Archivi per la categoria ‘racconti-articoli-commenti’

Die Lawine

lunedì, 30 Marzo 2020

Cineteche, musei e sterminate biblioteche digitali sono sempre più accessibili, restando al riparo nelle nostre case. Un bel modo per continuare ad esplorare, conoscere e perdersi tra piccole e grandi cose e, soprattutto, un valido motivo per evitare di dare ascolto a untori webeti, sceriffi, numeri che si accavallano, voci che si sovrappongono, catalizzatori d’ansia, guappi di cartone, sciacalli, agitatori politici,  metafore belliche e rigurgiti vari.

Titolo: La Valanga

Titolo Originale: Die Lawine

Regista: Michael Kertesz

Paese: Austria

Durata: 82′

Anno: 1923

Sinossi

George promette alla madre morente di tornare dalla moglie Nora. A quel momento si guadagna da vivere come maestro di sci e diventa lui stesso un famoso sciatore. Ma la giovane amante Kitty non può dimenticarlo e, contro ogni aspettativa, si presenta nel villaggio alpino in cui George vive.

www.cinetecamilano.it

The Heart of a Continent

martedì, 24 Marzo 2020

Il primo occidentale che riuscì a vedere da vicino il K2 dal misterioso versante Nord fu l’ufficiale inglese Francis Younghusband nel 1887, nel corso della campagna esplorativa che lo portò ad attraversare l’allora sconosciuto spartiacque del Karakorum tra Cina ed India.

Tra i tesori custoditi nella biblioteca digitale mondiale dell’Unesco (ora accessibile a tutti) è consultabile il resoconto di viaggio di Captain Younghusband: The Heart of a Continent, A Narrative of Travels in Manchuria, Across the Gobi Desert, Through the Himalayas, the Pamirs, and Chitral, 1884-1894″

“Wiewed from this direction, it appared to rise in an perfect cone but an inconceivable heigth. [..] It was one of those sights whitch impress a man for ever, and produce a permanent effect upon the mind..”

Centodiciassette anni dopo, passando attraverso l’Aghil Pass e la sterminata piana alluvionale della Shaksgam Valley, provai la grande sensazione di trovarmi di fronte allo stessa montagna.

 

 

 

Racconto dal Boshorn 3.268m

lunedì, 2 Marzo 2020

Splendido regalo di compleanno.

Casella di posta in arrivo: “Ti invio un file che ho scritto questo lunedì.
Tutto bene? Io alla grande, sono molto contento dell’università; a presto!
L’ho scritto io ma è un pensiero di tutti.”

Ciao Michele, in questo momento di reclusione da Corona virus colgo l’occasione per scriverti una mail e raccontarti di una gita fatta giovedì scorso con Andre, Jack e un altro amico. Te la scrivo dopo aver letto il post su Stile Alpino del 17 febbraio (Laboratori d’esperienza per lo scialpinismo).

La meta era il Boshorn da Engiloch (Passo del Sempione). L’idea era di passare una bella giornata insieme, per staccare dall’università, godere della compagnia e della montagna nella sua totalità. Siamo partiti con un certo entusiasmo anche perchè eravamo “senza adulti”(*), la gita aveva un dislivello maggiore di tutte le altre “scialpinistiche” che avevamo fatto in precedenza e infine per arrivare in cima ci aspettava una cresta di roccia e neve da affrontare, lasciando gli sci alla base, con picozza e ramponi.

Non nascondo che un certo interesse per il dislivello, la velocità e la difficoltà rimane sempre. Però ciò su cui vorrei concentrarmi è un altro aspetto: le nostre parti del corpo maggiormente stimolate, non sono state tanto gambe e braccia, ma occhi, cuore e cervello.

In un primo senso perche siamo stati catalizzati dalla bellezza delle montagne che ci circondavano. In secondo luogo perchè siamo partiti con condizioni incerte. (Sapevamo infatti che fino a un paio di giorni prima la neve era dura e crostosa per causa del vento, difficilmente sciabile e poco godibile. Sapevamo inoltre che aveva nevicato nei due giorni precedenti la gita ma che il vento avrebbe traportato in giro la neve disponendola in modo non uniforme sui pendii della montagna. Dalle previsioni ci aspettavamo una giornata di sole e di lieve venticello.)

Partire nell’incertezza significa dover essere pronti a fronteggiare situazioni imperviste, che richiedono un costante esercizio di giudizio e valutazione.

A fondo valle abbiamo trovato neve morbida, ma già salendo i primi pendii, su una traccia fatta da una coppia di escursionisti davanti a noi, ci siamo accorti che nei punti esposti al vento la neve nuova era stata spazzata via ed era già “emersa” quella vecchia, invece in piccoli avvallamenti o canalini si era accumulata in buona dose la nuova neve. Proseguendo, la coppia davanti a noi ha preso un altra direzione, mentre noi abbiamo puntato alla nostra cima. Ci siamo trovati davanti a una montagna completamente selvaggia, senza nessuna traccia. Assistiti dal bel tempo abbiamo preso la direzione consigliata dalla relazione, cioè un ripido pendio esposto a nord. Salendo ci siamo resi conto del fatto che era molto difficile proseguire con quella pendenza ma soprattutto con la quantità di neve che si era accumulata (non si riusciva a fare l’infilata di punta!!). Dunque abbiamo attivato il nostro senso critico davanti alla situazione e abbiamo valutato che la cosa più ragionevole fosse togliere gli sci, legarli allo zaino e procedere a piedi. Siamo andati avanti io e Andre a turno perchè essendo i più leggeri riuscivamo a compattare dei gradini senza sprofondare nella neve fino all’anca rompendo tutti gli strati. Procedendo siamo arrivati a un pianoro dove calcolavamo di poter rimettere gli sci, ma il vento aveva spazzato via tutta la neve nuova e quindi i nostri calcoli. Ci siamo trovati su una neve marmorea (difficilmente sciabile) e in un vento  fortissimo che a momenti rendeva difficile la comunicazione. Quindi abbiamo deciso di lasciare gli sci in una buca al riparo dal vento (molto prima del previsto), di metterci i ramponi e procedere così fino alla base della cresta. La cresta era esposta al lato opposto al vento e quindi abbiamo avuto un momento di quiete, siamo saliti slegati, mentre, dopo una pausa di 5 minuti sulla cima, abbiamo valutato di scendere legati(abbiamo utilizzato la legatura senza imbrago che ci hai insegnato tu).

La vista era eccezionale: a 360 gradi su tutte le alpi. Una vista che ti fa sentire grande per la bellezza infinita che hai ricevuto gratuitamente, ma al contempo piccolo, perchè avverti la dismisura con la potenza della realtà.

 Finita la cresta, dopo ore nel vento forte abbiamo valutato che fosse necessario aumentare un po’ il passo per raggiungere gli sci e non perdere tempo. Convertiti gli sci in modalità discesa ci siamo tuffati velocemente nei pendii al riparo dal vento e ci siamo goduti una bella sciata fino a valle, coronata da una birra e dei salumi una volta arrivati alla macchina.

Questa stupenda giornata è stata l’ennesima occasione per scoprire che lo sci-alpinismo non è una gara o una prestazione, ma è avventura, esplorazione. Vita in un contesto naturale potente, imprevedibile davanti al quale possiamo solo cambiare noi stessi e i nostri piani, rispettosi, ma consapevoli del fatto di essere gli unici a poter intuire il significato di tale grandezza, con gli occhi, il cuore e la ragione.

(*) un’altra grande scoperta: eravamo 4 adulti!!

Quale Guida #2 ?

domenica, 23 Febbraio 2020

E’ bello poter raccontare e condividere le proprie avventure, anche se in tal modo contribuiamo ad inondare la montagna d’informazioni, dati, report, immagini e video…

Raccontare significa anche interferire, togliere o limitare la possibilità di sperimentare in modo indipendente ed autentico i propri passi entro spazi d’incertezza.

La Guida che procede in testa, istruisce, controlla e assiste, può limitare l’efficacia dell’esperienza autentica e personale del gruppo che conduce?

La Guida che facilita, sorveglia e conforta, sceglie con misura il miglior contesto, ma lascia spazio all’incontro con l’incerto, con la sorpresa, amplifica il processo di conoscenza?

Peggio di shampoo e detersivi

domenica, 26 Gennaio 2020

Con il proliferare di piattaforme di vendita d’esperienze in montagna la guida alpina non si sottrae ai sottili condizionamenti della réclame e va a finire sotto la voce “prodotti”, accerchiata da motori e aperetivi, peggio di shampoo e detersivi.

Come orientarsi tra: “aperitivo in motoslitta nei boschi”, “cena in baita a Folgaria: trasporto in motoslitta”, “cena in baita con trasporto in funivia a Courmayeur”, “Pistenbully Tour a San Martino di Castrozza” o “giornata di freeride sulle Dolomiti con Guida alpina”?

Quando l’esperienza entra nell’orbita del consumo, il bersagliamento pubblicitario ci ingloba.

Così l’esperienza intesa come apprendimento lento, riflessione che necessita di tempi e modi appropriati, pare stia scomparendo, sacrificata in cambio di una spettacolarizzazione permanente, data in pasto alle tecniche più sofisticate per abbagliare il compratore.

Dove sta la consistenza, la realtà? Dove fuffa e finzione?

 

 

Montagne di grazia

domenica, 19 Gennaio 2020

Vecchie foto immediatamente raccontano montagne di grazia, anche se risalgono a periodi di fame e fatica. I luoghi mostrano quasi sempre segni di cura, misura e ospitalità.

Nell’immagine: cascate allo sbocco della valle del Ferro (Val di Mello). Tutto di granito: la valle sospesa, a gradinata (notare il circo del ciglio), le Cime del Ferro che fanno da schienale al circo. Al di là la Val Bregaglia. Foto G. Nangeroni 1927

 

Castello di Caspoggio

domenica, 12 Gennaio 2020

Le pietre d’angolo sono squadrate e scalpellate a mano. Sono di gneiss, granito e porfirite, non tutte reperite in loco, segno che i resti di queste vecchie mura appartenevano a un complesso difensivo di una certa importanza, posto al centro del restringimento della valle, in un luogo strategico per il controllo dei transiti e per l’avvistamento degli eserciti razziatori..

Questione di scelte

giovedì, 2 Gennaio 2020

Sempre di più cresce il desiderio di frequentare la montagna con modalità non invasive, per raggiungere luoghi non compromessi, lontani da tracce di urbanizzazione, emissioni e rumori.

Luoghi dove si conserva il silenzio, ricercati perché interdetti ai motori, lontani da infrastrutture e per questo attrattive turistiche di interesse crescente.

Le motoslitte (occorre distinguere l’uso di certi mezzi per scopi di lavoro, di soccorso o civili, dall’uso per divertimento) sono attività decisamente antieconomiche per le comunità locali o quanto meno lo diverrebbero nel giro di brevissimo tempo, perché vanno ad erodere consensi, interesse e adesioni da tutte le forme di turismo virtuoso che con esse non possono coesistere.

Eppure gran parte degli operatori turistici locali pare abbiano scelto di sacrificare definitivamente il caratteristico percorso innevato di accesso a Chiareggio, più bel villaggio alpino della Valmalenco, destinandolo a nuove “escursioni” a motore, nonostante sia già ampiamente utilizzato dai cingolati per raggiungere i ristoranti in quota.

Il paesaggio è il luogo in cui viviamo, rispecchia quel che siamo.

Raffronti

 “Pronti all’avventura? L’escursione Valmalenco in motoslitta ha una durata di 2 ore circa su percorso innevato della splendida Valmalenco [..] Vi regaleremo momenti indimenticabili dove, oltre all’emozione di muoversi a bordo delle nostre motoslitte, attraverso luoghi unici e ricchi di panorami mozzafiato, in piena sicurezza. Da segnalare le escursioni con la luna piena….”

“Passeggiate invernali a Engadin St. Moritz. Con una passeggiata si apprezza la vastità dell’altopiano e, soprattutto al tramonto, la speciale luce dell’Engadina. I sentieri invernali che si snodano da Maloja fin oltre Silvaplana e St. Moritz sono ideali per le famiglie e, a seconda della neve, sono percorribili anche con i passeggini. Per una romantica gita invernale si consigliano gli itinerari…[..] Passeggiata invernale in Val Roseg. Chiusa al traffico e incantevole: questa valle è il perfetto scenario per una passeggiata invernale da favola”.

Fascinazione tecnologica Vs Percezione e capacità di decidere

sabato, 21 Dicembre 2019

E’ noto che un numero sorprendente di persone travolte dalle valanghe sono esperte o si accompagnano con esperti al momento dell’incidente.

Siamo a conoscenza di una vasta serie di errori umani che ci mettono nei guai, ma questo non pare essere accompagnato da un aumento comparabile delle conoscenze su come evitare questi errori.

Nonostante la maggior parte degli incidenti sia ricollegabile ad un problema “umano”, riconducibile a decisioni e comportamenti errati, la pressoché totalità delle azioni di studio e prevenzione si interessa alle scienze della neve, ai dispositivi e alle tecniche di autosoccorso.

L’esperienza nella valutazione della stabilità del manto nevoso o la rapidità e preparazione nelle procedure di salvataggio può essere estesa in pari competenza nella capacità di prendere decisioni?

Perché l’apprendimento di “come prendere decisioni” è pressoché ignorato?

Sulla base di queste domande ho “postato” su facebook due approfondimenti relativi ai processi decisionali difficili negli ambienti naturali, agli inganni del cervello e le trappole in cui ci possiamo facilmente infilare.

Ho successivamente pubblicato un testo bislacco, un micuglio confuso di proposte tecniche di autosoccorso in voga, completato con minuzie e tecnicismi stravaganti.

Tutti i testi erano corredati da immagini sulla neve similari.

Difficile dire quale dei contributi abbia destato maggiore interesse, ma il banale conteggio dei “like” ha sentenziato l’attrazione immediata verso il post dedicato agli strumenti, alle soluzioni tecniche e tecnologiche, nonostante le indicazioni stravaganti, come l’indagine delle interferenze degli apparecchi ARTVA con “pacemaker”, l’esplosione di zaini airbag, la “valutazione della CO2 deviata” durante prove di respiro con boccaglio o l’analisi delle ergonomie nelle “maniglie di sgancio”…

Siamo sicuri che i progressi in termini di attrezzature, popolarità, fitness e allenamento, uniti gli effetti dei nuovi media, oltre a portare un apprendimento più veloce per competenza, portano a un analogo miglioramento nella percezione e capacità di decisione?

C’era una volta il cristiania

martedì, 26 Novembre 2019

cristiania [cri-stià-nia] s.m. inv. sport. Modalità di curvare o fermarsi mantenendo gli sci paralleli.

cristiània s. m. [da Cristiania, grafia italianizzata di Christiania o Kristiania, nome fino al 1925 della città di Oslo, capitale della Norvegia], invar. – Tecnica di voltata e di arresto con gli sci, introdotta dagli sciatori norvegesi e adottata poi in tutto il mondo, che si esegue a sci paralleli spostando con dosato avvitamento il peso del corpo verso la punta dello sci che al termine della curva si troverà a valle.

cristiania [cri-stià-nia] s.m. inv. Nello sci, particolare tecnica di voltata o di arresto a sci paralleli, introdotta dagli sciatori norvegesi.

Apprendo, in questi giorni di aggiornamento dei maestri di sci (lo sono dal lontano 1989), che la sempre eccelsa scuola italiana ha deciso di eliminare il termine “cristiania” dal nuovo testo tecnico per l’insegnamento dello sci.

Una piccolezza diranno in molti, tutto cambia, evolve e il nuovo “livello 4, abilità2 – collegare cambi di direzione con appoggio del bastone” è esattamente la stessa cosa…

Sarà, ma quel nome evoca qualcosa in più di una semplice curva sugli sci, segna il passaggio dai primi rudimenti, dalle prime goffe discese a spazzaneve, alle meritate curve che si imprimono indelebili nella memoria, oltre che nella neve.

Peccato aver rinunicato a quel nome familiare, facile da ricordare, persino musicale..

Meglio “oggi ho eseguito il mio primo cristiania”? Oppure il “mio primo L4 abilità 2”?

Nella foto dei primi del ‘900: sciatori nei dintorni di Kristiania.