Partiamo da un grande frammento di antica crosta oceanica, metamorfosato durante la costruzione delle Alpi, e mettiamolo accanto al corpo granitico del Masino-Bregaglia.
Ne viene fuori una montagna singolarissima, dove in pochi passi si incontrano graniti, sciami di filoni di apliti e pegmatiti, anfiboliti, micascisti e quarziti.
Il Monte del Forno non è soltanto una cima da raggiungere, è una montagna da osservare. Le rocce cambiano, si piegano, affiorano con colori e strutture diverse. Basta camminare e guardare per ritrovare, nella montagna di oggi, una storia cominciata milioni di anni fa.
E poi c’è quel piccolo gioco, quasi infantile di non toccare la catena che conduce alla vetta.
Una regola semplice, che costringe a fare attenzione e aggiunge alla salita una curiosità inattesa.
Perché certe montagne non chiedono soltanto di essere salite.
Chiedono di essere guardate.











