Alpe Acquabianca

12 Novembre 2013

Il vecchio cartello segnavia è ormai parzialmente inglobato all’interno del tronco di frassino che lo trasforma in una sorta di scultura del tempo unica nel suo genere. La neve è ancora alta, sopra i 2500 metri e il sole scalda piacevolmente la schiena. Condizioni perfette per camminare, correre o semplicemente vagare senza meta lungo la sterminata rete di sentieri della Valmalenco. L’alpe Son è allineata sull’ampio cordone morenico che si estende alla base delle pietraie del Castellaccio, rupe che nasconde tra le sue viscere alcuni minerali rari e preziosi come la Perowskite e la bianca e delicata Artinite. Il passo è piacevolmente attutito da un tappeto d’aghi di larice, certamente migliore di qualsiasi suola ammortizzante. L’alpe Acquabianca compare improvvisamente, nascosta in una grande radura, con al centro una vecchia baita magnifica, vestita di pietra, semplice, essenziale ed incredibilmente distante dai troppi e tremendi “recuperi” edilizi d’alta quota che mortificano e sfregiano tanti alpeggi nostrani. Mic

Val di Mello: arrampicata bagnata d’autunno

2 Novembre 2013

Così come perdere consapevolmente la via è  fonte di arricchimento e sorpresa, anche arrampicare con condizioni meteo sfavorevoli è un’esperienza preziosa. Nonostante le abbondanti piogge di questi giorni, con Luca e Giovanni abbiamo comunque affrontato le umide e a tratti completamente bagnate placche della Val di Mello, in totale solitudine e con un profumo di bosco e d’autunno esaltato dai ripetuti povaschi. Si tratta di un’arrampicata particolare, un esercizio da affrontare con grande concentrazione, al limite della percorribilità, ma che esalta intuizione, capacità d’adattamento, sensibilità ed attenzione continua. Mic

 

La matematica neve è quella polverosa

30 Ottobre 2013

Accade spesso di esser freneticamente attratti dall’anticipar la stagione delle cose. Anche nel mondo della montagna si legge e si assiste ad una continua rincorsa della prossima stagione, perdendo in qualche caso la possibilità di assaporare il momento in cui viviamo. Non voglio quindi associarmi ai malati di neve che vorrebbero sciare passato ferragosto e andar al mare dopo carnevale, ma con l’aria d’autunno non posso non segnalare la suggestiva descrizione della miglior coltre bianca che ci offre lo scrittore veneto Goffredo Parise, appassionato sciatore solitario fuoripista. Mic

“La neve di primavera è meravigliosa ma la vera, la grande, la sublime, la matematica neve è quella polverosa, microscopica neve a ghiaccioli di pieno inverno, in gennaio. Soffice e così silenziosa che non si ode alcun rumore, appena il respiro degli sci quando il corpo si alza e si abbassa rapidamente per curvare, e lo scricchiolío quando si sta fermi.
La bellezza di questa neve è nutrita dal silenzio e dalla luce: una luce fredda e purissima, radente o a picco, senza ombre, dove il blu del cielo si appoggia al candore delle vette e dei manti, e il sole è un disco bianco e rovente come la bocca di un altoforno nell’infinito.
Allora cominciare a sciare, avendo davanti a sé una lunga discesa immacolata dove nessuno è mai passato, soli, contro il sole, aspirando quel profumo quasi impercettibile che il sole estrae dalla neve, un po’ ozono, un po di iodio, ascoltando i suoni interni dei propri muscoli, del respiro, dello sguardo e soprattutto il suono della propria energia in espansione, allora, e solo allora e per pochi istanti, si può dire e ripetere e ricordare: “Sì, sono e sono stato veramente felice di vivere”.

neve polverosa (1280x579)

Valmalenco: le porte dei Crun

27 Ottobre 2013

La vecchia e abbandonata scuola di Ciappanico, decorata con fascio littorio, è posta proprio di fronte alla grande frana della Val Torreggio. Da qui si imbocca il sentiero che il taglia il ripido versante a mezzacosta e nel breve spazio di poche centinaia di metri attraversa un paio di ripide vallecole che indicano importanti confini geologici segnati dalla presenza inusuale di chiare pareti di marmo. L’antico piano pedonale, fatto per il transito del bestiame, è quasi scomparso; solo il passaggio dei cervi mantiene un’esile traccia che conduce al solitario e abbandonato maggengo dei Crun: una dozzina di case dal tetto crollato, un tempo adibite a dimora agricola nelle stagioni di mezzo, appollaiate su una magra radura sopra la valle. Il prato è ingiallito e un grosso sambuco cresce tra i muri a secco crollati fatti di gneiss, serpentino, diorite e una curiosa pietra bianco-verde dal nome impronunciabile: metagabbro di Fedoz. Tra i ruderi si osserva quel che resta delle robuste porte di legno che presentano un singolare incastro a coda di rondine diffuso nelle vecchie case d’alpe della media Valmalenco. Mic

Sasso di Remenno

20 Ottobre 2013

Quando l’esploratore ottocentesco inglese Douglas William Freshfield si affacciò sulla linea di cresta dei pizzi del Ferro, tra Bregaglia e Valtellina,  scorse verso sud nel fondovalle una forma imponente, così grande da scambiarla per una grande costruzione, addirittura un grand’hotel. Invece di un grand’albergo era il Remenno, un masso gigantesco, una sorta di enorme cubo alto una cinquantina di metri, risultato di antiche ciclopiche frane. Il Remenno è ora conosciuto come uno dei più grandi monoliti d’Europa, un vero e proprio monumento naturale che vale una visita, anche per chi arrampicatore non è. Mic

 

Rolly e la Valmalenco – un ricordo

15 Ottobre 2013

Conservo gelosamente il libro “Parole Bianche” con la dedica preziosa che mi fece Rolly Marchi, corredata con tanto di disegno del profilo frastagliato delle guglie calcaree della Grignetta: “…un cordiale ricordo e con tanti auguri (anche ai caspoggini!)”. Era il ’97 ai Resinelli, durante il Meeting della Montagna. In più occasioni lo incontrai nel corso di numerose iniziative culturali e sportive legate alla montagna e sempre era l’occasione per conoscere qualcosa della sua sterminata esperienza giornalistica, di uomo, alpinista e sciatore votato alla montagna e allo sci. Son cresciuto sulle nevi di Caspoggio e conoscere il promotore di quel laboratorio d’avanguardia sciistica chiamato Sci Club Topolino, nato nei primi anni sessanta a Caspoggio, fu per me un privilegio. Una piccola fucina per grandi sciatori, che in pochi anni fecero man bassa di vari titoli italiani di categoria e raggiunsero la Nazionale. Un’esperienza probabilmente insuperata di vera identità alpina, che trovò partecipe l’intera comunità attorno ad una trentina di bambini “dagli occhi innocenti e dal cuore ardente” che trasformarono Caspoggio in stazione invernale capitale dello sci d’agonismo. Michele Comi

 

Climbing in the rain

14 Ottobre 2013

Sotto l’acquazzone di questi giorni diventa difficile trovare pareti per arrampicare. I più motivati si rintanano nelle sale indoor, altri più semplicemente cambiano attività… Per chi vuol mantenere le mani sulla roccia esistono alcuni luoghi perennemente al riparo dalla pioggia. E’ il caso della falesia del Valdone, dove una manciata di tiri rimangono perennemente asciutti. Si tratta di una delle palestre d’arrampicata più vicine a Sondrio, all’imbocco della Valmalenco. Mic

valdone_pioggia (960x1280)

A scuola di montagna

10 Ottobre 2013

Una bella e tiepida mattinata autunnale attende i ragazzi della terza classe della scuola primaria di Chiesa in Valmalenco per una lezione “open air”. Si presentano in fila ordinata, accompagnati dalle insegnanti Barbara e Argentina. Da qualche anno sugli arredi della piazza sono stati collocati dei cartelli che indicano lungo i quattro punti cardinali le principali vette dei gruppi Disgrazia, Bernina e Scalino con i nomi e le date dei primi salitori. Un bel messaggio che rimanda ai luoghi alti e alla loro bellezza. Per gioco raccontiamo le storie delle avventurose esplorazioni dei primi lontani viaggiatori, conquistatori delle nostre montagne e inventori dell’alpinismo. Poi ci si incammina verso il grande parco verde di Vassalini per affrontare giochi d’equilibrio, camminando su una “slackline” tesa tra una roverella ed un acero, come se ci trovassimo sull’affilata cresta sommitale del Bernina. Alla fine ognuno completa ed arricchisce il profilo delle vette di Valmalenco, che campeggia sul logo istituzionale di valle, con toponimi, quote altimetriche e splendidi tocchi di colore. Mic

Un caminicolo sulla Via Leni allo Spazzacaldera.

29 Settembre 2013

Dopo i fasti estivi trascorsi in barca a vela tra i marosi del Mediterraneo, alternati a prestigiose scalate: il Diedro Fehrman al Campanil Basso del Brenta (il quarto grado più difficile delle Alpi) e L’Aguglia (Il Cervino della Sardegna), il Dott Clara, “Sandrino per le donne”, è tornato più agguerrito che mai, domenica 22 settembre. Obiettivo della giornata era: evitare la folla e sfruttare la coda dell’estate settembrina splendidamente calda e ancora godibile in quota. La scelta è andata sulla via Leni allo Spazzacaldera, un vero gioiellino da non lasciarsi scappare, con granito della migliore qualità e passaggi in placca e diedro di difficoltà mai banali; “Dulcis in fundo” un aggettante camino. Tra tutti i tipi di arrampicata quella “del camino” è la più maschia: una sorta di lotta che si fa contro la roccia utilizzando tutte le parti del corpo possibili ed immaginabili. “Chiappa e spalla”, manate premute dalle leve dei gomiti, uso ruvido delle ginocchia (bandito scioccamente da tutti i manuali d’arrampicata), delle orecchie e, se capita, anche delle più intime parti virili, sono i segreti della progressione, psicologicamente supportati  da stentorei grugniti, alternati ad urla di sfida. Sandrino ha applicato alla lettera e con decisione ogni suggerimento. Perfino il mantra “CAMINICOLO, SONO UN CAMINICOLO!!!! “urlato con poderose vibrazioni che raggiungevano verso sud il lontano spartiacque alpino delle cime di Zocca e di Castello, ha contribuito efficacemente al superamento delle difficoltà. Masescu

 

Monte Disgrazia – canalone Schenatti e cresta Ovest nord ovest (via normale)

28 Settembre 2013

Grazie al perfetto tempismo dell’amico Giuliano martedì 27 settembre abbiamo centrato una delle migliori salite della stagione, cogliendo la salita al Picco Glorioso in una giornata incredibile. Aria tersa e il cielo blu autunnali, conditi con una coltre di neve recente ben assestata lungo il ghiacciaio e le creste, il gelo notturno che “cementa” alcuni tratti di rocce rotte e una mite temperatura diurna, senza vento. Insomma un mix difficilmente ripetibile! Piacevole come sempre la compagni di Giuliano in parete che, seppur senza dislivelli significativi nelle gambe, ha stretto i denti in salita e dato prova di posseder un passo agile e leggero nei passaggi più tecnici e, cosa non comune, nei tratti esposti in discesa, per cui siamo serenamente rientrati alla Ponti per il pranzo. La giornata si è conclusa con il rientro lungo la valle di Preda Rossa, ormai colorata d’autunno, con un pediluvio rigenerante nell’acqua gelida del torrente che ricama con favolosi meandri la piana terminale. Mic