Ieri mattina, sotto casa e per caso, mi sono imbattuto in una brigata teutonica pronta a prendere il volo e ho pubblicato una foto con questo commento: “Nonostante l’inverno avaro di neve, gli elisciatori targati A non demordono. Chissà dove andranno per trovare pendii sciabili…” Poi l’ho tolto, perché senza il necessario completamento, sa di crociata ed è intossicante, per me e per chi legge. L’attività di guide e piloti che fanno eliski è lecita e rispettabile, anche se mi piacerebbe potessero cambiare idea. Immagino quindi che si saranno diretti verso la conca d’Arcoglio o la Val Giumellino, uniche aree formalmente non interdette al volo.
Chissà se depositati in vetta al “Sasso Bianco” avranno distinto i marmi chiari che danno il nome alla cima? Forse per cercare la neve migliore, dopo aver solcato i “Cian”, al limite superiore del bosco si saranno infilati nell’erto canale meglio noto come “Canalüzz”. Oppure si saranno diretti verso l’ombrosa “Scèma de Canàl”, che mantiene la “polvere” a lungo, passando per le sorgenti perenni nei pressi dell’avvallamento conosciuto come il “Lac di Caspöc”, dove l’acqua curiosamente si inabissa in una sorta di depressione “carsica”, fenomeno inusuale e raro in Valmalenco. Raggiunti i Piasci, forse si saranno ristorati al sole nel migliori punti panoramici del maggengo, come il “Mot di Mars”, oppure al “Pra di Töf”. Tutti luoghi speciali, che con i loro nomi evocano storie, ricordi e il vissuto di questa montagna, consentono di amplificare l’esperienza trascorsa sulla neve e, soprattutto, attivano una percezione unica dei luoghi, che sarà certamente differente dalla prossima meta.
Forse avranno colto tutto questo o forse saranno semplicemente scesi a tutta, emettendo gridolini di piacere lungo un bianco piano inclinato, da vertigine, subito pronti per il prossimo “run”, non importa se in Valmalenco, sul Caucaso o in Kamchatka.
©StileAlpino.it - Testi e immagini sono proprietà di StileAlpino.it, qualsiasi riproduzione anche parziale è vietata.
Articoli (RSS) and Commenti (RSS)
