Essere leggeri in montagna significa eliminare ciò che è di peso, il superfluo, l’eccedente.
Superflui non sono però solo alcuni materiali o attrezzature. Sempre più spesso le proposte d’itinerario, di viaggio o i racconti di salita scivolano nel superfluo, nell’originalità forzata, condita da inutili inglesismi, che eccedono il limite della necessità.
Così la montagna non si sottrae dall’obbligo sociale di essere speciali, dove ogni paesaggio è “mozzafiato”, ogni discesa “adrenalinica” e tutte le nevi fatte di “powder” meravigliosa.
Questa continua ricerca della montagna perfetta, un tempo da cartolina, oggi da postare con sequele di hashtag irritanti, forse può portare ad essere inquieti, esausti o persino spaventati.
Rinunciare al superfluo significa recuperare le sfumature che ci fanno unici, originali, rari o più semplicemente noi stessi, per ritrovare una montagna che ci accoglie e sostiene, senza doversi sforzare per stupire, trovando l’inedito e lo straordinario anche in una piccola rupe o in un sentiero dimenticato.
Nella foto: Didi muove il suo primo piccolo passo da funambolo (foto Isacco).
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