Risaliamo estese placche di serpentinite simili a grandi dorsi di balena appena liberate dal ritiro dei ghiacci. Sono costellate di piccole scanalature multiple, diritte e parallele, formate dalla frizione tra i ciottoli trasportati alla base del ghiacciaio che agiscono come utensili da taglio e la roccia sottostante. L’odore ai margini del ghiacciaio in estate è inconfondibile, sa d’acqua di fusione, di limo, di roccia nuda. La superficie è in parte ricoperta da detrito e profonde bédières solcano il ghiaccio fin verso la fronte. Lungo il fianco sinistro, tra rari crepacci longitudinali, troviamo un’alternanza di pendii che ben si prestano al “cramponnage”, la tecnica di progressione con i ramponi punte a piatto. Prima dell’avvento delle punte frontali era il normale modo di procedere e anche oggi è una tecnica che non va dimenticata, anche con i ramponi più tecnologici. Lungo itinerari di alta montagna e con pendenze non estreme il risparmio di energia è notevole rispetto alla tecnica frontale e questo permette di salire agevolmente, con maggior efficacia, risparmiando caviglie e polpacci.
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