La parete che si sente

Per aderire al serizzo occorre stare in forza, ma anche restare in sé.

È un equilibrio del corpo e della testa, una condizione difficile da spiegare e ancora più difficile da mantenere. Mentre si scala si raccolgono informazioni attraverso i sensi, ma anche impressioni che non sempre sappiamo nominare. Metro dopo metro.

Questa mattina ho messo nello zaino un paio di scarpette con la suola spessa e dura. Alla base della parete il sole non è ancora arrivato. Ho i piedi freddi e nei primi metri quasi non sento gli appoggi.

Guardo le protezioni, distanziate, e per un istante mi chiedo se ho scelto bene.

Il serizzo è lì, ruvido e compatto, ma sotto i piedi ancora non dice molto. Devo fidarmi di quello che vedo, più che di quello che sento.

Poi il sole raggiunge la parete.

La gomma si scalda insieme al corpo. La sensibilità ritorna. Ogni piccola rugosità comincia a farsi sentire, una superficie che fino a pochi minuti prima sembrava liscia si riempie di possibilità.

Anche la scalata si distende.

Il respiro trova il suo ritmo, il corpo smette di cercare appoggi e comincia a riconoscerli senza pensare. Le mani seguono le forme della roccia, i piedi si affidano a quelle minime asperità che prima non riuscivo a riconoscere.

A un certo punto mi fermo; sotto di me volano i gracchi.

Li guardo per qualche secondo, mentre la parete continua a restituire al corpo piccole informazioni, pressioni, attriti, inclinazioni. Non c’è niente da risolvere in quel momento, solo da stare lì, abbastanza presenti da accorgersene.

Forse è anche questo che cerchiamo quando arrampichiamo.

Una particolare qualità dell’attenzione, quella condizione in cui corpo e pensiero smettono per un po’ di andare ognuno per conto proprio.

Forse perché non appartengono soltanto alla parete, ma a quel preciso istante, a quel corpo, alla luce, alla temperatura del momento, a quella quantità di paura e di fiducia.

E la volta successiva sarà già un’altra storia.

Nell’immagine: il mio giovane compagno di cordata sale con naturalezza e senza indugio