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Nuova geografia del disgelo

lunedì, 31 Agosto 2020

Nevicate abbondanti di primavera e fresche temperature d’inizio d’estate hanno per un po’ mascherato l’inarrestabile disgregazione degli apparati glaciali.

A fine agosto una nuova geografia del disgelo è ormai sorprendente realtà.

Possiamo decretare la scomparsa della Nord del Disgrazia, intesa come salita su ghiaccio.

E’ una montagna che cambia pelle, sempre più povera di ghiaccio e instabile, da interpretare e salire in modo diverso dal passato.

Foto di Laura Cirillo che ringrazio per la gentile concessione.

Libro del rifugio e social network

venerdì, 31 Luglio 2020

Il libro del rifugio di un tempo era una sorta di social network ante litteram, in grado di costruire piccole reti che muovevano spiriti e persone, capaci di creare un comune sentire, al quale molti alpinisti non si sono sottratti…

Non erano infrequenti banalità e retorica di regime, ma alcuni passaggi sono davvero interessanti, non solo tra le relazioni alpinistiche e resoconti di salita, ma anche attraverso testimonianze di vita reale, come queste pregevoli note grafiche rintracciate sul libro del rifugio Porro all’Alpe Ventina datate 14 aprile 1940 di un giovane, sciatore ed alpinista. Quale sarà stato il suo destino, tre mesi dopo, con l’entrata in guerra dell’Italia?

Gatta pelosa

martedì, 16 Giugno 2020

Chissà quanti millenni di erosione sono serviti per far si che la vena bianca (aplite), più refrattaria alla disgregazione, iniziasse a sporgere dal liscio muro di granito..

La processionaria, nota anche come “gatta pelosa”, ricoperta di peli urticanti che terminano con minuscoli ganci, non sembra preoccuparsi troppo dell’assenza di appigli e procede disinvolta tra licheni e minuscoli ciuffi di muschi dai colori ravvivati dalla pioggia.

Pensieri che scorrono in una giornata di ordinario aggiornamento tecnico delle guide alpine, dove freni, funi e chilonewton ritrovano la loro piccola collocazione tra strumenti e mezzi a volte utili per districarsi in montagna.

Catalogo viaggi estate 2020

mercoledì, 3 Giugno 2020

Questione di scelte 2

martedì, 26 Maggio 2020

“ISTANZA DI AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ ESTRATTIVA MINERARIA DI CAVA DI GNEISS IN LOCALITÀ CAGNOLETTI NEL COMUNE DI TORRE DI SANTA MARIA, ALL’INTERNO DELL’AMBITO TERRITORIALE ESTRATTIVO”

Abbiamo un potere distruttivo che va al di là della nostra comprensione. I luoghi in cui viviamo non hanno valore intrinseco, ma solo un valore commerciale.

Riaprire una vecchia cava abbandonata da decenni, in un angolo verde appartato, tra vecchi sentieri e segni del passato, mentre ciarliamo di “vacanze nel verde”, “assaporiAMO la Valtellina”  e “luoghi incantevoli” significa rinnegare la terra, cancellare ogni paesaggio ed espressione di comunità.

Tanto la natura alla fine ci sopravviverà, come quest’albero che si rimangia il cartello “scoppio mine”; solo noi, bipedi facile preda dei virus, ci saremo privati di un altro spazio prezioso. Ne vale la pena?

Scopriamo quel che ci sta sotto

martedì, 19 Maggio 2020

Tornare in ascolto delle cose significa intendere le nostre esplorazioni come una grande opportunità per indagare, vedere e interpretare forme, incontri e sorprese.

La casualità è parte integrante dell’esperienza.

Per questo ogni viaggio in natura deve essere ben preparato nei punti essenziali, senza però l’assillo della continua necessità di seguire una rotta prestabilita o di rincorrere l’orologio.

Ricordiamoci che perdersi un poco regala sempre qualcosa di inaspettato.

In questa prospettiva diventa più facile fare attenzione e sperimentare nuove opportunità di conoscenza.

A volte la semplice osservazione della “superficie” delle cose, come ad esempio l’accostamento delle forme, aiuta a cercare quel che ci sta sotto.

Il profilo della roccia a strapiombo che sorregge il maggengo abbandonato dei Crün, corre parallelo alla cresta Sud ovest della Sassa d’Entova 3329m
Cervi “giardinieri” del monte Foppa regolano ad arte la chioma degli abeti, sino a renderla parallela al profilo della montagna.

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GUIDE ALPINE SOTTO(SOPRA) – IL NON MANIFESTO

domenica, 10 Maggio 2020

PER DOVERE DI INFORMAZIONE VERSO I COMPAGNI DI CORDATA VECCHI E NUOVI

Disorientati da cliché stantii e resistenti, superomismo, feticismo tecnico e progressivo distacco dalla natura, facili prede dei supermarket digitali, trasformati in mero prodotto d’esperienza “adrenalinica”, accerchiati dall’insana necessità di ostentare ad ogni costo, frastornati dall’ossessione per la sicurezza, sempre più affidata a strumenti, regole e procedure… e per questo inattuabile nei contesti indefiniti e variabili come gli ambienti selvaggi…

LE GUIDE SOTTO (SOPRA)

RIBADISCONO che l’alta montagna è uno degli ultimi luoghi di libertà rimasti nel quale si pregiano di facilitare l’esperienza di esplorare, conoscere, crescere e rigenerarsi attraverso il contatto diretto e sensibile con l’ambiente naturale, con un reale apprezzamento dei luoghi attraversati, dove le energie si sprigionano liberamente, favorendo la percezione e la consapevolezza di quel che accade.

FAVORISCONO la frequentazione consapevole della montagna come un toccasana contro gli aspetti disorientanti di un mondo che corre, spesso senza limiti.

PROPUGNANO la comprensione estesa di quel che accade, per comprendere i luoghi, la loro identità, arrivando a cogliere non solo pochi istanti come un bel panorama o la foto di vetta da “postare”, ma estendendo la comprensione di quel che accade e ci circonda nel tempo, andando oltre la ricerca d’avventura e del fitness svolti entro scenari gradevoli.

SOSTENGONO l’auto-responsabilità e l’auto-protezione come miglior strumento per muoversi entro i luoghi selvaggi.

PROMUOVONO l’utilizzo di mezzi i più semplici possibili, per render l’esperienza ancor più ricca e avventurosa anche su terreni non difficili.

AMMETTONO il valore del senso del limite e della rinuncia prediligendo la QUALITA’ dell’esperienza DOVE l’avventura si svolge nell’avvenire, nella sua incertezza, grande e piccola, non è gioco e non è serietà, sta nell’istante imprevedibile che viene, si trova su grandi pareti ma anche in un semplice bosco o sentiero dimenticato.

RIFUGGONO vacue linee guida e procedure che tentano di inquadrare ciò che non può esserlo (la Natura), la riproduzione in serie e il banale consumo d’esperienze.

TENGONO A MARCARE la propria modalità di vivere la professione per ritrovare se stessi, per respirare liberamente (no paesaggi mozzafiato!!!), per evitare condizionamenti e sensazioni superficiali.


COME RICONOSCERE LE GUIDE SOTTO(SOPRA)? dal distintivo appuntato alla rovescia…

Quanto vale una radice?

lunedì, 4 Maggio 2020

Quanto vale una radice nell’epoca post-covid? Un gradino di pietra, un muro storto? Un piccolo solco inciso nella cotica erbosa, contornato dai rododendri?

Cosa rappresenta una vecchia pista? Un’antica via?  Cosa giustifica la cancellazione dei segni di passaggio impressi nei sentieri noti e meno noti disseminati sulle nostre montagne?

Per secoli abbiamo camminato a piedi per queste vie accidentate, aperte a tutti. Generazioni di donne e uomini hanno vissuto e lavorato lungo questi sentieri.

Oggi stanno sparendo, non tanto per l’assenza di una misurata manutenzione ordinaria collettiva, ma per l’insana follia di “valorizzazione” che li vede sacrificati in nome di una nuova accessibilità.

Un tempo la funzione principale del sentiero era quella di unire, paesi, maggenghi e alpeggi, mentre ora si trasformano in infrastrutture utili allo sport, allo svago, alla scenografia funzionale che sempre di più contamina la montagna.

Perchè in ossequio alla moda della “ciclabilità” arriviamo ad eliminare radici e gradini troppo alti, raccordare dislivelli creati dalla presenza di rocce affioranti o creare nuovi passaggi in corrispondenza dei guadi o di alcune zone paludose?

Perché le flebili forme di “valutazione di incidenza” producono pagine e pagine di relazioni vuote, che considerano la tutela solo in funzione di motivazioni economiche, di aree protette, del computo analitico di emissioni, senza considerare che, almeno in alcuni luoghi particolari, la semplice alterazione permanente di un sentiero di grazia costituisce valido motivo per lasciarlo così come da sempre lo conosciamo?

Presto la “ruspa della modernità” lascerà il segno anche lungo la tratta Piasci Bosio in Valmalenco.

Solo 1, 20 metri per carità! Il minimo per il transito del miniescavatore da 15 quintali, munito di martello demolitore per frantumare brevi tratti di roccia che ostacolano la pedalata nei tratti a mezza costa.

Così ci giochiamo un’altra possibilità, quella di poter vedere, sentire e studiare un giorno quel che era un’antica via.

M’illudevo che la pandemia potesse congelare ogni intervento discutibile, solo in apparenza minore, ma in grado di cambiare completamente la fisionomia dei luoghi.

Soprattutto in questo momento, quando pure le ortiche sembrano aver riacquistato dignità e l’idea di camminare semplicemente per un vecchio sentiero, così come da sempre lo conosciamo, diventa un monumento alla libertà.

Mi sono sbagliato. Si torna da capo.

Almeno quassù

sabato, 2 Maggio 2020

Almeno quassù, in alto, perchè non affidarsi alla responsabilità individuale e delle proprie azioni? Senza delegare a protocolli interministeriali, certificazioni e linee guida, che, per quanto azzeccate, non potranno risolvere la complessità in cui ci muoviamo?

Alpinismo & covid

giovedì, 30 Aprile 2020

Alpinismo & covid = percezione dei pericoli e predisposizione ai rischi. Stop.
Lasciamo agli ambienti codificati e circoscritti, agli uffici, alle fabbriche, ai trasporti: regole, procedure, protocolli e linee guida.

immagine: Inaba Mountain Moon – Toyotomi Yoshitoshi (1839 – 1892)