L’aula migliore è fuori #2

20 Febbraio 2018

Trasportare l’aula all’aperto, nella neve, accresce le nostre capacità sensoriali, che sono il nostro primo strumento di autodifesa. Un antidoto contro la circoscrizione dei sensi della vita moderna che fa percepire quasi esclusivamente attraverso gli occhi e sempre di più nello spazio limitato dello schermo di un monitor.

 

 

Sfumature al Sasso Nero

14 Febbraio 2018

Per cogliere le sfumature e per renderle evidenti occorrono parole adatte, altrimenti rimangono invisibili. A volte solo il dialetto sa esprimere la genuinità del sentito.

I brüch de néf de feverèè ( ripetute spolverate di neve fredda e leggera tipiche del mese di febbraio) hanno portato un’ottima coltre bianca, ben conservata dalle basse temperature di questi giorni nei versanti al purìif (freddi e ombrosi) come il nascosto canale Nord-est del Sasso Nero, un percorso singolare, che si snoda sotto a un cielo blu, incassato tra le rocce.

Mente e cuore

13 Febbraio 2018

Nessun attimo della nostra esperienza condotta negli ambienti naturali è privo di collegamento tra meccanismi di elaborazione delle informazioni e le nostre emozioni.

Oltre ad accedere all’attenzione e alla memoria, in montagna sperimentiamo di continuo delle vive sensazioni. Quanto ascoltiamo i segnali delle nostre emozioni? Perché l’attenzione è tendenzialmente orientata al richiamo di ragguagli e insegnamenti, mentre tendiamo a trascurare o a nascondere l’altrettanto importante sfera delle emozioni?

 

L’aula migliore è fuori #1

11 Febbraio 2018

La passione nasce dalla libertà di correre e bagnarsi le scarpe nei prati, viaggia con piccole scintille esplose su un’esca di paglia e di carta che alla fine si incendia e arriva dritta al cuore.

Quale guida?

8 Febbraio 2018

Chi si rivolge ad una guida spesso lo fa per essere accompagnato ed imparare le tecniche relative a tutte le attività che si possono fare in montagna.

Forse non tutti sanno che accanto alla possibilità di imparare a muoversi con disinvoltura sulle rupi, conoscere ed adottare le migliori metodologie, esperienze ed ingegnosità pratiche, vi può essere anche l’opportunità di scoprire un mondo al quale gran parte delle persone hanno voltato le spalle.

Così le montagne possono trasformarsi in un rifugio prezioso, un toccasana contro gli aspetti disorientanti di un mondo che corre, spesso senza limiti, sino a diventare persino utili a soddisfare il bisogno crescente di un “ritorno a casa”.

Fare luce su dettagli minori, quelli che a prima vista possono sembrare di poco conto, non può che rendere più profondo il significato dell’esperienza.

E’ un’occasione per comprendere i luoghi, la loro identità, arrivando a cogliere non solo pochi istanti come un bel panorama o la foto di vetta da “postare”, ma estendendo la comprensione di quel che accade e ci circonda nel tempo, andando oltre la ricerca d’avventura e del fitness svolti entro scenari gradevoli.

La riattivazione di un’intimità fisica con gli ambienti attraversati, mentre arrampico, scio o cammino, consente di risvegliare un piccolo istinto selvatico dimenticato, l’unico capace di far cogliere più informazioni, per comprendere in profondità un territorio, senza dimenticare la dimensione “curativa” e benefica della relazione con spazi mai completamente decifrabili come le montagne.

Gelo siderale in Val Giumellino

4 Febbraio 2018

Uscire di casa con gli sci in spalla e dopo poche ore ritrovarsi con un gelo siderale in una distesa bianca e riservata è qualcosa di speciale. Così il luogo dove si vive diventa un inesauribile terreno di scoperta che rende superfluo ogni ripiego verso destinazioni lontane e un incentivo inarrestabile per ripassare con nuovi occhi la natura a chilometro zero.

Tempo e ritmo per assaporare l’esperienza

30 Gennaio 2018

Sono i giorni della merla, ma i candelotti di ghiaccio che penzolano dalle rocce gocciolano già di prima mattina. Il pendio è articolato e vario, con salti di rocce, inclinazioni ed esposizioni diverse, la neve cambia di continuo.

Vecchie tracce di salita si arrestano al colletto. Noi proseguiamo tra lame di serpentino rese affioranti dal vento delle ultime settimane, sino allo spettacolare balcone sommitale dove osserviamo le tante montagne che sfumano all’orizzonte. Anche oggi non ci siamo lasciati sfuggire l’incognito, concedendoci tempo e il miglior ritmo per assaporare l’esperienza.

le parole sono importanti

29 Gennaio 2018

Le parole sono importanti.

Bastano pochi clic e attraverso vari dizionari on line mi appare sullo schermo una successione di definizioni e significati del termine “sicurezza” e “sicuro”.

“Condizione oggettiva esente da pericoli, o garantita contro eventuali pericoli”.

“Il fatto di essere sicuro, come condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli”.

“Condizione di chi, di ciò che è esente da pericoli o protetto contro possibili pericoli”.

“La sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione) può essere definita come la conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati”.

“Di luogo o di cosa che non presenta pericolo, dubbi, difficoltà”.

Tutti sappiamo che in montagna è impossibile rimuovere il pericolo.

Cadute, scivolate, scariche di pietre, valanghe, frane, tempeste e bufere, sono una condizione intrinseca del muoversi in natura. Non esiste alcuna possibilità di rimozione del pericolo, che permane, indipendentemente dall’esperienza e bravura di ogni frequentatore della montagna.

Allo stesso modo i dubbi e le difficoltà, seppure in misura variabile e personale, sono una presenza costante di ogni scalata o semplice escursione.

Come è noto la capacità di muoversi in sintonia con gli ambienti attraversati consente di percepire la tipologia e densità dei pericoli presenti e predisporsi ai rischi conseguenti, con  l’adozione di idonei comportamenti, ricorrendo alle migliori tecniche, all’allenamento, equipaggiamento e ai materiali più indicati.

Rischi che in tal modo andranno ad essere “gestiti”, con la consapevolezza che mai si potranno ridurre a zero.

Proporre  attività “sicure” in montagna è qualcosa di irrealizzabile così come promettere di frequentare la montagna in “sicurezza”.

Potremmo più correttamente limitarci a far vivere la montagna richiamandosi all’ intelligente cautela, al rispetto dei pericoli e pure al prepararsi alle cose che potrebbero andar male.

Per questo è da preferire in ogni caso l’utilizzo del termine “protezione”, ovvero l’attività di chi difende, aiuta o favorisce in varî modi qualcun altro e se stessi, che non ha il fine della sicurezza (irrealizzabile) ma dell’aiuto a governare i pericoli che restano tali e non possono essere eliminati.

 

 

 

 

 

 

 

Titoli di giornale

29 Gennaio 2018

Leggo titolo su quotidiano nazionale “Quattro morti in montagna in due giorni. L’esperto: mai senza equipaggiamento”.
Ancora una volta il messaggio principale della cronaca propone l’equazione: equipaggiamento=sicurezza.
Perché quasi mai si parla del comportamento, della predisposizione ad affrontare una situazione di pericolo inatteso o imprevisto? O della capacità di valutare il peggioramento di una situazione critica e delle decisioni conseguenti? Perché l’essere “presente” in uno specifico contesto non rientra nell’analisi principale dell’accadimento?

“Vado e vedo” alla cascata Centrale di San Giuseppe

26 Gennaio 2018

“Vado e vedo” è la formula preziosa suggerita dal mio compagno di cordata, utile a trascorrere con consapevolezza diversa una giornata d’inverno in montagna. Nessuna meta finale preordinata, ma un adattamento continuo che, alla fine, ci ha portato in cima alla colata incassata tra le anfiboliti scure, consentito di sperimentare una progressione su un ghiaccio bello e vario e favorito l’incontro ravvicinato con quattro camosci.