La misura delle difficoltà che uno scalatore può affrontare in discesa, con sicura e piena coscienza delle proprie capacità, deve rappresentare l’estremo limite delle difficoltà che egli affronta in salita.
Scomodare la celebre frase di Paul Preuss è probabilmente démodé…mi è ritornata alla mente leggendo il recente exploit di Jim Reynolds sul Fitz Roy, percorso in salita e discesa, senza l’uso della corda..
Eppure la capacità di arrampicare in discesa è la più bistrattata e dimenticata in assoluto, nonostante sia un requisito indispensabile per praticare l’alpinismo..
Per questo, oltre al corso di “selvaticità” o di “camminar per gande”, mi piacerebbe realizzare un corso di disarrampicata.
Forse è meglio rinunciare ai “resting” su vie troppo difficili per il nostro livello e affrontare più metri in discesa, disarrampicando?
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