Puntiamo dritti alla vedretta del Disgrazia, verso il passo di Mello. Il cielo lattiginoso e la distesa bianca rendono lo spazio privo di dimensione, i piedi si trasformano in preziosi recettori sensoriali, capaci di orientare il corpo e indirizzare gli sci.
Siamo solo in due, unica presenza umana in Val Sissone, sotto alla nord del “Picco glorioso”. Conduce Andrea, ha a disposizione l’intera montagna per sperimentare la traccia in salita, adattandola alla mutevole morfologia del pendio. Percorriamo un tratto a mezzacosta scavalcando alcuni accumuli di valanga primaverile, per poi risalire il solco vallivo bordato dal salto di rocce levigate dal ghiacciaio che si fa via via più ripido sino a raggiungere il vasto circo superiore, sotto le belle pareti della Punta Baroni. Il passo di Mello è sorretto da un bastione di granito del Masino che viene a contatto con la serpentinite del Disgrazia poche centinaia di metri più a sud.
Il sole si affaccia e la discesa si riempie di luce, libera e piena d’aria. Sempre più mi convinco che la curva migliore non esiste senza un luogo e uno scenario raggiunto con le proprie forze.
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