Grandi salite estate 2018

6 Luglio 2018

Ripropongo, paro paro, lo schizzo della scorsa estate.

Unica differenza, di non poco conto, l’ascesa al Badile potrebbe riservare atmosfere di solitudine paragonabili a quelle vissute dal reverendo Coolidge durante la prima salita alla montagna. Ciò a causa della frana del Cengalo e del conseguente divieto d’accesso ai sentieri dalla Val Bondasca e chiusura del rifugio Sasc Furä….

Riempire il tempo al Torrione Porro

5 Luglio 2018

Ripieghiamo al Torrione sfruttando la schiarita dopo la pioggia, non è un modo di ammazzare il tempo, ma lo riempiamo percorrendo spazi diversi, dal fondovalle, alle pareti, sino ad incontrare il più longevo abitante della montagna: il larice millenario della Valmalenco.

 

 

Caval de brunz

4 Luglio 2018

Poco prima della vetta del Disgrazia si incontra un breve risalto roccioso di solido serpentino, meglio noto come “’l caval de brunz”.

Forse il nome deriva dall’istintivo richiamo di mettersi a cavalcioni dell’aereo spigolo, soprattutto per chi soffre di qualche problema di vertigine.

In realtà il passaggio è breve e ben appigliato e metterci le mani sopra significa essere ormai prossimi alla cima!

Suono del silenzio al Disgrazia 3678m

2 Luglio 2018

Ogni salita alpinistica presuppone un ritorno alla quotidianità con rinnovata energia. Tra le tante sensazioni che si ricordano a lungo, richiamiamo la partenza notturna, il gelo dell’alba, i ramponi che mordono la neve, le rocce riscaldate dal sole e l’aerea cresta, ma soprattutto il suono del silenzio.

Quali montagne?

18 Giugno 2018

Quante volte arrampichiamo senza distinguere se la montagna è nata dal fuoco, dal mare, oppure, come in questo caso, dalla trasformazione di una roccia preesistente? Qui le pareti di serpentinite si presentano multicolori, con forme sinuose, incredibilmente ruvide e costellate di minuti cristalli sporgenti di magnetite.

Nella foto: parete della diga in Valmalenco.

Giugno in Val Poschiavina

15 Giugno 2018

A giugno le Alpi mostrano il loro volto più bello, eppure sono pressoché deserte.

Dall’alto osserviamo cime innevate, torrenti gonfi d’acqua, pasture d’alta quota verdeggianti, così lontane e diverse dai parcheggi intasati d’auto d’agosto, file di escursionisti e prati che cominciano a seccare.

Sperimentare nuovi o dimenticati equilibri

9 Giugno 2018

Esplorare pascoli, rocce, boschi e torrenti è una risorsa, la più semplice, libera ed elementare del corpo.
Un rimedio sempre più assente nel nostro tempo.
Qui non è necessario fare un risultato, solo provare nuovi o dimenticati equilibri, diversi ritmi del passo, esercitare la volontà di sperimentare piacere o fatica, in una comunicazione continua tra il corpo e le sue risposte, in costante relazione con gli ambienti attraversati. #laulamiglioreèfuori

Ferraglia

4 Giugno 2018

L’elenco dei percorsi attrezzati e infrastrutture varie per accedere con facilità ai più disparati “luoghi selvaggi” si allarga sempre di più.
Per ogni valle alpina dotarsi di vie ferrate, ponti tibetani o “zip line” luccicanti, tutte indistintamente “mozzafiato” e “adrenaliniche”, pare essere un riferimento irrinunciabile.
E’ così. Impossibile pensare di opporsi a quest’ottimo gioco leggero, sicuramente un bel disimpegno, utile a combattere la noia che assale durante le calde giornate estive in montagna.
Il nostro immaginario si nutre di immagini, non della realtà delle cose.
Infatti, cavi d’acciaio, “pediglie”, catene, fittoni, scale metalliche, non ci appaiono per quello che sono: un artifizio, un pugno in un occhio, un’aggressione della roccia, un addomesticamento forzato; ma solo piccoli e trascurabili pezzi di ferro, addirittura ammantati di natura perché circondati da qualcosa di buono.
Così si finisce sempre dalla parte dei giusti.
Poco importa se continuiamo a sacrificare spazi inaccessibili, per promettere a tutti emozioni garantite e sicure.

Mani sulla roccia riscaldata dal sole alla Sentinella della Vergine

3 Giugno 2018

Non esiste guida d’arrampicata o alpinistica che possa descrivere il piacere di mettere le mani sulla roccia riscaldata dal sole.

C’è qualcosa di immediatamente reale in quello che proviamo mentre ci muoviamo in parete e ci adattiamo alle forme della roccia.

Scrutiamo verso l’alto cercando la via, tra cascatelle d’acqua, placche, diedri e piccoli strapiombi.

Osserviamo da un’insolita prospettiva la vedretta del Ventina ancora ricoperta dalla neve residua di primavera e le sue imponenti morene laterali, l’odore della neve in rapida fusione e del ghiacciaio sale dal basso, trasportato dall’aria come una scia di profumo.

Mappa del racconto

30 Maggio 2018

La cartografia moderna è una scienza quasi esatta, fatta apposta per eliminare ogni soggettività.
E’ basata sulla geometria della griglia, che codifica lo spazio, all’interno del quale ogni elemento è riconducibile ad un insieme di coordinate, così da consentire una precisa individuazione di ogni punto.
Prima del XVI secolo la cartografia era qualcosa che si avvicinava di più ad un racconto, che lasciava ampio spazio all’incertezza, allo stupore e alla memoria.
Distanze non in scala e riferimenti ambientali deformati e ingigantiti rappresentano i luoghi così come sono percepiti dall’individuo che li percorre.
Profili di rocce caratteristiche, alberi, case e torrenti, sono evidenziati come elementi e parametri vissuti entro una storia.
Impiegare una mappa del “racconto” al posto delle consuete carte topografiche, può aiutare a migliorare la nostra percezione del territorio.
Una cartografia speditiva, realizzata “su misura, anche se provvisoria ed imprecisa, incuriosisce ed aiuta ad attivare i sensi.