Là fuori

Venerdì sera, a Sondalo, abbiamo parlato di montagna, sicurezza, rischio, libertà, di quella strana necessità che ci porta ad andare là fuori, dove le cose non sono mai completamente sotto controllo.

Grazie al Museo dei Sanatori di Sondalo per aver voluto inserire questa chiacchierata nel programma degli incontri culturali del museo, e grazie a Luisa Bonesio, direttrice del museo e studiosa rigorosa e originale delle trasformazioni del paesaggio, per aver creato lo spazio perché questo confronto potesse avvenire.

La carne dell’orso prende spunto dal racconto di Primo Levi: il ricordo di un bivacco imprevisto, di una notte assai difficile in montagna e di quella particolare libertà che nasce quando ci si trova fuori dal recinto delle proprie certezze.

Ne abbiamo parlato a lungo, cercando di capire che cosa stiamo davvero cercando quando andiamo in montagna.

Piacere? Esposizione? Incertezza? Sorpresa? La possibilità di sbagliare, dover cambiare piano, accorgerci che il mondo non coincide con quello che avevamo previsto.

E qui, inevitabilmente, il discorso è finito sulla montagna di oggi.

Perché mentre continuiamo a parlare di sicurezza, accessibilità e di esperienze da offrire e di turismo, la montagna sta cambiando sotto i nostri occhi.

In queste ultime settimane il caldo ha reso evidente qualcosa che ormai non possiamo considerare soltanto una questione scientifica o ambientale.

Non è soltanto una montagna più pericolosa, ma più difficile da riconoscere.

Eppure continuiamo spesso a comportarci come se nulla fosse.

Come se la montagna potesse essere resa sempre più prevedibile, organizzata, attrezzata, consumabile, simile a un enorme centro commerciale planetario, climatizzato e aperto ininterrottamente, dove ogni esperienza deve essere disponibile, sicura, accessibile e possibilmente già confezionata.

Forse dovremmo invece tornare a riconoscere il valore di ciò che non possiamo completamente controllare.

Non per cercare il pericolo, né per esaltare il rischio, ma per imparare nuovamente a leggere ciò che cambia.

Grazie a chi venerdì sera c’era, a chi ha ascoltato, discusso e aggiunto un pezzo alla conversazione.