Soffia un vento di burrasca sul filo di cresta.
Turbini di neve avvolgono le cime e lunghi pennacchi bianchi si allungano verso sud.
I cristalli spazzati via si depositano nei pendii e canali sottovento, prendono la forma di croste o spesse placche pesanti e fragili.
Mentre attraversiamo queste superfici irregolari, che cambiano di continuo, la presunzione d’essere maestri costituisce il miglior inganno.
Ci fermiamo prima del tratto più ripido e dopo aver saggiato l’ingresso del canale di discesa torniamo sui nostri passi.
Ritrovarsi ancora studenti in questa pratica è forse la migliore risorsa di cui disponiamo.

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