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Abbassiamo il livello…..per allenare l’esperienza

lunedì, 7 Gennaio 2019

Alzare il livello di difficoltà in arrampicata e alpinismo è probabilmente l’obiettivo principale di tanti praticanti e numerosi somministratori di corsi di vario tipo in seno a club alpini, guide, e associazioni sportive…

Per fare questo si insegna correttamente ad assicurare, a progredire, a volare, distinguere fix, spit, resine, chilonewton, piastrine gigi e freni tuber, destreggiarsi in nodologia e identificare al buio cordini dinamici precuciti da quelli in kevlar e dynema…

Percepire il baricentro, distinguere fasi statiche e dinamiche, favorire prensioni favorevoli, rilassare il diaframma, focalizzare schemi motori, gestire la progressione incrociata, in ambio, fare il triangolo, la sfalzata, la spaccata, la sostituzione e il vertice fisso!!

Tutto perfetto! Anche se a volte può capitare che la mole di informazioni da elaborare e l’ansia da prestazione, trasformino un piacevole momento di svago, sport, conoscenza e incontro con la natura, in un’attività non dissimile dal lavoro stressante da cui si desidera fuggire per un poco.

Abbassare il livello significa puntare ad esperienze meno dipendenti dal grado di difficoltà, mirando non solo a percorsi ben accessibili al proprio livello, ma che consentano soprattutto di essere messi a fuoco completamente, così da essere affrontati con maggiore autonomia e indipendenza.

Spuntare una sterminata check-list di tecniche e procedure non è sufficiente a tenere a bada la paura e a ragionare su come poter vivere bene entro un contesto verticale, soprattutto quando spingiamo unicamente sul superamento della difficoltà.

Per questo abbassare il livello non è da intendersi come una regressione, ma un invito a sperimentare il gioco, la scoperta di sé e dell’ambiente, con una scelta di obiettivi solo in apparenza più facili, che ci danno l’opportunità di vivere meglio quel contesto, tollerare e comprendere i rischi insiti in ogni attività condotta negli ambienti naturali e, alla fine, scalare con migliore efficacia e con meno fatica.

Se condividiamo l’idea che l’importanza di un’uscita in montagna risiede nell’esperienza, nelle emozioni che essa attiva e non nel piccolo primato personale fatto di ripetizioni fugaci, di palmares d’ascensioni o nel “marchiare” con nuovi percorsi i residui brandelli di pareti vergini rimaste, ecco che potremmo aprire in ogni istante nuove grandi salite, semplicemente arrampicando come se stessimo affrontando per primi la parete, indifferenti alla patina lucida degli appigli già percorsi centinaia di volte…

Poche ed essenziali indicazioni geografiche d’orientamento generale ci porteranno vicino alla montagna, per lasciar spazio alla scelta personale di ricerca dell’itinerario, all’ interpretazione attiva della linea di salita, in funzione dello stato di forma o di grazia, ricorrendo solo ai nostri sensi, alle nostre percezioni.

Così facendo ogni distesa glaciale, canale di neve, sperone o parete di roccia, si potranno trasformare in un inesauribile terreno di scoperta, mettendoci a nudo di fronte alla montagna. Ampliando l’incertezza, privandoci di informazioni anticipate, resettiamo il nostro rapporto con la parete, riportando il sistema di elaborazione allo stato iniziale, cogliendo così ogni passaggio, ogni sfumatura, rinunciando al superfluo, cogliendo appieno ogni piccolo passo verso l’alto.

Accrescere la capacità di distinguere la “tecnica” dal “fattore umano”, può produrre un senso di “liberazione” che apre le porte a consapevolezze inattese e migliora la qualità dell’andar per monti.

Iniziare a “sottrarre” ed eliminare metodi affrettati e mete inadeguate, sovente scelte solo per rimpolpare l’autostima, ma privi sensibilità, di risonanza sensoriale e percettiva, può contribuire a migliorare la comprensione, attivando una consonanza con la Montagna ideale.

Cosa significa allenare l’esperienza?

L’esperienza non è trasmissibile.

Ognuno di noi si muove in un universo sensoriale che è legato a ciò che la sua storia personale ha prodotto a partire dall’educazione che ha ricevuto.

La relazione con l’ambiente è il mezzo più potente per migliorare le nostre capacità d’osservazione, di ascolto e di presa delle decisioni.

Il rischio in montagna è ineludibile e l’assunzione di responsabilità come mezzo di autoprotezione, è l’unico efficace antidoto.

Prepararsi ad essere impreparati è il miglior messaggio che possiamo veicolare, dove la natura va sentita, “provata”, per riacquistare il Senso, rifuggendo alla trappola dell’uomo tecnologico, che allontanandosi dalla Natura perde Sensibilità, cadendo nella trappola dell’ignoranza assistita, i cui effetti dannosi incrementano di uscita in uscita.

Michele Comi

Articolo pubblicato su Salire, periodico del Club Alpino Italiano regione Lombardia – n. 18 Dicembre 2018

Raffronti

giovedì, 3 Gennaio 2019

Confrontare epoche e mondi diversi non ha molto senso.

Eppure fa un certo effetto osservare le immagini dei politici vecchi e nuovi fotografati in montagna: dalle severe grisaglie e calze a rombi ai bermuda!

I nuovi governanti si sono fatti immortalare davanti a piste spelacchiate, cannoni sparaneve e ristoranti, esempi perfetti di “non-luoghi alpestri”, probabilmente non li hanno nemmeno visti.

I “brontosauri” si sono invece fatti fotografare in bei posti, non senza lo sfondo grandioso delle montagne.

L’arte di camminare per gande

venerdì, 2 Novembre 2018

Nuvole nere, aria satura d’umidità, muschi zuppi d’acqua.

L’ammasso di blocchi di gneiss di ogni forma e dimensione ricopre l’intero versante.

La ganda che sto calpestando è il prodotto di un’antica paleofrana.

Pioggia, foglie e i licheni colorati rendono la superficie dei massi incredibilmente scivolosa.

Camminare per gande è il miglior esercizio propedeutico per l’alpinismo.

Per questo uno dei pochi corsi che vorrei organizzare, oltre a quello di “selvaticità“, è quello “dell’arte del camminare per gande”.

Muoversi tra le pietre risveglia tutti i muscoli, richiede adattamenti immediati e continui, sensibilità, passo felpato e rapido, precisione, occhio…

Siamo diventati tutti bravi a scalare, ma assai meno abili nel raggiungere le pareti.

Destreggiarsi nel cammino tra macereti viscidi e instabili è il primo importante passo per iniziare a salire verso l’alto.

 

Indigestione di immagini

mercoledì, 31 Ottobre 2018

Come districarsi tra bike, hike, glamping e paraglide? Come sfuggire dall’esposizione di merci colorate? Tra istruttori di zumba e di pilates? Counselor, forest bathing, noleggio quad, motoslitte, rifugi gourmet, piscine e centri termali?

Sempre più spesso ricevo proposte di inserzione da portali che presentano vetrine di professionisti e servizi annessi.

Forse  l’indigestione di immagini che ci viene somministrata, tra piccozze, auto di lusso, vino, cibo, saune e biciclette….nasconde una preoccupante cecità percettiva?

Dove stanno i luoghi che ci devono ispirare? Dove si è perso il grande archivio di saperi della montagna?

 

Abituali e invisibili

domenica, 14 Ottobre 2018

Certe cose ci appaiono così abituali da diventare inavvertibili. Ci limitiamo ad assegnare loro un nome, perdendo la possibilità di conoscerle un po’ meglio.

Afferriamo gli appigli senza accorgerci dei minerali nascosti sotto ai polpastrelli, spazzoliamo la magnesite in eccesso buttando uno sguardo distratto ai coleotteri che si radunano sulla pietra in questi giorni d’autunno.

Un altro giro di giostra

sabato, 29 Settembre 2018

Giorni fa mi aggiravo in Val Tartano, all’interno della grande paleofrana della Pruna, tra massi cicopici, boschi d’abete bianco e tappeti di muschio che ricoprono tracce di antichi sentieri abbandonati.  Osservavo il nuovo ponte sospeso, spuntato come un fungo a poca distanza, a collegare i ripidi versanti della valle.

“Pagando un biglietto di 5 euro è possibile infatti spostarsi da un versante all’altro della montagna immersi in un paesaggio da cartolina.” Recitano i comunicati diramati dai tiggì.

Ancora non sapevo del ticket, né della successiva inaugurazione in pompa magna della nuova attrazione da “brividi”. La reazione istintiva ancora una volta è stata di disapprovazione, ecco un altro giro di giostra, un’ulteriore spettacolarizzazione decadente della montagna, pensavo tra me, considerando che in un’ora di cammino lungo il sentiero che guada il torrente sul fondovalle, avevo riguadagnato una quota prossima a quella raggiunta dal nuovo incanto di metallo per turisti armati di “selfie stick”.

Osservando la processione adorante e sospesa mostrata dalle foto mi sono dovuto ricredere.

Se tutta questa gente resta appollaiata sul ponte, confinata e felice, in fondo evita di andare in giro a zonzo per sentieri, senza aggredire altri luoghi rari e preziosi, come i meravigliosi tappeti di muschio della Pruna, che potremo così tenere tutti per noi.

Basta proteste, “incazzature”. Acceleriamo la “disneylandizzazione” dei luoghi definitivamente persi, concentrando le masse, preservando in tal modo oasi di libertà sconosciute alle folle, rendendole fruibili solo a visitatori attenti e consapevoli.

A patto però di non farsi contagiare…

Disegno a mano libera

domenica, 16 Settembre 2018

Disegnare a mano libera è semplice ed immediato. E’ uno strumento rapido per raccogliere i pensieri, per farne una sintesi, a noi stessi e agli altri.

Con il disegno si può ingannare l’attesa, raccogliere appunti di viaggio o di lavoro, oppure riassumere con un semplice schizzo mappe, idee, progetti e situazioni…

Non si tratta solo di salire verso l’alto

sabato, 15 Settembre 2018

Arrampicare in questi luoghi e su questa roccia nata nelle profondità dal mantello terrestre regala felicità. Non si tratta solo di salire verso l’alto, sfidando la gravità, ma di scoprire ambienti e situazioni che altrimenti non si potrebbero conoscere.

 

Sentieri che attraversano le persone

mercoledì, 12 Settembre 2018

Lungo il sentiero d’alta montagna appena “allargato” sarà ancora possibile camminare e riaccendere i pensieri?

Ogni nostro spostamento quotidiano si svolge su asfalto e cemento.

Così in pochi giorni i denti della ruspa hanno stravolto un’antica via.

Se i sentieri attraversano le persone come attraversano i luoghi, allora abbiamo perso un’altra grande bellezza e opportunità.

Val Poschiavina – Valmalenco settembre 2018

Saggezza nell’errore

giovedì, 6 Settembre 2018

Non uso sci di legno, scarponi di cuoio, corde di canapa e nemmeno l’ascia da ghiaccio, per fortuna sostituiti da splendidi oggetti che alleviano fatica e aumentano il mio grado di protezione.

Lo stesso vale per l’automobile.

Incoraggiare il recupero di alcune sensibilità che finiamo sempre di più per dimenticare o ignorare, non credo significhi demonizzare la tecnologia ma, al contrario, consente di coglierne appieno utilità e prestazioni.

Nessuno è infallibile e gli errori non possono essere sradicati, al massimo possiamo tentare di anticiparli attraverso la coscienza dei rischi e delle contingenze da metter in atto per affrontarli, possedendo ed attivando quindi una vigilanza spontanea.

Cercare di comprendere quel che accade in natura, scegliere un’opzione tra quelle disponibili e decidere in pochi istanti sono tutti elementi che non possiamo delegare in toto alla tecnologia, così come è impossibile non andare a schiantarsi se prendo una curva a 200 all’ora con l’auto intelligente.

Commettere errori è un fatto normale, anche tra i professionisti altamente istruiti, capaci ed addestrati. La formazione e l’esperienza non eliminano la disposizione a sbagliare, ma possono cambiare la natura degli errori commessi e aumentano la probabilità di riuscire ad attivare compensazioni di successo.