Nudo come non mai

Il Disgrazia è nudo come non mai. Come cicatrici, le strutture delle rocce sono visibili a distanza.

Il cammino notturno lungo il filo affilato della morena si interrompe per l’incontro ravvicinato con una pernice, nella sua livrea d’estate.

Per la prima volta da settimane, all’alba troviamo un velo di verglas che tiene insieme il detrito. Quasi provvidenziale, perché il breve tratto di ghiacciaio, ormai allo stremo e irriconoscibile, richiede una gimcana ai margini, tra rocce rotte e instabili, con blocchi freschi, ingentiliti da sorprendenti patine minerali.

La luce di settembre fa il resto. Una salita senza incontri umani, una leggera brezza da nord che dà spessore al silenzio. Tutto si imprime nella memoria più che nei pixel del telefono.

Luci di sbieco, mille profili delle vette lontane. Il ritmo fluido, la corda che scorre senza strappi.

Poi l’abbraccio in cima. L’approdo al rifugio, lindo e accogliente, per una zuppa.

Infine la discesa al fondovalle, un tuffo nel sole fino all’abluzione rigenerante nei meandri del torrente.

Una giornata da portare con noi.