La concezione del bello, si sa, è qualcosa di mutevole.
Basta che funzioni, si dirà. Ma qui non è nemmeno detto.
E si vede.
Così, nel centro storico del paese, accanto alla volta e alla fontana di granito, proprio a ridosso del vecchio nucleo, si piazzano i fiammanti nuovi cassonetti per la raccolta differenziata.
Dinanzi a quel che rimane dell’antica chiesa riformata, edificata intorno al 1608 e poi trasformata in abitazione del cappellano nel ’700, ancora contornata da affreschi.
Intento lodevole, il cassonetto, meno la scelta dei luoghi dove piazzarli.
A confronto il graffitismo è arte, la cartellonistica pubblicitaria poesia, le antenne per la telefonia mobile scultura.
Qui il malessere da sovrastimolazione visiva deborda. Il brutto fa male?
Se lasciamo che quel poco che resta del centro storico di Chiesa in Valmalenco, già in gran parte soffocato dall’affastellarsi di condomini osceni, venga deturpato da elementi incoerenti, aggiungiamo altro rumore. Senza nemmeno accorgercene.
Ma forse il paesaggio interiore di chi decide è diventato così estraneo a quello dei luoghi da manco rendersene conto.
Inquinamento visivo: alterazione di una qualsiasi unità spaziale ad opera di agenti incongrui, sgradevoli per la vista e tali da generare malessere.
P.S. Il demonio affrescato sul fianco dell’edificio, con il suo cartiglio, sembra quasi aspettare l’occasione per mandare al diavolo chi ha deciso di piazzare proprio lì quei cassonetti.


