Il lago Palù e la metamorfosi dei luoghi già noti

8 Febbraio 2017

Al termine del sopralluogo attorno alle rive del lago per mettere a punto un piccolo percorso di conoscenza della neve e delle sue infinite trasformazioni, mi ritrovo solo al crepuscolo, al centro del lago.

Ancora una volta mi accorgo che esiste un’armonia tutta da scoprire tra le possibilità di un paesaggio noto e conosciuto. L’escursione libera e silenziosa accresce l’attenzione e aguzza lo sguardo rendendolo sensibile alle variazioni dei più piccoli dettagli, trasformando luoghi familiari in nuovi spazi da esplorare.

 

Punta Allievi spigolo Gervasutti

6 Febbraio 2017

Ogni tanto dai quaderni degli appunti saltano fuori vecchi schizzi ad annotazioni.

Proverò a riportarli di tanto in tanto, aprendo una nuova categoria nell’indice dei ricordi: impressioni e disegni di salita.

Punta Allievi spigolo Gervasutti

Via dei terrazzamenti

5 Febbraio 2017

Gli oltre 70Km di tracciato che corrono lungo il versante retico valtellinese, da Morbegno a Tirano, vivisezionano il territorio sin nel profondo.

Tratturi agricoli, sentieri, antiche strade di contrade e paesi si alternano ricomponendo il vissuto millenario di questa Valle.

I sentieri consunti, rivestiti di pietra acciottolata, conservano i segni degli innumerevoli passaggi, il solco dei carriaggi, il secolare lavoro di una vita contadina che trovò spazio e dimora nell’intero versante retico solivo, più salubre e sicuro rispetto alla piana, paludosa e inondata dalle frequenti piene dell’Adda.

A differenza del fondovalle, minacciato e a tratti stravolto da una folle frenesia costruttiva priva di conoscenza, gli spazi di versante mantengono in buona parte caratteri di naturalità e perfetto connubio tra azione dell’uomo e natura.

Lungo i sentieri si osservano boschi, prati falciati, sacche di terra per ospitare i coltivi e rocce vestite di case di pietra con tetti di legno.

E’ un percorso che restituisce freschezza, imprevedibilità , in grado di far scaturire la sorpresa dal terreno del familiare.

L’intera valle è segnata da una lunga storia geologica, che ne ha condizionato struttura e forma nel corso di decine di milioni di anni con processi legati alla costituzione dell’intera catena montuosa delle Alpi.

Più percepibile, specie per i non addetti ai lavori, è l’azione relativamente recente legata al passaggio dei grandi ghiacciai quaternari, che hanno definito l’impronta geomorfologica attuale: rocce più resistenti si sono apposte all’azione erosiva, si sono formati ampi balconi sospesi e la pendenza della montagna si è attenuata alcune centinaia di metri sopra il fondovalle.

Con un pizzico di curiosità è però possibile cogliere alcuni degli innumerevoli spunti di natura geologica che il percorso sa offrire, ottimo esempio di geodiversità: una qualità che supporta e integra la biodiversità all’interno degli ecosistemi.

Il percorso sospeso sopra la vallata è un eccellente punto di vista per cogliere l’immane lavorio dei ghiacci e dell’acqua che hanno plasmato le forme e colmato la piana con enormi volumi di depositi e disegnato i conoidi perfetti allo sbocco delle valli confluenti.

I greti dei principali torrenti attraversati contengono sotto forma di blocchi variopinti il dna geologico delle vallate soprastanti.

Le pietre degli sfasciumi nel corso dei secoli sono diventate muri di sostegno degli innumerevoli terrazzi.

Osservati da vicino sono una cartina di tornasole dell’ossatura stessa delle nostre montagne.

Gneiss, graniti, scisti e serpentine trasformano i chilometrici muri a secco del versante retico in un prezioso album petrografico, spesso le patine multicolori di alterazione superficiale della pietra unite ai licheni rendono queste semplici strutture delle vere e proprie opere d’arte.

Il percorso lungo il versante retico si contraddistingue quindi come di mezzo di conoscenza privilegiato, strumento di fruizione turistica oltre che occasione per innescare un tracciato di sorveglianza a mezzacosta, per monitorare i processi di degrado legati all’abbandono delle attività agricole e, ci si augura, promuovere le necessarie azioni di micro manutenzione diffuse utili a ristabilire, almeno in parte, quella cultura “verticale” capace di garantire anche l’equilibrio idrogeologico.

Dall’ introduzione alla relazione geologica del “PERCORSO PER LA VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO DEI TERRAZZAMENTI DEL VERSANTE RETICO” novembre 2011

 

 

 

Narcotizzati dal rotore

5 Febbraio 2017

La montagna torna bianca e l’attrazione fatale verso il rotore riprende quota.

Leggo ora un aggiornamento sul quotidiano La Stampa.

Di fronte alla possibilità di muoversi nel silenzio tanti trovano una conferma, un affermarsi della sensibilità necessaria per avventurarsi con le proprie gambe nei pochi spazi non invasi dal rumore che ci restano.

Cavalcare il desiderio di quiete che popola il nostro cammino sembrerebbe ovvio ed economicamente vantaggioso per chiunque si occupi di accompagnamento nella natura, chiunque tranne i narcotizzati dal rotore, disusati inseguitori dell’alibi sempre più inconsistente della “valorizzazione” commerciale della montagna.

eli

 

Ghiaccio ed incertezze

1 Febbraio 2017

Ammettere il senso di incertezza racchiuso nell’arrampicata su ghiaccio mantiene la testa libera da soluzioni precostituite e aiuta a ricercare il maggior numero di informazioni per avere più possibilità di scelta nell’individuare la linea, dosare i colpi ed affidarsi agli attrezzi con delicata sensibilità.

Nelle foto: cascata centrale di San Giuseppe e vecchie baite vestite di pietra dell’alpe Zocca in Valmalenco

La casa del picchio nero

26 Gennaio 2017

A volte nel bosco può capitare di sentire un canto variabile, un’insospettabile melodia con intonazione vagamente umana. E’ il richiamo verso la femmina del picchio nero e questa è la sua casa, creata a colpi di becco, con martellanti raffiche di percussioni eseguite con esattezza cronometrica.

Allenarsi a cogliere piccoli dettagli nell’ambiente della nostra inutile scalata può aiutarci a riconnettersi con il mondo, istruirsi alla semplicità e fuggire dall’apatia e cecità assai diffuse anche in parete, includendoci almeno un poco nella natura.

Nella foto: nido del picchio nero scavato nel tronco d’abete nei dintorni di S. Giuseppe (Val Malenco).

picchio (600x800)

Escursione di ghiaccio all’alpe Lagazzuolo in Valmalenco

23 Gennaio 2017

Sotto il ghiaccio vitreo e trasparente si osserva l’acqua che corre e si ascolta il suono del flusso incessante che nel corso del tempo ha modellato e levigato le pareti di metagabbri pieghettati della Valle Orsera che costituiscono il greto dell’emissario del laghetto di Lagazzuolo.

Il silenzio è ghiacciato. Superiamo alcuni salti, aggiriamo piccole pozze, tra tronchi secchi contorti, rocce e mughi imprigionati dal gelo. Più in alto usciamo  nel bosco d’abeti e di larici, sino a raggiungere il bivacco degli Alpini all’alpe Lagazzuolo, in un gioco di luci e di ombre, guardando la linea pura delle vette assolate che ci sta davanti, tra la Sassa di Fora e il Tremoggia.

Cascata di Tornadri e degli Zombie in Valmalenco

19 Gennaio 2017

Le cascate solcano una fascia chiara di marmi e micascisti a calcite. In poche lunghezze di corda ritroviamo diverse forme di ghiaccio: frange, “cavolfiori”, “meduse” e un lungo “tubo di flusso”, per pochi istanti illuminato dall’ultimo sole.

Scalare sul ghiaccio non porta a niente, ma fa percepire il lavoro dei muscoli, il freddo, il sudore, fa esplorare luoghi speciali e inaccessibili e soprattutto ci fa sentire bene, dove la fatica non è imposizione, ma testimonianza di una bella giornata, ricca di scoperta e stupore.

Note:

1 – nonostante l’inclinazione modesta (per le tecniche e gli attrezzi moderni) la cascata degli Zombie è particolarmente delicata, per via del tubo di flusso sottile e della portata elevata. Piccoli rialzi di temperatura e una maggiore insolazione possono in breve tempo comprometterne la stabilità. 2 – su ghiaccio è sempre meglio evitare di salire in presenza di altre cordate in parete.

 

Sentieri bianchi

17 Gennaio 2017

Il sentiero innevato nel bosco attrae i bambini sugli sci meglio di ogni pista battuta. Qui il linguaggio adulto che ci portiamo dentro non funziona, perché incapace di vedere e comprendere l’esplorazione delle piccole cose.

Per scivolare lungo il sentiero servono occhi trasparenti e sinceri, per perdersi altrove, non seguire l’orologio e lasciarsi prendere dalla felicità.

Calcari solari

10 Gennaio 2017

Belle giornate per visitare le solari pareti di calcare del monte Barro che sfuggono alla cappa di foschia e gelo della pianura. Dalle pareti lo sguardo corre verso le colline moreniche che intrappolano le acque dei laghi briantei di Annone e Pusiano, mentre si arrampica su un bel calcare, lungo i piani di strato, con scannellature, vasche di corrosione e curiosi noduli di selce in rilievo che costituiscono gli appigli più generosi ed affidabili!

galbiate-1-602x800