GHIACCIAIO DI FELLARIA questo sconosciuto

Raggiungo il ghiacciaio inserendo il pilota automatico del ricordo sensoriale. Ogni roccia, morena e torrente di quest’angolo selvaggio della Valmalenco rappresentano una mappa della memoria assai familiare.

Alla base del roccione di gneiss rossastro che si alza sopra la grande morena della piccola età glaciale, sopra ad una cengia, ritrovo il solito grande cespuglio di genepy nascosto.

Seguo i profumi delle pasture d’alta quota e poi quelli della flora alpina periglaciale sino a mettere il piede sul ghiacciaio. La seraccata scarica ad intervalli quasi regolari.

La guida alpina Peppino Mitta (mio prozio) con due compagne d’ascensione
dinanzi al ghiacciaio, anni ’30 del ‘900, foto archivio M. Comi.

I miei compagni d’avventura calzano felici i ramponi per la prima volta, esplorano la superficie del ghiaccio e ne ascoltano il respiro.

Il paesaggio non si conosce quando si da il nome corretto a tutto quello che contiene – tanti lo possono fare – ma quando si ha la percezione delle mille relazioni al suo interno.

La differenza è la medesima tra la conoscenza della storia e una fredda lista di avvenimenti.

Sono cresciuto tra i pascoli affacciati sulla Vedretta, sono felice di poter essere il vostro interprete alla scoperta del Ghiacciaio di Fellaria, per facilitare l’incontro e l’ascolto con questi luoghi straordinari.

1980, con mio fratello Luca (con il binocolo) nei pressi
del rifugio Bignami all’Alpe Fellaria (foto Emi)

Per ascoltare la storia e le storie del ghiacciaio, delle cime intorno, di uomini e montagne, delle memorie impresse tra i crepacci e sulle rocce.

Per osservare dal vivo i fenomeni glaciali e toccare con mano gli effetti drammatici del cambiamento climatico in corso.

Per contrastare l’emergere di false geografie e dalla progressiva sparizione di un senso reale della montagna, sempre di più ridotta a semplice scenario di svago e autorappresentazione.

Per essere sicuri di non abitare semplicemente un’idea fugace e rubare un selfie, ma essere parte di un luogo unico e irripetibile.

Mia nonna Isabella rincorre un tacchino nei pressi del rifugio, notare la sagoma bianca del ghiacciaio sullo sfondo ancora imponente (foto Emi)

“Se dovessi andare in un altro paese, prima di visitare qualsiasi museo, biblioteca, fabbrica o città favolosa, chiederei al mio accompagnatore del posto di portarmi a passeggiare nella sua terra d’infanzia, gli chiederei di dirmi i nomi delle cose e di raccontarmi come sono diventati un insieme, dando forma ad una comunità.” Barry Lopez, Una geografia profonda – scritti sulla Terra e l’immaginazione.

Note1

La visita al ghiacciaio è costruita su “misura”, per piccoli gruppi, con percorso escursionistico e la possibilità di estendere l’esplorazione alle zone periglaciali lontane dai sentieri più frequentati.

E’ anche possibile attraversare il ghiacciaio, unendo al percorso di conoscenza l’acquisizione delle tecniche base alpinistiche (uso dei ramponi e progressione in cordata).

Per ulteriori informazioni: info@mountlab.it +39-3488403009

Note 2

Suggerisco l’ascolto del podcast Ghiaccio Sottile (mio piccolo contributo ep. 1 e 2).

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