Afferrare il granito magnifico dello Spazzacaldera aiuta a sfoltire i pensieri. Fessure, camini e spigoli si susseguono fino alla famosa guglia sommitale, sospesa sopra la Val Bregaglia, da affrontare ricercando il proprio centro di gravità.
Afferrare il granito magnifico dello Spazzacaldera aiuta a sfoltire i pensieri. Fessure, camini e spigoli si susseguono fino alla famosa guglia sommitale, sospesa sopra la Val Bregaglia, da affrontare ricercando il proprio centro di gravità.
Più che consultare relazioni, tracce GPS, fotografie, discussioni su forum e APP di ultima generazione, risulta più comodo, immediato e utile riferirsi alla biografia e periodo dei primi salitori e seguire i solchi incisi sulla pietra, lasciati da generazioni di alpinisti, prima con gli scarponi chiodati, poi con i ramponi, un po’ come i segni lasciati sui gradini consunti dentro le chiese da chissà quante processioni di fedeli nel corso dei secoli…
“Ciao Michele come va ?
Pernottato ieri alla Marinelli con mio figlio di 8 anni . Esperienza sempre magnifica
Volevo chiederti : mio fratello vorrebbe salire sul Bianco dalla via normale francese . Cerca una guida. Tu saresti disponibile ad accompagnarlo (se le condizioni ambientali sono buone) Quanto potrebbe costare ? Grazie e buona serata”
“Bello! Tuo figlio conserverà il ricordo. Bravo.
Riguardo al Bianco ho rimosso dalle mie attività la sua frequentazione. soprattutto la normale francese. Troppa gente contamina l’esperienza, per me non ha più senso, cerco altre montagne, quasi sempre deserte o quasi. Grazie comunque!”
La cresta ormai priva di neve rende ben visibile sin da lontano il vecchio pilastrino dell’Istituto Geografico Militare collocato in vetta nel 1935. Uno dei vertici trigonometrici di I ordine che i topografi, con i loro pesanti teodoliti, utilizzarono per realizzare la rete geodetica nazionale.
Siamo soli su questa grande montagna, mentre a poche decine chilometri di distanza volano insulti, pugni e spintoni tra guide ed alpinisti.
Creste e ghiacciai ci avvolgono, non restano davanti a noi come degli oggetti. Per la prima volta percorro questa montagna, forse meno nota di altri giganti delle Pennine, ma non per questo meno interessante. Quel che osserviamo non si esaurisce nella sola parte visibile.
Grandi nuvole dai contorni netti e delimitati salgono da sud. Sembrano enormi torri, con la sommità a cavolfiore e la parte illuminata dal sole di un bianco smagliante, così dense che tra neve e le nubi pare generarsi una continuità, un passaggio che collega la cresta sommitale direttamente al cielo.
Qui la montagna non è solo da vedere. Salire la via capolavoro del grande esploratore, geologo e alpinista, ci fa interagire con il granito, percorrendo spigoli, diedri, lame e fessure, in un rapporto diretto che nasce dal fare non solo dal guardare.
E’ assai difficile descrivere la moltitudine di sensazioni e immagini colte durante una salita in quota lungo le creste granitiche del Masino. Qui abbiamo visto, ascoltato, assaporato, sentito e toccato tante cose differenti.
Mille luci, temperature, nuvole, suoni, pioggia e animali ci hanno accompagnati dall’inizio alla fine. In fondo l’arrampicata non è che una parte dell’esperienza. E’ forse per questo che il bello dell’alpinismo (autentico) sta nel non essere riconducibile alla sola apparenza?
Il grande libro di pietra focalizza l’attenzione, risveglia sensazioni, favorisce l’esperienza e la condivisione delle ispirazioni.
#LaulaMiglioreE’fuori
Bellezza: “qualità che sa appagare l’animo attraverso i sensi, facendosi in tal modo oggetto di meritata contemplazione”.
Quassù è sufficiente aprire lo sguardo, migliorare la propria sensibilità e mettersi in connessione con quello che ci circonda. Basta lasciarsi cogliere dallo stupore.