Il ghiacciaio è ancora candido, la grandine del temporale serale si aggiunge alla neve residua di pimavera che ancora ricopre alcuni tratti di cresta.
Il passaggio dal duro granito alla serpentinite arriva all’orecchio prima che all’occhio. In pochi metri cambia il suono dei ramponi che graffiano la roccia, si passa da qualcosa di simile al graffio della forchetta sul piatto, ad una sensazione acustica più gradevole, prodotta dalle punte in acciaio che aggiungono nuove striature sulla più morbida pietra verde della Valmalenco.
Poco prima di afferrare le rocce rotte della cresta che conducono in vetta, un ciuffo di amianto che spunta da una fessura indica la via.
Il Picco Glorioso riserva sempre nuove sorprese.







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