Con il proliferare di piattaforme di vendita d’esperienze in montagna la guida alpina non si sottrae ai sottili condizionamenti della réclame e va a finire sotto la voce “prodotti”, accerchiata da motori e aperetivi, peggio di shampoo e detersivi.
Come orientarsi tra: “aperitivo in motoslitta nei boschi”, “cena in baita a Folgaria: trasporto in motoslitta”, “cena in baita con trasporto in funivia a Courmayeur”, “Pistenbully Tour a San Martino di Castrozza” o “giornata di freeride sulle Dolomiti con Guida alpina”?
Quando l’esperienza entra nell’orbita del consumo, il bersagliamento pubblicitario ci ingloba.
Così l’esperienza intesa come apprendimento lento, riflessione che necessita di tempi e modi appropriati, pare stia scomparendo, sacrificata in cambio di una spettacolarizzazione permanente, data in pasto alle tecniche più sofisticate per abbagliare il compratore.
Dove sta la consistenza, la realtà? Dove fuffa e finzione?
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