Archive del 2009

Le 7 meraviglie del mondo

venerdì, 24 Aprile 2009

Leggo sul numero del nuovo magazine mensile del Sole 24 ore IL Intelligence in Lifestyle di qualche tempo fa,  i consigli d’autore intorno al mondo di uno dei volti più noti della finanza italiana Francesco Micheli.
Riporto la classifica:

1 Gadames, Libia, l’oasi più celebre del deserto;
2 Piazza Armerina, Sicilia, per gli splendidi mosaici;
3 South Georgia, Atlantico del Sud, il posto più lontano;
4 VETTA DEL BERNINA, tra Valtellina e Svizzera, è la cima che ogni alpinista desidera raggiungere;
5 Isole Marshall e Palau, Pacifico del Nord;
6 Museo Interlinden, Colmar, Francia;
7 Isole Vanuatu e Banks, Pacifico del Sud

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sulla cresta sommitale del Bernina (gennaio 2004)

Roseg-Scerscen-Bernina

domenica, 12 Aprile 2009

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Uno dei paesaggi più imponenti della Valmalenco lo si può godere dal ghiacciaio dello Scerscen Superiore alle prime luci dell’alba, quando il sole illumina in lontananza il Monte Disgrazia e giunge poco dopo ad incendiare con i suoi raggi arancioni le creste rocciose e i canaloni ghiacciati del Piz Roseg (3868 m) e del Monte Scerscen (3971 m).

E’ uno spettacolo che trasmette una bella sensazione di caldo e di sicurezza e rappresenta il vero risveglio mattutino, dopo quello brutale al rifugio, avvenuto nel cuore della notte.

Da questo vastissimo pianoro glaciale le vette assumono un aspetto quasi himalaiano, sono talmente alte che sembra strano che ,con un po’ di pazienza, se ne possa raggiungere la vetta entro la tarda mattinata.

Il gruppo del Bernina è stata culla dell’alpinismo esplorativo ottocentesco.

La vetta più alta, quella del Bernina (4050 m), venne scalata per la prima volta dal ventottenne topografo svizzero Johann Coaz e i suoi assistenti i fratelli Tscharner, che ne raggiunsero la vetta il 13 settembre 1850 alle sei di sera.

Nel 1880 venne costruita la capanna Marinelli(2812m), la base per tutte le ascensioni del gruppo ,mentre è del 1913 l’edificazione della Marco e Rosa, un vero avamposto d’alta quota a 3600 metri.

Più a valle sorsero numerosi rifugi che ristoravano gli alpinisti durante la lunga marcia di avvicinamento che partiva da Lanzada, tra questi i rifugi Musella e Mitta all’Alpe Musella (2000 m) e il Rifugio Carate alla Bocchetta delle Forbici (2636m).

Volete vivere una forte emozione e gustarvi uno scenario grandioso ?

Sceglietevi anche il momento giusto e percorrete verso sera il sentiero che dalla Bocchetta delle Forbici va alla Marinelli e godetevi il tramonto sulle cime Roseg ,Scersen, Bernina :con il sottofondo musicale dei torrenti che nascono dai ghiacciai è un’esperienza indimenticabile.

Paolo Masa – tratto da 100 Sentieri in Valmalenco

Melloblocco

lunedì, 23 Marzo 2009

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Eravamo alla vigilia della quarta edizione del Melloblocco.

Ricordo quando andammo a presentare agli Enti locali il progetto portato avanti dal Collegio lombardo delle Guide alpine.

Fu accolto con favore dal Comune di Valmasino, si trattava pur sempre di sassi e arrampicata, pratica comune in questi luoghi, con qualche stupore invece dagli Enti sovra comunali: un raduno sui sassi? Ma cos’è? Va bene, vi accordiamo il patrocinio. Per un contributo occorre vedere, valutare, sapete abbiamo una miriade di richieste … e questo Melloblocco? Non ci risulta ancora tra i grandi eventi, dobbiamo suddividere le risorse, vedremo.

Poi sappiamo cosa è diventato il Melloblocco, grazie sicuramente alle Guide lombarde che grazie ai contributi della Regione Lombardia hanno sostenuto e avviato il raduno che, numeri alla mano, è diventato il più grande meeting di arrampicata al mondo.

Così con gli anni e con i numeri sono svanite anche le perplessità iniziali.

Temevamo forse l’impatto che tante persone potevano lasciare sul territorio.

L’esperienza ci ha dimostrato che poche ore dopo il raduno non resta nulla se non un poco di polvere di magnesite sui blocchi che scompare con il primo temporale.

La natura non competitiva del meeting fa si che non vi siano orari prestabiliti, che impongono un assembramento concentrato, con noti problemi di accesso e parcheggio che assillano tutte le competizioni di massa.

L’atmosfera rilassata e il gioco arrampicata innescano magicamente ciò che sarebbe utile e risolutivo nella vita di tutti i giorni.

Nessuno si accalca, grida o sbraita, nessuna cartaccia o cicca di sigaretta buttata, solo il piacere di immergersi in questa natura, entrando in sintonia con essa.

Le auto son piazzate al parcheggio, con arrivi diluiti a partire da inizio settimana, specie per gli stranieri; poi ci si muove esclusivamente a piedi o con i minibus navetta che fan la spola verso le aree di arrampicata, curiosamente cariche di materassi e uomini.

Nessuna infrastruttura è stata mai creata per l’evento, nessun impianto, nessun macchinario, battipiste, sparaneve, palasport, trampolino, maxischermo…..si utilizza solo quello che la natura a messo a disposizione: migliaia di massi di granito!

Il terreno di gioco si prepara ripulendo le aree dai rovi e infestanti e talvolta rifiuti, per riportare alla luce gli antichi terrazzamenti un tempo interamente coltivati e ripristinare la percorribilità di tanti sentieri.

La collaborazione con Ersaf è stata preziosa, con le loro squadre si sono negli anni ripristinate ampie zone, fruibili ora da boulderisti, escursionisti e ospiti in cerca di quiete a due passi dalla strada.

Anche la festa del sabato si accorda con lo spirito del blocco.

Sempre all’aperto, con la musica che fugge via verso le pareti vicine che incorniciano l’intera vallata e in sottofondo mille mille voci e gesti che mimano i tanti passi d’arrampicata, superati tutti assieme da campioni, semplici appassionati o principianti.

I numeri del Melloblocco son riportati in queste pagine.

E’ anche possibile tentare un confronto con altre realtà europee ad esempio con il meeting internazionale di arrampicata su ghiaccio che si svolge ogni anno ad Argentière in Francia.

Si tratta di un grande evento che esiste da ben 18 anni e che coinvolge l’intera Comunità del villaggio transalpino ed è fortemente sostenuto da una nota azienda di attrezzatura alpinistica.

L’organizzazione francese riferisce che il record di presenze si aggira attorno al migliaio di partecipanti, con un budget organizzativo di 110.000 euro e una ricaduta economica sulla zona degli Ecrins pari a circa 450.000 euro l’anno.

Le presenze al Melloblocco superano ampiamente tali numeri, analogo è il carattere internazionale dell’evento.

Il budget delle passate edizioni è circa 1/3 di quello francese, con un contributo da sponsor privati in crescita costante, quanto alle ricadute economiche non ci sono ancora dati certi, ma stando al gradimento degli operatori turistici locali siamo sulla buona strada; sono infatti sempre più numerosi i giovani frequentatori della Valle, stranieri in particolare, che tornano dopo averla conosciuta proprio attraverso il Melloblocco.

Tutto questo è reso possibile, al di la della formula azzeccata del meeting e del momento magico del bouldering, grazie allo straordinario contesto ambientale della Val Masino.

Esistono decine di aree sulle Alpi per l’arrampicata sui massi, tante più frequentate e in voga, tante con la roccia forse migliore, meno abrasiva, tante più facilmente raggiungibili.

Nessuna però condensa in così poco spazio una realtà di montagna ancor così integra e ben conservata.

Pensiamo ai prati di fondovalle, ormai una rarità anche nei pressi dei paesi di montagna valtellinesi, dove all’interno dei nuclei abitati è pressoché impossibile trovare un brandello di prato originario, vero parco giochi della nostra montagna.

E poi la Val di Mello e tutte le vette del Masino così vicine, ma anche apparentemente irraggiungibili, con la piramide del Cavalcorto innevata a primavera mentre i nostri sassisti giocano con innumerevoli massi in un grande fitness collettivo senza attrezzi.

La decennale arretratezza della Valle, sempre lasciata ai margini di uno sviluppo che ha interessato tante altre realtà valtellinesi, improntato quasi esclusivamente sullo sci, si trasforma ora in grande risorsa.

La bellezza delle pareti, dei torrenti, dei semplici massi accatastati sul fondovalle, testimoni di antiche ciclopiche frane, sono stati sempre in passato considerati beni immateriali e, in tante valli, anche vicine, sacrificati e distrutti con uno sprezzo che appare sorprendente, considerando la singolarità di queste vallate.

Il Melloblocco dimostra come il desiderio di cercare siti con una profonda identità è ancora forte.

Qui si può respirare a pieni polmoni, in una natura che non è più terrificante e repulsiva, ma è un rifugio sicuro, apprezzato da un frequentatore attento e dal comportamento consapevole, sempre più disposto remunerare l’unicità di questi luoghi.

Michele Comi – Le Montagne Divertenti n. 4 primavera 2008 michele.comi@stilealpino.it

Vecchie Guide

mercoledì, 18 Marzo 2009

Le pagine ingiallite dell’immagine in alto, con le note degli alpinisti, sono estratte dal libro personale del mio avo, la Guida Isacco Dell’Avo.

Il nonno appartiene alla seconda generazione di Guide malenche, esercitò negli anni ’30 del secolo scorso, il periodo d’oro delle Guide.

Sorprende ancor oggi il livello di difficoltà complessiva delle salite condotte abitualmente con i clienti, se pensiamo al materiale tecnico allora disponibile.

La figura di Isacco è sintetizzata nella storia delle Guide di Giuseppe “Popi” Miotti: ” Isacco Dell’Avo ha operato in Val Malenco sul finire del 1930. La brava guida di Torre S. Maria fu protagonista di alcune importanti prime ascensioni fatte con clienti. Nel 1937, con Giannino Soncelli, Isacco salì per primo l’oscura, alta e complessa parete ovest del Pizzo Argent. Nel 1939 con Plinio e Nello Corti, tracciò due belle vie sulle glaciali ed eleganti pareti nord-est e Nord-ovest del Pizzo Palù occidentale. Fu poi per anni gestore del rifugio Marco e Rosa assieme a Silvio “Polo” Pedrotti.Di lui ci ha lasciato un prezioso ricordo un cliente che, sul libretto di Isacco ha vergato le seguenti parole: “Ho ammirato le doti di Isacco in particolare il continuo, intelligente controllo sul cliente, tale da infondere tranquillità e da far concludere l’ascensione senza provarne eccessivamente la fatica; una guida ideale quindi che fa inoltre della modestia e dell’antiesibizionismo suo costume professionale. Personalità umana interessante, oltre che tecnicamente dotato, Isacco Dell’avo si inserisce degnissimamante nel quadro delle grandi guide della Valmalenco. Michele Comi michele.comi@stilealpino.it

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