Segni

È tornato il fresco, o almeno una parvenza di normalità nelle temperature. Oltre i 3000 metri la berretta torna utile.

L’aria è pulita, una brezza da Nord sposta le nubi e una coppia di gipeti veleggia attorno alla piramide scura dello Scalino. I corvi, chiassosi, li allontanano.

Nuovi laghi e grandi dorsi di balena sono emersi dove fino a poco tempo fa c’era il ghiaccio.

La luce radente mette in risalto ogni asperità; nuvole grigie passano basse sulle cime.

L’acqua di fusione scorre ancora, raccolta lungo la sinuosa bédière che si allunga sulla superficie grigia, coperta di detriti. Di neve residua, non c’è praticamente più traccia.

Più in basso, i pascoli d’alta quota hanno già il colore di settembre, steli d’erba alti, gialli e rossicci, mossi dal vento.

Chissà se il tritone alpino è sopravvissuto al disseccamento esteso delle zone umide.

Il solito caos geologico: pieghe nei marmi e negli scisti, lobi del rock glacier  in lontananza. Una palina ablatometrica schiantata, come il ghiaccio dentro cui era infissa.

La salita continua dentro questo paesaggio che cambia sotto gli occhi, dove il ghiaccio si fa roccia.