In fondo prendiamo coscienza di quello che ci circonda attraverso il sentire. Il sentire precede il sapere.
Le risonanze percettive sono e restano il modo più immediato per capire quel che sta accadendo attorno a noi.
In montagna ci permettono di registrare il presente e, da qui, decidere ogni nostra azione e comportamento. Immagini, suoni, profumi, contatti e sapori ci restituiscono il senso di quel che stiamo attraversando.
Ognuno si muove in un proprio universo di sensi, legato alla propria storia personale e all’educazione che ha ricevuto. C’è il bosco dell’indigeno, del bracconiere, del turista distratto, di chi si è perso. La foresta del cercatore di alberi, ma anche quella degli animali che la abitano e delle piante stesse.
Non esiste una verità del bosco, ma una moltitudine di percezioni, tutte diverse.
Così come non esiste un intorno che possa essere restituito soltanto attraverso un’immagine, dove la vista diventa il riferimento principale.
Proviamo a dare forma anche a quello che non si vede.
Leggere la montagna, un laboratorio per allenare l’attenzione.
Chiareggio, 1 agosto 2026.
