Al centro della foto, ricevuta da un amico, si osserva una nuova frana scesa probabilmente negli ultimi giorni sulla parete Nord del Cassandra.
Non è gigantesca, ma ha comunque modificato un tratto di parete ormai da qualche anno spoglio di ghiaccio e neve — salvo la recente spolverata che vela appena le forme.
Il cono di detrito si apre come un ventaglio dal punto di crollo, fino a raggiungere il ghiacciaio del Ventina.
È la montagna che cambia pelle.
Crolli e frane sono sempre avvenuti, ma la drastica riduzione del ghiaccio, la minor copertura nevosa e la degradazione del permafrost non possono che favorire l’aumento dei processi di instabilità naturale.
Dovremo farci il callo.
Detriti, rocce rotte, brusche oscillazioni termiche che agevolano i distacchi.
Il facile che si trasforma in difficile o impossibile.
Nuovi occhi, nuove antenne, per abitare l’instabile.

