Solo quando mettiamo completamente a fuoco la nostra attenzione possiamo incontrare la roccia e gli ambienti che ci circondano.
Cercare un’intelligente sensibilità aiuta ad arrampicare su questo granito. O viceversa?
Solo quando mettiamo completamente a fuoco la nostra attenzione possiamo incontrare la roccia e gli ambienti che ci circondano.
Cercare un’intelligente sensibilità aiuta ad arrampicare su questo granito. O viceversa?
Oggi 2 maggio 2018 si aprono le votazioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo delle Guide Alpine Italiane.
Il mondo naturale e la sua integrità sono il fondamento del nostro lavoro.
Nei programmi dei 18 candidati leggo le seguenti parole:
legge: 29 volte
formazione: 21 volte
abusivismo: 18 volte
CAI: 17 volte
sviluppo: 15 volte
tecnica/tecniche: 11 volte
tutela/tutelare (categoria, professione etc): 11 volte
turismo: 8 volte
vigili del fuoco: 6 volte
federazioni: 5 volte
mercato: 3 volte
ambiente: 2 volte
naturali (calamità): 1 volta
natura: zero volte
Il ricordo di attività pianificate con cura svaniscono presto dalla memoria, al contrario di azioni spontanee, inaspettate, come attraversare il Mallero gonfio d’acqua del disgelo, camminando sopra grandi valanghe di primavera che hanno invaso lunghi tratti d’alveo.
Prendersi il tempo, osservare, cogliere la profondità delle relazioni, risvegliare il corpo come recettore di sensi, lasciarsi sorprendere dalla bellezza, lasciarsi intrattenere dallo stupore. Quante cose insolite e sconosciute possiamo esplorare entro una piccolissima superficie di foresta, anche a due passi da casa? Dove rocce ed esseri viventi ricreano un’incredibile storia naturale in miniatura?
“In primavera gli animali escono dal letargo. Gli animali selvatici in genere si uniscono a formare delle coppie, costituiscono i nidi e così facendo si preparano a procreare nuovi esseri viventi”.
Una scuola abbandonata racconta di più delle altre cose.
E’ l’unica casa intonacata dell’antica frazione di Dagua, tra fienili, dimore di pietra, volte, piccoli balconi e massi coppellati. Finestre aperte, silenzio, banchi e sedie vuoti, lavori dei bimbi sparsi a terra, una grande mappa dell’Europa al tempo della guerra fredda, riportano le storie degli ultimi alunni che hanno frequentato questa piccola scuola di montagna alla fine degli anni ’70, dove la maestra saliva a piedi in un’ora dal fondovalle.
Lo svago e il piacere di muoversi negli ambienti naturali è fatto dalla quantità di spazi aperti o dalla nostra relazione con questi? Cerchiamo contatto con le montagne perché ci procurano piacere, che deriva del cercare, non solo nel trovare.
Disponiamo di processi percettivi raffinati, di grandi possibilità di movimento, eppure fatichiamo a partecipare pienamente alla ricchezza che ci circonda. Anche l’arrampicata, l’alpinismo e pure la “formazione outdoor”, spesso si ritrovano collocati dentro schemi ripetuti, dove si rincorre la natura per utilizzarla come uno sfondo gradevole o adrenalinico, a seconda dei casi.
Togliere questi schemi può essere un toccasana, una piccola rivoluzione, dove l’incontro inatteso con una salamandra può diventare espressione di “natura selvaggia” quanto una parete inaccessibile e remota.
Così, con nuovi occhi, forse si potranno svelare mille obiettivi, sempre nuovi, indeterminati, nascosti e segreti.
| PROPOSTA DI SCI A MOTORE | TRADUZIONE |
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Se chiudi gli occhi sei ancora sotto il piumone. E quasi ti sembra di sentire ancora il profumo del caffè e il gusto della fetta di torta alle mele mangiata a colazione. “Dove mi porti? Eliski sulle cime di Madesimo” www.amolavaltellina.eu |
Non conosci la montagna e non lasci spazio alla minima curiosità per poter imparare qualcosa. La città ti insegue ovunque, anche tra le cime, che non sapresti mai distinguere, tutte ti sembrano identiche, come quelle dell’etichetta riportata su una nota bottiglia di acqua minerale. Sei talmente abituato al termostato fisso a 25° che il tuo corpo trasportato come un pacco postale è incapace di attivare i sensi più elementari e quindi di percepire la realtà della montagna invernale. Ti fai catapultare passivamente in cima a una vetta che riesci a cogliere a malapena, come se si trattasse di una scenografia di cartapesta.
Sali in giostra, spaesato, non hai nessuna possibilità di entrare in consonanza con ciò che ti circonda, hai bisogno della guida e del maestro per poter accennare movimenti elementari, sei un ebete, non sai dove andare, ti muovi solo lungo un binario prestabilito, come dentro a un videogame. Da solo non riusciresti nemmeno a pisciare. Attendi il tuo turno, di nuovo il fardello della città ti insegue, ti illudi di essere libero. Scodinzoli emettendo gridolini di piacere, non stai sciando, ma scivolando su un piano inclinato colorato di bianco che i giostrai ti hanno apparecchiato a dovere. Sei ebbro di finzione, e pure convinto che nel “pacchetto” hai acquistato anche la “piena sicurezza”, come farsi un massaggio shiatzu o un corso di pilates. Ora tocca a te, continua a replicare la schiavitù in cui vivi quotidianamente che ha la presunzione di essere libertà. Continua a ignorare la realtà e il significato del mondo dello sci fuori dai percorsi tracciati che ti obbliga a conoscere il vero volto della natura e ad ammirarne bellezza e grandezza, solo muovendosi in silenzio, dove l’unica energia impiegata è quella dei tuoi muscoli. |
A Natale e Pasqua siamo inondati di auguri, veri e farlocchi, amplificati a dismisura dalle mille Chat App in circolazione. Depurati dalle scorie, restano quelli sinceri ed autentici, come l’immancabile telefonata d’auguri di Carlo (classe 1935), che ricevo da anni alla vigilia delle feste. Un’occasione speciale per ricordare alcune belle salite affrontate assieme e programmarne di nuove, dove ogni scalata si trasforma in un rapporto vivo con il percorso, che richiede apertura di sensi e intreccia una relazione di ricordi indelebili con i molteplici avvenimenti ed avventure trascorse in parete.
Sono caduti ancora venti centimetri neve fresca e leggera, cha sa ancora di inverno. Fra pochi giorni quasi tutte le località sciistiche chiuderanno i battenti. La stagione è finita e passata la Pasqua lo sci da discesa si fermerà, è tempo di andare al mare. Poco importa se la neve è buona e abbondante, la temperatura gradevole e le giornate luminose.
E’ strano quest’utilizzo ricreativo della natura, che non si accorda con la sua variabilità. A novembre si rincorre il desiderio di primizia, prosciugando i bacini per sparare la neve sulle piste, mentre ora che abbonda non c’è più afflusso di sciatori e quindi si chiude…
L’aria sa ancora d’inverno, ma il granito invita all’arrampicata.
Non calpestate l’erba, non avvicinarsi agli animali, non oltrepassare la linea gialla, vietato tuffarsi, non dar da mangiare agli animali, divieto d’immergersi in acque non protette, vietato tirare sassi, vietato giocare a palla sulla spiaggia, vietato arrampicarsi sugli alberi, vietato sedersi a terra, vietato raccogliere fiori, vietato bere per strada, guardare e non toccare è una parola d’ordine….
Ormai siamo circondati ovunque da una rete capillare di proibizioni, divieti, interdizioni.
Bastano pochi momenti d’arrampicata tra i macigni per rianimare un rapporto diretto con l’ambiente, una conoscenza che nasce dal fare, non solo dal guardare.