Archivi per la categoria ‘arrampicata’

Val di Mello: arrampicata bagnata d’autunno

sabato, 2 Novembre 2013

Così come perdere consapevolmente la via è  fonte di arricchimento e sorpresa, anche arrampicare con condizioni meteo sfavorevoli è un’esperienza preziosa. Nonostante le abbondanti piogge di questi giorni, con Luca e Giovanni abbiamo comunque affrontato le umide e a tratti completamente bagnate placche della Val di Mello, in totale solitudine e con un profumo di bosco e d’autunno esaltato dai ripetuti povaschi. Si tratta di un’arrampicata particolare, un esercizio da affrontare con grande concentrazione, al limite della percorribilità, ma che esalta intuizione, capacità d’adattamento, sensibilità ed attenzione continua. Mic

 

Climbing in the rain

lunedì, 14 Ottobre 2013

Sotto l’acquazzone di questi giorni diventa difficile trovare pareti per arrampicare. I più motivati si rintanano nelle sale indoor, altri più semplicemente cambiano attività… Per chi vuol mantenere le mani sulla roccia esistono alcuni luoghi perennemente al riparo dalla pioggia. E’ il caso della falesia del Valdone, dove una manciata di tiri rimangono perennemente asciutti. Si tratta di una delle palestre d’arrampicata più vicine a Sondrio, all’imbocco della Valmalenco. Mic

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Un caminicolo sulla Via Leni allo Spazzacaldera.

domenica, 29 Settembre 2013

Dopo i fasti estivi trascorsi in barca a vela tra i marosi del Mediterraneo, alternati a prestigiose scalate: il Diedro Fehrman al Campanil Basso del Brenta (il quarto grado più difficile delle Alpi) e L’Aguglia (Il Cervino della Sardegna), il Dott Clara, “Sandrino per le donne”, è tornato più agguerrito che mai, domenica 22 settembre. Obiettivo della giornata era: evitare la folla e sfruttare la coda dell’estate settembrina splendidamente calda e ancora godibile in quota. La scelta è andata sulla via Leni allo Spazzacaldera, un vero gioiellino da non lasciarsi scappare, con granito della migliore qualità e passaggi in placca e diedro di difficoltà mai banali; “Dulcis in fundo” un aggettante camino. Tra tutti i tipi di arrampicata quella “del camino” è la più maschia: una sorta di lotta che si fa contro la roccia utilizzando tutte le parti del corpo possibili ed immaginabili. “Chiappa e spalla”, manate premute dalle leve dei gomiti, uso ruvido delle ginocchia (bandito scioccamente da tutti i manuali d’arrampicata), delle orecchie e, se capita, anche delle più intime parti virili, sono i segreti della progressione, psicologicamente supportati  da stentorei grugniti, alternati ad urla di sfida. Sandrino ha applicato alla lettera e con decisione ogni suggerimento. Perfino il mantra “CAMINICOLO, SONO UN CAMINICOLO!!!! “urlato con poderose vibrazioni che raggiungevano verso sud il lontano spartiacque alpino delle cime di Zocca e di Castello, ha contribuito efficacemente al superamento delle difficoltà. Masescu

 

Patabang

lunedì, 23 Settembre 2013

Per sfuggire all’assalto domenicale delle meravigliose classiche della Valle (Kundalini e Luna Nascente) la miglior soluzione è dedicarsi all’archeologia mellica. Certo occorre attivare un buon feeling con la placca ed affrontare il mare di roccia orientandosi con la giusta consapevolezza. Le due lunghezze oversize (80 metri cadauna) di Patabang, tecnicamente semplici ma totalmente sprotette,  rappresentano un condensato esemplare di arrampicata e natura in questa valle di granito! Mic


Riscoperta dell’arrampicata intelligente.

lunedì, 5 Agosto 2013

Risveglio tonificante stamane!  In compagnia del vecio Popi Miotti dirigiamo per la consueta incursione estiva verso quel caotico mare minerale rappresentato dalle pareti dello Scerscen: una moltitudine di strutture che si alzano a partire dai 2400m (dal masso alla via lunga) affacciate su uno dei più bei balconi panoramici della Valmalenco. Meta della giornata il “Muro rosso” una vecchia salita di Popi, da annoverarsi tra le migliori performance del suo prolifico laboratorio d’avanguardia verticale di un tempo. Dopo pochi metri di salita, le forme sinuose e aggettanti di questo muro di serpentino confermano l’impegno e la complessità della salita (con poche  ripetizioni?), che richiede sapienza nel posizionamento delle protezioni veloci e un buon occhio per “navigare” lungo l’articolata parete piuttosto avara di buoni punti di riposo. Decisamente curiosa la seconda lunghezza, con un dislivello tra sosta e sosta di pochi metri, ma con uno sviluppo di una trentina a causa dell’andamento tortuoso obbligato, tra spigoli prominenti, piccoli strapiombi e grandi appigli spioventi. Qui inizia il festival del clean climbing, con la necessità di piazzare delle protezioni affidabili tempestando le rade fessure irregolari presenti con friend e stopper di ogni misura, da rinviare con attenzione, alternando le corde e allungando a dismisura i rinvii giocando così d’anticipo per ridurre gli inevitabili attriti. La ferraglia a tracolla penzolante e la coppia di corde che corre via tortuosa sotto le chiappe mi fanno tornare in mente le foto in bianco e nero dei mostri sacri Pete Livesey o Yvon Chouinard inventori e pionieri del clean climbing. Tanto è faticoso restare aggrappati mentre cerco di piazzare un piccolo stopper quanto è esaltante. Ogni metro conquistato non è solo puro sforzo ma un concentrato di arrampicata intelligente, fisica e mentale. La lunghezza successiva parte da una sosta appesi ad un sandwich di vecchi chiodi (rinforzati da un paio di friend) a forzare lo strapiombo fessurato e il successivo muro rosso (crux) leggermente strapiombante.
Ravanando prendo quota sopra lo strapiombo, pronto a gettare la spugna, mezzo convinto che la via non possa passare di lì, poi compare sotto il lichene, come un faro, il vecchio “cornier” del Popi di un quarto di secolo fa che mi indica la via e l’uscita verso l’alto.. Mic

ph Popi Miotti

Clean climbing Val Poschiavina

domenica, 4 Agosto 2013

“Ora che nulla resta più da conquistare, rimane la ricerca ambientale all’aria aperta, il piacere sereno di assaporare l’arrampicata delle brevi strutture rocciose, artisticamente fine a se stessa, lo spazio alla fantasia e la libertà di espressione”.

Dalla presentazione di Ermanno Sagliani alla guida Arrampicate Libere in alta Valmalenco – Gianfranco Comi, Celso Nana – CAI Valmalenco 1984. Mic

Val Poschiavina: Toro Seduto

lunedì, 29 Luglio 2013

Toro Seduto è il nome dell’ampio roccione alto un centinaio di metri che si alza sopra il placido torrente che scorre lungo la piana dell’Alpe Val Poschiavina. Un solido contrafforte di serpentino fatto di placche, diedri e fessure. L’esposizione a nord e a ovest rende il luogo particolarmente fresco anche nelle giornate più torride, luogo ideale per chi vuol fuggire dalle arroventate pareti di fondovalle. Mic

Valdimello: Kundalini e Luna Nascente

mercoledì, 17 Luglio 2013

Partenza con Decollo Verticale alla “Sea Harrier” per il giovane Francesco (17 anni) alla sua prima visita alla Val di Mello. Accompagnato da papà Gian, un sessantino con alle spalle un’ottima preparazione dolomitica e un avambraccio aggressivo allenato nella meravigliosa sala d’arrampicata di Verona, una delle più grandi d’Europa, Francesco ha prima salito in bellezza Kundalini e il giorno dopo, come nulla fosse Luna Nascente. Veloce nell’arrampicata ed intuitivo nelle manovre di corda, era alla sua prima esperienza su una via di più tiri: è stato un piacere arrampicare con lui tant’è che, se non fosse stato per la presenza di altre lentissime cordate, avremmo sbrigato l’arrampicata di questa meravigliosa via in poco più di due ore. A proposito: è stato bello darsi appuntamento al Bidet della Contessa, un posto dove non funzionano i cellulari, per cui ,come ai bei vecchi tempi, sedersi sul bordo della pozza ad aspettare per pochi minuti gli amici è stata l’occasione per gustare a fondo la bellezza del luogo immerso nella sua trionfale veste estiva. Masesku

Valmalenco cool rock

mercoledì, 10 Luglio 2013

Per sfuggire dalla calura di fondovalle e della pianura, le pareti grandi e piccole della Valmalenco sono uno splendido rifugio che ben si presta all’abbinata vacanza alpina + arrampicata. Con l’arrivo dell’estate le Guide Alpine della Valmalenco hanno completato una prima fase di restyling e creazione di nuovi itinerari sportivi presso la falesia dello Zoia, una delle più belle della Valtellina. Accanto alle numerose linee di grado 7 e 8 si sono aggiunti una trentina di vie nuove (in prevalenza tra 5c e 6c). Per l’occasione è stato realizzato un breve video che riassume le proposte verticali e turistiche estive della Valle:

Buone scalate! Michele Comi

LA ROCCIA

Serpentinite (o più comunemente serpentino) è il nome di una roccia metamorfica, risultato di una profonda e lunga trasformazione di rocce preesistenti (peridotiti). Potremmo definirla “bastarda” perché ha forme sinuose e non è facile da leggersi e per via del suo aspetto camaleontico. Osservata in frattura ha un colore verde cangiante, sovente accostato a nere macchie di magnetite o sottili filamenti di amianto, mentre in superficie colpisce per la sua mutevolezza: dal grigioverde, al grigioperla brillante, per passare al rosso in tutte le sue sfumature, toccando persino il giallo e il nero. La Valmalenco è il regno del serpentino come la Val Masino è quello del granito e in tutte le Alpi vi sono ben poche altre località dove è possibile arrampicare su questa roccia magnifica. La valle è tutta un mare di affioramenti, un caotico mare di strutture rossastre che emergono dal bosco, che sfilano sui pascoli oltre i duemila metri, che formano canyon, guglie, pilastri e che culminano in alto con i 3678 metri del Monte Disgrazia. Il serpentino è una grande roccia per arrampicare: appigli invisibili e ruvidi compaiono miracolosamente se solo sì è avuto il coraggio di avanzare sulla parete apparentemente liscia. Il sole del tramonto colora l’arrampicata con calde e fantastiche tonalità, tanto da rendere le pareti somiglianti alle note ed esotiche pareti australiane dei Mount Arapiles. Enormi pance rossastre striate di nero, lisce e luccicanti per l’azione modellante dei ghiacci, percorse da fessure e lame; placche rugosissime, a gocce d’acqua che, colore a parte, sembrano calcare; intrichi di rugosità e fessurine, sequenze incredibili di appigli e reglette, un terreno di gioco dove la tecnica e l’intelligenza arrampicatoria hanno il sopravvento sull’uso della forza. Le fessure sono un vero paradiso per nut e stopper e chi ama il gioco di salire creando, non troverà terreno migliore e più impegnativo per le sue meningi.

STORIA

Le pareti dell’alta Valmalenco di Campo Moro e della Val Poschiavina sono una vasta ed interessante area in quota per la pratica dell’arrampicata a tutti i livelli ed in tutte le sue forme. La quota media che si aggira attorno ai 2000 metri di altitudine e una straordinaria cornice ambientale d’alta montagna con i laghi artificiali di Campo Moro e Gera sono da anni un luogo privilegiato per gli arrampicatori in fuga dalla calura estiva dei fondovalle. I primi a cimentarsi su questi rossi muri di serpentino, furono, a partire dal 1970, le guide locali Angelo Parolini e Celso Nana, che con Roberto Dioli aprirono alcune vie destinate a diventare delle classiche, come il Diedro Flic e Floc al Toro Seduto in Val Poschiavina. Nei primi anni ‘80 giunsero i “Sassisti” che anche qui portarono la loro filosofia del gioco-arrampicata, con Giuseppe Miotti, Guido Merizzi e Lodovico Mottarella. Alcune delle loro salite rimangono un bell’esempio di estetica e di difficoltà. L’opera esplorativa proseguì negli anni seguenti fino agli anni ‘90 dove Walter Strada e C. scoprirono e salirono altre linee avventurose sulle strutture più remote, assieme a Michele Comi attivo sulle strutture prossime al Rifugio Bignami e all’Alpe Gembrè. Lo sviluppo dell’arrampicata sportiva portò in questo periodo, il primo 8a della zona superato da Daniele Pigoni, (Are you ready) sulla Parete della Diga. Parallelamente si sviluppa la chiodatura sistematica con ancoraggi fissi delle pareti più interessanti e facilmente raggiungibili come le falesie del Deposito Inerti e del rifugio Zoia, poi rivelatasi una delle più belle dell’intera Valtellina. I protagonisti di questa nuova fase furono le guide Massimo “Vigneron” Bruseghini e Augusto Rossi. Massimo liberò tutte le vie di alta difficoltà sulla parete dello Zoia e Augusto Rossi intraprese una grande e silente opera di chiodatura che continua ancor oggi. Dopo il 2001, Luca Maspes “Rampikino” e C. contemporaneamente alla guida Augusto Rossi, hanno completato l’attrezzatura di numerose vie alte fino a 350 metri, con chiodatura sistematica e rapide discese in doppia. Negli ultimi anni Gerry Miotti, Gino Notari, Matteo Maternini e Fabio Sertore hanno ampliato il terreno di gioco sportivo sulle pareti dello Zoia le cui pareti sono state oggetto di visite illustri, tra cui nel 2012 quella del fuoriclasse Ceco Adam Ondra che ha ripetuto le linee più belle della zona. Nel 2013 si è attivata, ad opera delle Guide Alpine della Valmalenco con il contributo dell’Unione dei Comuni lombarda della Valmalenco, la sistemazione delle aree d’arrampicata con sostituzione degli ancoraggi obsoleti e creazione di nuove vie. La prima fase di lavoro ha interessato le pareti dello Zoia con restyling completo e creazione di 26 nuove lunghezze. Le possibilità offerte da quest’area sono ben lungi dall’essere esaurite: le tante pareti nascoste è più lontane attendono ancora fantasiosi arrampicatori di domani.

FALESIA ZOIA, COME ARRIVARE

Da Sondrio indicazioni per Valmalenco e quindi Lanzada, Franscia e Campo Moro (32 Km strada asfaltata). Parking nei pressi del Ristoro Campo Moro, indi in pochi minuti a piedi al rifugio Zoia e alle pareti.

ISTRUZIONI PER L’USO

Si rammenta che le pareti, incluse quelle con protezioni fisse, non sono da considerare strutture sportive gestite e custodite. L’esposizione agli agenti naturali fa sì che la roccia e la chiodatura possono essere soggette ad un naturale deterioramento e modificazione. E’ buona norma attivare tutte le azioni di auto-protezione indispensabili per chi pratica attività in montagna e all’aperto. Eventuale tracciatura di nuove vie, loro localizzazione e difficoltà, devono essere segnalati al sito www.guidelapinevalmalenco.it Rispettate l’ambiente ed il silenzio circostanti e non abbandonate rifiuti.

 

 

Masescu alla Leaning Tower

martedì, 18 Giugno 2013

Tradizionali “Fanghi Yosemitici” primaverili a cavallo tra maggio e giugno nel fantastico Bivacco Sommaruga, a Yosemite West. Oltre a fare del duro fitness al seguito dell’agguerritissimo Andrin, che ormai può essere considerato un vero Local : 5.12 a vista, linkamento dei tiri sulle vie e scalate alla pari con i Big alla Hans Florine (il primatista del Nose), quest’anno ho avuto il piacere di portare a casa una piccola Big Wall. Complici i “Big Walzer” in erba: Piopompolo Harding e Chuck Chiccus Pratt, anch’essi ospiti della prestigiosa “Climbing Clinic Sommaruga”, mi sono portato a casa la West Face della Leaning Tower. Facile sulla carta, ma non banale nella pratica, necessita l’uso obbligatorio di un Leeper Cam hook, una lametta da usare in torsione e di un Hook, una sorta di artiglio, se non si vuole portare chiodi e martello, oltre ad alcuni passaggi su Copperhead, per fortuna gia in loco. E’ la via più strapiombante della valle, degna del più blasonato Shield, e il grande vuoto che si respira, più che scalare una parete, dà la sensazione di risalire una voragine. In ogni caso, bello il bivacchino alla Hawanee Ledge, dove ho dormito come un sasso. Masescu