Più che consultare relazioni, tracce GPS, fotografie, discussioni su forum e APP di ultima generazione, risulta più comodo, immediato e utile riferirsi alla biografia e periodo dei primi salitori e seguire i solchi incisi sulla pietra, lasciati da generazioni di alpinisti, prima con gli scarponi chiodati, poi con i ramponi, un po’ come i segni lasciati sui gradini consunti dentro le chiese da chissà quante processioni di fedeli nel corso dei secoli…
Archivi per la categoria ‘alleniamo l’esperienza’
Indizi per trovare la via
domenica, 26 Agosto 2018Nuvole e luci al Mont Velan 3727m
sabato, 18 Agosto 2018Siamo soli su questa grande montagna, mentre a poche decine chilometri di distanza volano insulti, pugni e spintoni tra guide ed alpinisti.
Creste e ghiacciai ci avvolgono, non restano davanti a noi come degli oggetti. Per la prima volta percorro questa montagna, forse meno nota di altri giganti delle Pennine, ma non per questo meno interessante. Quel che osserviamo non si esaurisce nella sola parte visibile.
Grandi nuvole dai contorni netti e delimitati salgono da sud. Sembrano enormi torri, con la sommità a cavolfiore e la parte illuminata dal sole di un bianco smagliante, così dense che tra neve e le nubi pare generarsi una continuità, un passaggio che collega la cresta sommitale direttamente al cielo.
Nessuna apparenza alla Punta Sertori 3195m
giovedì, 9 Agosto 2018E’ assai difficile descrivere la moltitudine di sensazioni e immagini colte durante una salita in quota lungo le creste granitiche del Masino. Qui abbiamo visto, ascoltato, assaporato, sentito e toccato tante cose differenti.
Mille luci, temperature, nuvole, suoni, pioggia e animali ci hanno accompagnati dall’inizio alla fine. In fondo l’arrampicata non è che una parte dell’esperienza. E’ forse per questo che il bello dell’alpinismo (autentico) sta nel non essere riconducibile alla sola apparenza?
Il grande libro di pietra
lunedì, 6 Agosto 2018Il grande libro di pietra focalizza l’attenzione, risveglia sensazioni, favorisce l’esperienza e la condivisione delle ispirazioni.
#LaulaMiglioreE’fuori
Sole e tempesta sulla “Corda Molla” al Disgrazia
sabato, 21 Luglio 2018Non c’è tempo per fermarsi a scattare foto di vetta, nubi scure avvolgono rapidamente la montagna. Passiamo subito le corde nell’anello di calata fissato al bivacco sotto la cima. Dieci “doppie” da venticinque metri ci depositano nell’alto bacino di accumulo del ghiacciaio del Ventina. Il temporale proveniente da ovest passa velocemente e ora investe le montagne attorno al Bernina. Improvvisamente il sole torna ad illuminare la grande crepaccia terminale che ci separa dalla riconquista della dimensione orizzontale. Così l’alpinismo ci denuda e ci ricorda umiltà e bellezza della nostra condizione. Per i Nativi americani rocce, ghiaccio, luci, nuvole e tempesta non sono solo ciò che sembrano, ma sono anche degli spiriti di cui occorre guadagnarsi la protezione o quanto meno non offendere mai…
Sàs di durt o la mole?
sabato, 7 Luglio 2018Per gli alpigiani è il “sàs di durt”, i primi salitori all’inizio degli anni ’80 la indicarono come “la mole”. E’ la compatta parete alta circa sessanta metri solcata da una netta fessura che si affaccia sopra gli alti pascoli della Val Poschiavina.
Camminare un paio d’ore per salire poche lunghezze di corda, di difficoltà “classiche”, tutte da proteggere, con la presenza di qualche lama e spuntone mobile da maneggiare con cura, non costituisce grande richiamo per la maggior parte degli arrampicatori.
Luci, forme, stile d’arrampicata, isolamento e sguardo sui ghiacciai del Bernina restituiscono nondimeno una giornata tutta da ricordare!
p.s. al rientro fermatevi alle lillipuziane case dell’alpeggio dove potrete acquistare a buon prezzo un formaggio favoloso!
Sperimentare nuovi o dimenticati equilibri
sabato, 9 Giugno 2018Esplorare pascoli, rocce, boschi e torrenti è una risorsa, la più semplice, libera ed elementare del corpo.
Un rimedio sempre più assente nel nostro tempo.
Qui non è necessario fare un risultato, solo provare nuovi o dimenticati equilibri, diversi ritmi del passo, esercitare la volontà di sperimentare piacere o fatica, in una comunicazione continua tra il corpo e le sue risposte, in costante relazione con gli ambienti attraversati. #laulamiglioreèfuori
Mani sulla roccia riscaldata dal sole alla Sentinella della Vergine
domenica, 3 Giugno 2018Non esiste guida d’arrampicata o alpinistica che possa descrivere il piacere di mettere le mani sulla roccia riscaldata dal sole.
C’è qualcosa di immediatamente reale in quello che proviamo mentre ci muoviamo in parete e ci adattiamo alle forme della roccia.
Scrutiamo verso l’alto cercando la via, tra cascatelle d’acqua, placche, diedri e piccoli strapiombi.
Osserviamo da un’insolita prospettiva la vedretta del Ventina ancora ricoperta dalla neve residua di primavera e le sue imponenti morene laterali, l’odore della neve in rapida fusione e del ghiacciaio sale dal basso, trasportato dall’aria come una scia di profumo.
Mappa del racconto
mercoledì, 30 Maggio 2018La cartografia moderna è una scienza quasi esatta, fatta apposta per eliminare ogni soggettività.
E’ basata sulla geometria della griglia, che codifica lo spazio, all’interno del quale ogni elemento è riconducibile ad un insieme di coordinate, così da consentire una precisa individuazione di ogni punto.
Prima del XVI secolo la cartografia era qualcosa che si avvicinava di più ad un racconto, che lasciava ampio spazio all’incertezza, allo stupore e alla memoria.
Distanze non in scala e riferimenti ambientali deformati e ingigantiti rappresentano i luoghi così come sono percepiti dall’individuo che li percorre.
Profili di rocce caratteristiche, alberi, case e torrenti, sono evidenziati come elementi e parametri vissuti entro una storia.
Impiegare una mappa del “racconto” al posto delle consuete carte topografiche, può aiutare a migliorare la nostra percezione del territorio.
Una cartografia speditiva, realizzata “su misura, anche se provvisoria ed imprecisa, incuriosisce ed aiuta ad attivare i sensi.
Abbassiamo il livello
domenica, 27 Maggio 2018Alzare il livello di difficoltà in arrampicata è probabilmente l’obiettivo principale di tanti praticanti e numerosi somministratori di corsi di vario tipo in seno a club alpini, guide, e associazioni sportive…
Per fare questo si insegna correttamente ad assicurare, a progredire, a volare, distinguere fix, spit, resine, chilonewton, piastrine gigi e freni tuber, destreggiarsi in nodologia e identificare al buio cordini dinamici precuciti da quelli in kevlar e dynema…
Percepire il baricentro, distinguere fasi statiche e dinamiche, favorire preensioni favorevoli, rilassare il diaframma, focalizzare schemi motori, gestire la progressione incrociata, in ambio, fare il triangolo, la sfalzata, la spaccata, la sostituzione e il vertice fisso!!
Tutto perfetto! Anche se a volte può capitare che la mole di informazioni da elaborare e l’ansia da prestazione, trasformino un piacevole momento di svago, sport, conoscenza e incontro con la natura, in un’attività non dissimile dal lavoro stressante da cui si desidera fuggire per qualche momento.
Abbassare il livello significa puntare ad esperienze meno dipendenti dal grado di difficoltà, mirando non solo a percorsi ben accessibili al proprio livello, ma che consentano soprattutto di essere messi a fuoco completamente, così da essere affrontati con maggiore autonomia e indipendenza.
Spuntare una sterminata checklist di tecniche e procedure non è sufficiente a tenere a bada la paura e a ragionare su come poter vivere bene entro un contesto verticale, soprattutto quando spingiamo unicamente sul superamento della difficoltà.
Per questo abbassare il livello non è da intendersi come una regressione, ma un invito a sperimentare il gioco, la scoperta di sé e dell’ambiente, con una scelta di obiettivi solo in apparenza più facili, che ci danno l’opportunità di vivere meglio quel contesto, tollerare e comprendere i rischi insiti in ogni attività condotta negli ambienti naturali e, alla fine, scalare con migliore efficacia e con meno fatica.

























































