Una corazza bianca ricopre la montagna oltre i 2400 metri di quota.
Le recenti nevicate in quota e venti di burrasca da sud hanno ricamato creste e pareti.
La nostra cima in estate è un aereo belvedere sul gruppo del Bernina.
Oggi si trasforma in un bel condensato di alpinismo con gli sci, diverso dallo scialpinismo, attività ormai circoscritta al fitness entro scenari gradevoli, al mondo delle gare, alle discipline olimpiche.
Alpinismo con gli sci perché qui rimane una buona dose d’incertezza, dove ci circondano un sacco di componenti irrisolvibili e sfuggenti.
Preludio d’inverno.
“Quindi tecnicamente parlando, lo sci d’oggi è molto più avanzato di quello di ieri. E i materiali attuali lo rendono molto più facile. Ma il vero problema è che gli sci che girano da soli non necessariamente rendono più piacevole sciare. Perchè “facile” dovrebbe significare “stimolante”, “migliore”? ”
Lito Tejada Flores RDM Dimensione Sci 1992
Se intendiamo la montagna bianca come qualcosa di diverso da un “oggetto” a disposizione ben gestito,
se muovendoci sulla neve intravediamo la possibilità di conoscere meglio alcuni elementi (neve, Terra, cielo, uomo) tra cui intercorrono relazioni assai complicate,
se dopo esserci informati e preparati ci viene il dubbio che conoscenza ed esperienza aiutano a ridurre una certa quota di rischio e di errori, ma non forniscono certezze, né risolvono tutti i problemi…
forse è possibile ricominciare ad occuparsi non solo di tecnica, ma di fiducia, paura, cura, emotività e “simpatia” con i luoghi, per allenare la propria esperienza sulla neve, unendo l’esplorazione di ambienti naturali assai rari e preziosi con uno sguardo verso il proprio modo di attraversarli.
Scegliere le curve migliori non dipende solo da quante capacità abbiamo o dagli attrezzi che indossiamo, ma da una fitta relazione di aspetti condizionanti: elementi naturali e meteorologici in continua evoluzione, tempo a disposizione per decidere, pressione psicologica, comprensione di ciò che accade, complessità organizzativa, tecnica e umana.
In tal modo proveremo a sciare mettendo a fuoco le relazioni con l’ambiente circostante e sensorialità, utili a ricordare che ciò che abbiamo a disposizione non è smisurato, così da ritrovare un senso della realtà e, perché no, anche del limite.
Destinatari:
-appassionati sciatori, principianti ed esperti, ragazzi e adulti desiderosi di provare qualcosa di nuovo;
-figure di riferimento tecnico e organizzativo di scuole sci, sci-club, CAI, gruppi sciatori.
-scialpinisti e sciatori fuoripista.
Luoghi di svolgimento: Valmalenco Gruppi del Bernina e Disgrazia.
La bolla di calore in pochi giorni ha “divorato” gran parte della neve dell’inverno che sembrava non finire mai.
Saliamo con passo costante e cadenzato, dove la lentezza è compagna del silenzio.
Qui non esiste frenesia. La discesa tra i crepi richiede attenzione e più in basso la neve fradicia non consente spostamenti rapidi, solo delicati cambi di direzione…
Scivoliamo di fronte alla Becca di Luseney con un bianco allucinante dentro un perfetto “half pipe” naturale, che da quasi un senso di vertigine. Abbiamo calpestato e percorso: nevi ghiacciate, nevato, grossi accumuli di valanga, sino a neve satura d’acqua.
Vedere, sentire, assaporare questa montagna bianca non può che ampliare un gran senso di meraviglia.
La montagna bianca è priva di confini e recinti, eppure gli instancabili “risalitori” in assetto sportivo si costringono in discesa nella stretta traccia battuta per guadagnare in velocità qualche metro ed evitare di spingersi per pochi tratti in piano.
Per noi è l’occasione per esplorare gli spazi aperti e disegnare un grande pettine di tracce parallele nella neve intatta.
Di ritorno dalle prime esperienze scialpinistiche, questo è un piccolo gioco che alza lo sguardo e lascia spazio al tempo e all’osservazione.
Oggi è brutto tempo, anche se in realtà dovremmo parlare di tempo diverso.
I suoni si attenuano e si svela un’inconsueta geografia dei luoghi.
Scariche di neve polverosa si sentono cadere lontano, ad intervalli regolari, sono le ripide pareti del Monte delle Forbici che si liberano dalla neve caduta nelle ultime ore.
Nel bianco navighiamo tra i larici, grandi e piccoli, piegati e contorti dalle bufere e dalle valanghe, hanno cortecce spesse, rossastre o annerite dai fulmini, colorate da licheni barbuti.
Sono larici pionieri che crescono sino 2500 metri.
Forse con il sole non li avremmo osservati con la stesso stupore.
Stabilire un contatto diretto e sensibile con la neve è un buon inizio. Un’occasione per tornare, almeno per un poco, come i nostri antenati, che non si muovevano mai, ma avevano più esperienza di noi che abbiamo visto tutto.
Per cogliere le sfumature e per renderle evidenti occorrono parole adatte, altrimenti rimangono invisibili. A volte solo il dialetto sa esprimere la genuinità del sentito.
I brüch de néf de feverèè ( ripetute spolverate di neve fredda e leggera tipiche del mese di febbraio) hanno portato un’ottima coltre bianca, ben conservata dalle basse temperature di questi giorni nei versanti al purìif (freddi e ombrosi) come il nascosto canale Nord-est del Sasso Nero, un percorso singolare, che si snoda sotto a un cielo blu, incassato tra le rocce.
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