Il fresco perduto

Forse non avevamo mai vissuto, con questa frequenza e per periodi così lunghi, un caldo capace di togliere piacere persino a una giornata in montagna.

Troppo caldo per camminare, per salire una vetta. Ghiacciai disfatti, sete e sudore già negli avvicinamenti.

Persino l’arrampicata, sulle pareti disseminate a ogni quota, perde qualcosa. Anche all’ombra il grip scompare.

Sono disagi modesti, ma basta guardarsi intorno per capire che raccontano molto altro: fiumi e laghi in sofferenza, incendi, versanti sempre più instabili, piogge brevi e violentissime che innescano devastanti colate di detriti.

Mi domando se questo caldo, arrivato ormai fin quassù, possa almeno incrinare l’illusione di abitare un luogo in qualche modo al riparo.

Per molti la fatica climatica non è un disagio incontrato in vacanza. È la vita di ogni giorno.

È il raccolto che salta, l’acqua che manca, il lavoro sotto il sole dei campi, il viaggio forzato attraverso il Mediterraneo, gli incendi che tornano ogni estate.

Noi, tra montagne fresche e ricche d’acqua, abbiamo potuto permetterci di considerarlo lontano.

Forse è finita anche questa distanza.