E’ interessante diventare cacciatori di dettagli, dando spazio, tempo ed attenzione alla nostra esperienza in montagna o in parete.
Provare ad essere più recettivi può servire ad amplificare l’esperienza, con risultati incoraggianti rispetto al troppo agire o al semplice inseguimento delle salite in voga, della quantità di metri scalati o della difficoltà.
Per l’arrampicata di primavera vorrei suggerire alcune uscite sul granito del Masino, adatte a tutti, improntate al minimalismo tecnico e gestuale, per abituarsi a leggere le più piccole pieghe nella roccia e imparare a cavarsela con pochi moschettoni e qualche cordino, da abbinare a un piccolo set di protezioni veloci (dadi ad incastro).
Dopo due inverni aridi, assieme alla neve è tornato con rinnovato vigore l’elitrasporto con gli sci ad uso turistico.
Se anni fa nelle Centrali era sporadicamente praticato da qualche collega, ora la cosa è sistematicamente programmata e governata da alcuni tour operator attivi e rapaci (es.Heli-guides e Flory Kern), anche attraverso il facile arruolamento di guide, in particolare tra nuove leve, che in modo ingenuo sembrano non capire la reale portata del fenomeno.
A cavallo tra febbraio e marzo vi è stata un’autentica esplosione di voli. E’ il risultato di “tanto c’è spazio per tutti” e “basta farlo con buon senso”, soluzioni inapplicabili in condizione di ristrettezza di spazi come le nostre valli.
Oltre a questo e’ ridicola la parvenza di “legittimità” adottata svolazzando al limite millimetrico con le aree SIC e irritante constatare che l’esiguità dei dislivelli e brevità delle discese impongono l’uso continuato dell’elicotterò come uno skilift, con rumore continuo udibile sin dal fondovalle.
Qualche giorno fa ho scritto la nota seguente a Heli-Guides
La risposta del responsabile Heli-Guides per la Lombardia non si è fatta attendere:
“Ciao Michele, bello scritto come sempre. Quest’anno purtroppo abbiamo fatto un solo Eliski in Valmalenco ed era al 5 di febbraio Quindi, se ti riferisci a quello, sei un po’ in ritardo.
Speriamo però di riuscire a fare di più’ in futuro, in modo da portare più’ clientela, che ad ogni modo apprezza molto la Valmalenco.
Ti ricordo che le nostre Guide sono tutte locali e iscritte al Collegio Lombardo e quindi scialpinisti per lavoro e passione. In primis dunque, mettiamo il rispetto verso le altre persone presenti nell’area, quindi di sicuro non riceverai disturbo arrecato da nessuna nostra attività”.
Cordialmente, Alberto Trombetta, responsabile Heli-Guides per la Lombardia
Mio post su fb del 3 marzo 2018 Anche oggi son dovuto salire sull’auto: 1305 kg di ferro che portano in giro 65 kg di carne e ossa.
Anch’io nel mio piccolo ho contribuito a immettere in atmosfera una piccola dose di CO2, polveri sottili, NOx e altre schifezze.
Il mondo è pieno di problemi, perché dunque ostinarsi a mettere in luce il non senso dell’eliski?
La risposta nasce dal riscontro ricevuto dal responsabile di Heli-Guides al mio scritto di qualche giorno fa: “Le nostre guide sono tutte locali e iscritte al Collegio Lombardo e quindi scialpinisti per lavoro e passione. In primis dunque, mettiamo il rispetto verso le altre persone presenti nell’area, quindi di sicuro non riceverai disturbo arrecato da nessuna nostra attività”.
Un’affermazione che anziché arginare il problema lo amplifica.
Non disturbare non significa solo evitare l’interferenza tra elisciatori e scialpinisti, ma soprattutto rinunciare a lordare l’immaginario di queste piccole valli ancora raggiungibili senza l’uso dei motori, significa non privare nessuno dalla possibilità di scoprire la neve sudandosi l’avvicinamento con le proprie gambe.
Ci si dimentica di preservare il fondovalle abitato dall’aggressione per il divertimento di pochi ai danni del silenzio, che ci lascia senza difesa, complice il ronzio continuato udibile per ore.
Potrebbero sembrare dettagli di poco conto, ma è in gioco la credibilità di un’intera categoria che fa della natura e della sua integrità il fondamento del proprio lavoro.
Truppe elitrasportate in Val Giumellino, sullo sfondo il Pizzo Scalino
Se siamo anzitutto “scialpinisti per passione”, se mettiamo “in primis il rispetto per gli altri”, perché non risparmiare queste valli minori e marginali, garanzia di solitudine e silenzio, evitando di usare l’elicottero, visti i dislivelli modesti e la brevità delle discese, come uno skilift?
Gli spazi indefiniti, aperti al cammino e alla scoperta, sono sempre più rari. Queste valli propizie al cammino sono un piccolo “santuario” utile all’incontro con l’ambiente naturale. Sono insomma una risorsa inesauribile per la professione, soprattutto per le nuove leve in grado di percepirle.
Purtroppo per tanti questi mondi tranquilli e silenziosi finiscono per diventare luoghi inquietanti, privi di punti di riferimento, soprattutto per quelli che sono abituati al rumore, ma mi auguro non per le guide alpine!
In virtù quindi di questa dichiarata sensibilità perché non limitare ad esempio l’uso aereo alla zona di Livigno? Nella “Las Vegas” delle Alpi le possibilità di atterraggio sono già maggiori dell’intera Engadina, forse potrebbero bastare.
Così si potrebbe parlare di rispetto reale e, soprattutto, di senso della misura.
Mio post su fb del 10 marzo 2018 La tv locale l’altro ieri (giovedì 8 marzo) mi ha chiesto un rapido parere riguardo l’eliski. Ero di buon umore, ho cercato d’essere politically correct. Poche ore dopo mentre risalivo la Val Torreggio (a piedi) ho assistito (e udito) per tutta la mattina al via vai degli elisciatori dalla conca d’Arcoglio, al Monte Palino, con sorvolo continuo sopra il fondovalle della Valmalenco. Poi sulla pagina fb delle Guide lombarde mi ritrovo condivisa un’esperienza “con polvere da sogno” condita dal neologismo: “heliskialpinismo”.
Cercare di sensibilizzare la categoria, per dirla alla “malenca”, “l’è cumé ‘n cenì ‘n gérlu d’acqua” (è come riempire una gerla con l’acqua).
L’intossicazione non deve però avere il sopravvento. Meglio continuare a raccontare quello che offre la montagna, quella vera, possibile e diversa da tutte le brutture che lasciamo là in basso e pure a bordo di un elicottero usato come uno skilift, al posto di gambe e cervello.
Ma le Guide Alpine non sono socie dell’AGAI? Una sezione nazionale del Club Alpino Italiano come tutte le altre? Lo stesso CAI che dichiara nel suo bidecalogo il divieto assoluto di qualsiasi turismo motorizzato?
L’aria sa ancora d’inverno, ma il granito invita all’arrampicata.
Non calpestate l’erba, non avvicinarsi agli animali, non oltrepassare la linea gialla, vietato tuffarsi, non dar da mangiare agli animali, divieto d’immergersi in acque non protette, vietato tirare sassi, vietato giocare a palla sulla spiaggia, vietato arrampicarsi sugli alberi, vietato sedersi a terra, vietato raccogliere fiori, vietato bere per strada, guardare e non toccare è una parola d’ordine….
Ormai siamo circondati ovunque da una rete capillare di proibizioni, divieti, interdizioni.
Bastano pochi momenti d’arrampicata tra i macigni per rianimare un rapporto diretto con l’ambiente, una conoscenza che nasce dal fare, non solo dal guardare.
Il 12 marzo del 1944 moriva Ettore Castiglioni, sorpreso da una tormenta, nel corso di una misteriosa fuga attraverso il Passo del Forno, tra la Valmalenco e l’Engadina.
Tante cose diventano più semplici da accettare quando coinvolgiamo il corpo in una attività nell’ambiente naturale. La migliore scalata su ghiaccio si ottiene quando non la si considera una prova agonistica e non si impone a fasce specifiche dei nostri muscoli una performance, ma quando si trasforma in un’esperienza che esalta la sensorialità e impegna il corpo secondo i ritmi e le possibilità di ciascuno. Si approccia come un adattamento continuo, via via con nuovi equilibri, coordinazioni e ritmi diversi.
E’ un dialogo costante tra il corpo e le sue reazioni, tra la qualità del movimento e la relazione con l’intorno ghiacciato.
Oggi è brutto tempo, anche se in realtà dovremmo parlare di tempo diverso.
I suoni si attenuano e si svela un’inconsueta geografia dei luoghi.
Scariche di neve polverosa si sentono cadere lontano, ad intervalli regolari, sono le ripide pareti del Monte delle Forbici che si liberano dalla neve caduta nelle ultime ore.
Nel bianco navighiamo tra i larici, grandi e piccoli, piegati e contorti dalle bufere e dalle valanghe, hanno cortecce spesse, rossastre o annerite dai fulmini, colorate da licheni barbuti.
Sono larici pionieri che crescono sino 2500 metri.
Forse con il sole non li avremmo osservati con la stesso stupore.
Stabilire un contatto diretto e sensibile con la neve è un buon inizio. Un’occasione per tornare, almeno per un poco, come i nostri antenati, che non si muovevano mai, ma avevano più esperienza di noi che abbiamo visto tutto.
Le forma di appigli a appoggi non è unicamente il contorno geometrico, ma un certo rapporto con la loro natura (tipo di roccia). La pietra parla a tutti i sensi, oltre alla vista.
Per questo mentre ci muoviamo, specie su passaggi noti e conosciuti, arrampichiamo anticipando la portata dello sguardo.
E’ il primato della tattilità e pure del contatto olfattivo, sensi che si rimescolano e rimandano in automatico alla memoria e a un’esperienza che prende il corpo nella sua totalità.
Trasportare l’aula all’aperto, nella neve, accresce le nostre capacità sensoriali, che sono il nostro primo strumento di autodifesa. Un antidoto contro la circoscrizione dei sensi della vita moderna che fa percepire quasi esclusivamente attraverso gli occhi e sempre di più nello spazio limitato dello schermo di un monitor.
Per cogliere le sfumature e per renderle evidenti occorrono parole adatte, altrimenti rimangono invisibili. A volte solo il dialetto sa esprimere la genuinità del sentito.
I brüch de néf de feverèè ( ripetute spolverate di neve fredda e leggera tipiche del mese di febbraio) hanno portato un’ottima coltre bianca, ben conservata dalle basse temperature di questi giorni nei versanti al purìif (freddi e ombrosi) come il nascosto canale Nord-est del Sasso Nero, un percorso singolare, che si snoda sotto a un cielo blu, incassato tra le rocce.
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