Le uniche riviste di montagna che conservo, ormai impolverate, sono alcuni vecchi numeri della Rivista della Montagna (Speciale Roc e Dimensione Sci).
Con quest’abbondanza inaspettata di neve autunnale, val la pena rileggere il pezzo di Lito Tedaja Flores, esattamente di trent’anni fa.
Neve bianca, neve nera.
La neve bianca cade di notte.
La neve nera di giorno: orario d’ufficio, dalle otto alle cinque.
La neve bianca cancella le cicatrici estive, copre i ceppi degli alberi segati in serie, i pendii erbosi delle colline, le palizzate degli agricoltori.
Si fa di giorno in giorno più alta, spolvera il mondo, la carne e i fianchi della montagna restituendogli una sorta di pace.
La neve nera è un invito all’eccesso.
Per di più – diciamo la verità – la striano bagliori di colore verde, quelli dei soldi-dollari, franchi, marchi, lire: un eccesso di peso verde che comprime la pelle bianca e perfetta d’inverno.
La neve bianca è la pelle dell’inverno, una pelle liscia e fiabesca, è lo specchio con cui gli sciatori cercano riflesse le loro immagini veloci, è il fresco tappeto magico su cui scivoliamo in stato di grazia, o che ci fa scivolare nello stesso stato di grazia tramite immaginarie dimensioni curve.
La neve nera non sa quando è ora di smettere, cade senza sosta: una bufera di fiocchi taglienti che picchietta sui tasti di montagne trasformate in registratori di cassa e fa sognare più appartamenti, più boutique, più negozi di souvenir agli operatori turistici.
La neve bianca cade in extremis, giusto il tempo per salvarti dal tennis o dalla televisione e schiudere un nuovo orizzonte spazio temporale a quattro dimensioni dove pensavi fosse vietato l’accesso (ma ti sbagliavi).
La neve bianca ti mette gli sci ai piedi e rimette le ali ai tuoi sci.
La neve nera cade sulla gente di montagna come i colpi di tamburo che precedono il sacrificio tribale: dì addio alle domeniche immerse nella solitudine, addio al silenzio della neve che con le onde del suo radar a 360° circonda il tuo cuore d’alta quota, addio alle bianche forme dell’inverno, pure ed essenziali, ai rami nodosi ammorbiditi dalla coltre di neve, alle creste di roccia aguzze rese lisce e soffici.
Preparati al doppio lavoro senza neppure un giorno di libertà.
Agli appartamenti in comune con altri quattro tizi e altre tre fanciulle, preparati a passare le domeniche cercando di fare il bucato, la spesa, riparare la macchina e anche cercando di sciare, con la visibilità ridotta a zero naturalmente, preparati ad affitti cari e paghe misere.
Preparati, preparati..
La neve bianca riscatta l’inverno, basta un’ora libera, una mattina di neve farinosa al mese, una curva perfetta; ti strega, convincendoti che vale la pena sopportare tutto.
E la vale davvero, perché la neve bianca continui a cadere, una volta alla settimana, una volta ogni due; e anche se sembra sempre troppo poca, finché la polvere è abbastanza alta, il pendio abbastanza ripido, la forza di gravità abbastanza forte e costante, ce n’è a sufficienza per piegarsi nella direzione del vento e sognare un pianeta tutto in discesa, coperto di neve bianca che arriva alla cintola.
La neve nera è la moneta falsa che baratta l’adrenalina con il colesterolo, l’ebbrezza del volo con il conto in banca, una passione sicura con un lavoro sicuro.
La neve bianca è il massimo, alle sue lusinghe cediamo di nuovo un anno dopo l’altro mettendoci in coda al freddo prima che aprano gli skilift, comprando i biglietti della lotteria per conquistarci il diritto di essere i primi a sciare questo pianeta bianco reinventato.
La neve nera è il mantello affaristico dell’inverno, colei che fa di tutto per spezzarne l’incanto, promette una felicità differita, lascia via libera all’avidità, boicotta l’inverno.
La neve bianca è semplicemente neve, acqua cristallizzata in un’improvvisa perfezione esagonale, che cade come un nuovo inizio, è una seconda smazzata di carte distribuite imparzialmente, un altro inverno in attesa di nuove tracce, di movimento, d’amore.
Neve nera, neve bianca. Un conflitto antico, un conflitto moderno.
Lito Tedaja Flores – La Rivista della Montagna n. 114 Dicembre 1989
©StileAlpino.it - Testi e immagini sono proprietà di StileAlpino.it, qualsiasi riproduzione anche parziale è vietata.
Articoli (RSS) and Commenti (RSS)
