Damiano e Chiara hanno deciso di imparare a sciare senza usare impianti di risalita.
Hanno imparato più velocemente?
Forse no, ma è davvero necessario affrontare tutte le piste in poco tempo?
Lontani dalle folle, dall’odore di fritto, dal tunz, tunz, tunz, martellante dei ristori, ci si riappacifica con la montagna.
Il percorso di apprendimento può apparire più complicato senza l’ausilio degli impianti, ma ogni metro di discesa, guadagnato con l’energia dei propri muscoli, si trasforma in stupore e meraviglia.
Scivoliamo sulla neve per divorare migliaia di metri di discese tutte uguali? O per allargare il respiro e imparare a conoscere la montagna d’inverno?
Blu terso sopra la montagna, con lo strato bianco variabile che ci separa dalle rocce affioranti. I sastrugi sono solo un fastidio? O la loro presenza ci cattura? Sotto gli sci suonano di vento e d’inverno, con le loro forme mutevoli e infinite. I sastrugi usano le variazioni per vedere se sai sciare e trasformano poche ore d’uscita sulla neve in un viaggio….
L’epoca degli impianti leggeri e poco impattanti è tramontata da un pezzo. Quest’anno per la prima volta da decenni, eccezion fatta per l’ultima stagione pandemica, è molto probabile che non mi munirò di ski pass.
Farò semplicemente lo sciatore di montagna, e pure il maestro per chi lo vorrà, con risalite supportate dalla sola energia dei propri muscoli, per inseguire la “curva perfetta”, per rubare un titolo al Professor Daidola, che di sci, e non solo, se ne intende.
Sulla montagna bianca le uniche “regole” cui siamo soggetti sono quelle della natura, non quelle scritte da altri uomini. Eppure le recenti norme approvate sulla “sicurezza nelle discipline sportive invernali”, in vigore dal 1 gennaio 2022, contengono nuovi obblighi e sanzioni ed equiparano definitivamente lo sci in pista alla circolazione stradale, allontanandoci ulteriormente dal concetto di autoprotezione e assunzione di responsabilità.
Di questo passo gli spazi per scivolare liberi (con scelte consapevoli e responsabili) verranno rimpiazzati da luoghi di transito sempre più artificiosi e delimitati da recinti…
Nel linguaggio comune e nei titoli dei giornali spesso i termini rischio e pericolo sono usati come sinonimi.
In verità esprimono concetti assai diversi: il pericolo indica qualcosa che ha il potenziale di causare danni, mentre il rischio è la probabilità che si verifichi un danno, in base all’esposizione a tale pericolo.
Per fare un po’ di chiarezza ricordo che la scala europea del pericolo valanghe esprime un indice di pericolo, non di rischio!
In altri termini l’indice di pericolo fotografa la stabilità del manto nevoso e il sovraccarico necessario per provocare il distacco di una valanga, il rischio dipenderà da mille altri fattori concomitanti: il luogo prescelto per l’uscita, morfologia, pendenza, l’orario, vegetazione, le temperature, la numerosità del gruppo, le interferenze con altri frequentatori della montagna, la geometria della traccia, la linea di discesa, le cadute….
A titolo di esempio, con indice di pericolo 5 – molto forte (valanghe spontanee di dimensioni da molto grandi a estreme) ma io resto a casa davanti alla stufa, il rischio è pari a zero!
Con indice di pericolo 2 – moderato (situazione valanghiva per lo più favorevole) ma mi muovo con gruppo numeroso, non distanziato, nelle ore centrali e con forte rialzo termico, il rischio schizza verso l’alto e vado al cimitero.
Considerato che il 30% delle giornate d’inverno ricadono entro l’indice 3 (marcato), e gran parte delle nostre sciate si svolgono entro questo scenario, se questo numero (anziché il pericolo) rappresentasse rischio 3 su una scala di 5 è come se giocassimo alla roulette russa con revolver a 5 colpi carico con 3 proiettili…
ARTVA
Dopo il clamore suscitato della pasticciata Legge Regionale n. 26 del 1° ottobre 2014 che rendeva obbligatorio l’ARTVA per “gli utenti delle superfici innevate diverse dalle aree sciabili attrezzate”, includendo ogni generica superficie bianca, tale obbligo pare proprio essere ridefinito dalla successiva Legge Regionale n. 15 del 26 maggio 2017.
Prima: “Gli sciatori fuori pista, gli escursionisti d’alta quota e gli sci-alpinisti DEVONO inoltre munirsi di appositi attrezzi e sistemi elettronici per consentire un più facile tracciamento e il conseguente intervento di soccorso” Dopo: Gli utenti delle superfici innevate diverse dalle aree sciabili attrezzate e, in particolare, gli sciatori fuori pista, gli sci alpinisti e gli escursionisti devono rispettare, in quanto applicabili, le regole di comportamento di cui al comma 2 e munirsi degli appositi sistemi di autosoccorso QUALORA SUSSISTANO pericoli di valanghe, verificando le condizioni climatiche anche attraverso la consultazione del Bollettino neve e valanghe di ARPA Lombardia per consentire interventi di soccorso”.
Mentre il sistema implode, con il cannoneggiamento degli aridi pendii, vorrei rispolverare la casacca da maestro di sci, di montagna, con alcuni suggerimenti per l’inverno, lontani dai moderni lunapark in quota.
Il programma prevede:
-distacco dalla routine quotidiana;
-svolgimento solo con neve vera! La neve naturale è fondamentale, non la intendiamo buona solo per rendere bianco l’ambiente attorno;
Conoscere i materiali, l’abbigliamento, l’alimentazione. Apprendere le tecniche di salita e discesa, le inversioni, i tipi di curva…Utilizzare con disinvoltura gli strumenti di autosoccorso, orientarsi, distinguere i cristalli di neve…
Sono i fondamenti di ogni corso di scialpinismo.
A volte mi chiedo se quest’ approccio non assomigli però allo studiare, persino troppo, ma in maniera parziale la verità.
Prima di buttarci a capofitto nello studio della “scienza della neve”, convinti che in tal modo andremo automaticamente ad incrementare la nostra capacità di prendere delle decisioni durante le uscite in montagna pensiamoci un momento.
In un ambiente assai complesso, dove i processi decisionali si susseguono in una continua evoluzione, attraverso fattori ambientali e umani altamente mutevoli, mettere a fuoco l’incertezza della percezione individuale è importante quanto indagare le abilità di ciascuno.
In pratica il solo addestramento senza assimilare l’esperienza può persino portare a un ingannevole senso di sicurezza.
Esser consapevoli che le emozioni tracciano in modo indelebile la quantità e qualità delle informazioni, assume un’importanza paragonabile, se non superiore, alla conoscenza degli accorgimenti tecnici necessari per affrontare la nostra uscita sulla neve.
Questo non significa proporre facili alternative semplificate, ma accompagnare l’apprendimento con una buona dose di curiosità, interesse, sfida e pure diritto all’errore.
Individuare i giusti contesti può aiutare a fissare l’esperienza, dando spazio alla creatività e alla possibilità di scegliere sin dai primi passi.
Trarre insegnamento dalla sperimentazione e conoscere cosa significa conoscere non meritano di stare in cima all’elenco delle cose da imparare?
Per chi desidera muoversi in territori sconosciuti, accanto alle consolidate modalità di prevenzione, per muoversi “in sicurezza” sulla neve, alle giornate di autosoccorso, all’analisi dei dispositivi e al funzionamento degli ARTVA di ultima generazione….è pure possibile, con concretezza e senso della realtà, indagare le proprie capacità e i propri limiti, per apportare cambiamenti efficaci ai comportamenti che ci possono mettere nei guai. #altrestrade #FormazioneVendül
Meglio investire in esperienze o nell’ultimo ritrovato tecnologico?
Farsi travolgere dallo shopping compulsivo da black friday o accontentarsi dei propri attrezzi, che in fondo hanno solo qualche anno e funzionano ancora benissimo…
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