con la montagna. Abbiamo sperimentato e riconquistato la giusta distanza da ciò che si fa ogni giorno, lasciando alla città la routine delle cose, provando a ricordarci che muoversi in uno spazio elevato significa abbandonare l’usuale, evitando di replicare facili appropriazioni a cui siamo abituati al piano.

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Montagne di sensi

15 Dicembre 2016

Ci vuole tempo, ma il libro della montagna, incomprensibile per il viaggiatore distratto e frettoloso, poi inizia a svelare i suoi più nascosti segreti. Avanzando con gambe e fiato, lontani dai propri automatismi, siamo sottoposti allo stupore di nuove percezioni, senza dover rincorrere a novità incessanti o mode transitorie.

Nella foto: archi ampi di curve scendendo dal Passo di Mello, con il ghiacciaio e la nord del Disgrazia sullo sfondo.

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Senza fretta tra Campagneda e Prabello

9 Dicembre 2016

La neve è compatta, indurita dalla pioggia caduta sin oltre i 2000 metri, ideale per prendere confidenza e sperimentare le prime sensazioni fuori dalle piste.

Risalire la montagna con le pelli di foca, senza meta precisa, evitando di seguire ogni traccia umana è un piccolo antidoto contro gli imperativi della velocità, del rendimento, dell’efficienza.

Così siamo finalmente padroni del nostro tempo, decidiamo ritmo, respiro, fermate e l’osservazione di ogni dettaglio.

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Scialpinismo e sci fuoripista: tecnica e fattore umano. Una proposta diversa.

6 Dicembre 2016

L’acquisizione di informazioni sulla neve, sul meteo, sui mille apparecchi ARTVA, su sonde, pale e airbag non è in grado di supportare completamente la nostra capacità di decidere quando ci muoviamo nella neve.

Ogni imprevisto è certamente da ricondurre ad un problema umano.

Mentre siamo fortemente attratti dall’approfondimento e dalla ricerca di solidità tecniche, razionali, troppo spesso ci scordiamo l’importanza delle altrettanto fondamentali e complementari competenze non tecniche legate al fattore umano.

In pratica l’ascolto di quel vasto mondo, cognitivo, sensoriale ed emotivo, legato alla sfera personale, che condiziona la presa delle decisioni si da troppo spesso per scontato.

I progressi nelle apparecchiature, la popolarità e il fitness hanno portato ad una curva di apprendimento sempre più veloce.

Non sempre però il miglioramento delle conoscenze si accompagna con un analogo perfezionamento dei processi decisionali.

Per chi fosse interessato propongo alcune semplici uscite di scialpinismo e fuoripista, per tentare di ‑indagare un diverso approccio, non solo basato su fattori fisici come il cristallo di neve, il manto, la morfologia, le tecniche di autosoccorso…

Questa proposta non è da intendere come una critica nei confronti della formazione consolidata, ma al contrario, intende completare ed “esplodere” le conoscenze acquisite.

Contattatemi per maggiori informazioni.

Nella foto: dopo un’abbondante nevicata notturna, la a miglior discesa dalla sud del Sasso Nero va affrontata al mattino, prima che la neve trasformi.

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Ski pass gratuito. Ma la montagna va ripensata.

5 Dicembre 2016

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Sono cresciuto sulle severe nevi di Caspoggio, dove le piste erano ripide, tortuose e perennemente ghiacciate.

Dall’arrivo della vecchia seggiovia monoposto lo sguardo rivolto a nord incrociava il Bernina e il sole dell’ultima discesa calava dietro la cresta sommitale del Disgrazia.

“Caspoggio sci d’agonismo” era lo slogan di questo piccolo villaggio alpino, diventato famoso per aver ospitato sin dal 1959 innumerevoli gare di sci di ogni livello e forgiato generazioni di atleti e appassionati.

Il pilota del piccolo gatto delle nevi antidiluviano portava una barba arruffata ed imponente.

I maestri avevano la pelle bruciata dal sole e piedi intelligenti, con cui guidavano sci lunghissimi, disegnando serpentine perfette sui muri ghiacciati.

Per decenni fu centro internazionale di sci d’agonismo, poi lentamente le piste non tennero il passo con la modernità e furono abbandonate, complice l’ormai cronica mancanza di neve alle quote più basse e le alte temperature.

Sono diventato maestro di sci nel 1989, da anni frequento raramente le piste, ma conservo il brevetto, per passione e per una mia personale rielaborazione dell’insegnamento sulla neve, quella vera, soprattutto fuori dai tracciati.

Il tramonto di Caspoggio è l’emblema dello sci come fenomeno del ‘900, ora destinato ad un irreversibile declino.

Leggo sulla stampa locale dei giovani valtellinesi sotto ai 16 anni che potranno sciare gratis nei vari comprensori della Provincia di Sondrio, grazie al sostegno pubblico.

D’impulso potremmo rallegrarci.

Poi penso all’enorme dispiegamento di mezzi e risorse impiegati per il mantenimento dello sci di massa, in nome delle ricadute connesse alla conservazione del “circo” bianco, che registra un incremento esponenziale dei costi gestionali, soprattutto per l’irrinunciabile necessità di ricoprire la pressoché totalità delle piste con neve artificiale al costo di tre euro al metro cubo.

Uno sci “industriale”, con impianti sempre più grandi e costosi che richiede piste “autostrade”, con naturale incremento delle velocità e conseguente ossessione della sicurezza. Un settore dal futuro sempre più incerto.

Forse per la nostra montagna s’impone un ripensamento orientato ad uno sci più “leggero”, destinato agli autentici amanti della montagna bianca, bastevole di piccoli impianti, con neve più vera possibile, quando cade naturalmente dal cielo, lasciando a pochi luna park l’onere insostenibile dello sci industriale.

Se non inizieremo a immaginarcelo, questo rinnovato modo di interpretare la neve, probabilmente sarà lo stesso sistema economico a indurlo e temo non sarà indolore.

Nell’immagine: perdita di controllo sugli sci nel disegno di Carlo Mollino tratto da “Introduzione al discesismo” (1951) primo testo organico per l’insegnamento dello sci in Italia.

 

Il Russ del Giumellino

28 Novembre 2016

Risalire il versante colonizzato dal mugo per raggiungere la base della parete significa neutralizzare l’obbligo della velocità! Dopo un’ora e mezza d’esercizio nell’aria balsamica ci trasformiamo in piccoli “baroni rampanti”, ormai padroni della tecnica del superamento del “barancio”, che va affrontato camminando leggeri sopra i suoi rami flessuosi, senza cedere alla tentazione di strisciare rasoterra, pena l’inevitabile aggrovigliamento con l’intrico di arbusti ascendenti e cespugliosi.

Il Russ è una solare parete di ottimo serpentino rosso che sovrasta le bucoliche radure del Giumellino, una riserva nascosta di gioco verticale che scatena una folla di piacevoli sensazioni.