Non trascorre estate senza che un passeggiatore in brache corte e scarp del tennis fotografato sui ghiacciai del Breithorn risvegli l’indignazione collettiva di fronte a cotanta irresponsabile leggerezza, foriera di tragedia, congelamenti e morte.
Sciagurati! La montagna non è una spiaggia, non è ammissibile essere così male equipaggiati! Sono i toni (più morbidi) della reprimenda…
L’immagine diventa presto virale e il tiro al bersaglio contro l’avventato escursionista si moltiplica..
Eppure mai nessuno si spinge oltre lo scafandro mancante.
Mai un suggerimento che mostri un minimo accenno di evoluzione personale e sociale. Cosa pensa il tipo in maglietta, cosa sa, cosa lo spinge, quanto è consapevole del suo comportamento? E se fosse un novello Messner? Un Honnold delle nevi?
Abbiamo talmente forzato ogni spazio di pensiero alla nostra miserabile misura, alimentato l’ignoranza assistita e la deresponsabilizzazione sino a dimenticare ogni relazione con l’ambiente e con noi stessi.
Strumenti, tecnologia, equipaggiamento e controlli sono fondamenti del moderno pensiero dominante dell’andar per monti come al piano.
Che valore ha l’esperienza sulle cime se rinunciamo anche qui al meglio di noi stessi?

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