Nelle ultime settimane ho trascorso tante belle giornate in montagna. Continuo a stupirmi di fronte alla possibilità di calarmi in questo mondo, compenetrarmi nella natura e mettermi in contatto (con i miei compagni di cordata) con un universo che rimane inaccessibile alle normali modalità di conoscenza. Ancora una volta ho visto quanto l’ambiente naturale sia intriso di pericoli, non sempre noti e con rischi difficilmente valutabili, la cui percezione non si può affidare unicamente alle abilità tecniche e alle attrezzature.
Essere coscienti che l’imprevedibilità è una condizione ineliminabile di questi ambienti, forse suggerisce che non basta imparare a fare la manovra giusta, può sempre presentarsi una situazione che, per qualche fattore, anche piccolo, porterà a favorire il verificarsi di una circostanza imprevista. Per questo sono sempre più convinto che accanto all’abilità tecnica sia necessario trovare e sviluppare la propria sensibilità, un proprio equilibrio, per migliorare la consapevolezza e la relazione verso l’ambiente mutevole che ci sta attorno, senza pretesa di certezze s’intende…
Questo vale soprattutto per gli itinerari classici, nei tratti da salire di “conserva”, che non offrono molte possibilità di protezione. Se penso ai primi salitori, armati solo di pesanti corde di canapa, alpenstock e accetta, gli attuali ramponi, picche e corde sono un adeguamento tecnologico più che sufficiente al terreno da affrontare, il resto forse va cercato dentro di noi.
Nella foto: la guida Isacco Dell’Avo avvolge la corda nel sole della sera presso il rifugio Marinelli dopo una salita nel gruppo del Bernina (anni ’40).
©StileAlpino.it - Testi e immagini sono proprietà di StileAlpino.it, qualsiasi riproduzione anche parziale è vietata.
Articoli (RSS) and Commenti (RSS)
