Ci sono montagne che si attraversano seguendo un sentiero e altre che chiedono di essere cercate.
Pareti a picco, gole profonde, rocce nate sui fondali di un antico oceano e trasformate nel lungo viaggio che ha portato alla formazione delle Alpi.
Qui la geologia e la storia degli uomini si sono incontrate in modo particolare.
Dentro queste rocce sono rimaste le tracce di una lunga stagione mineraria. Cunicoli, cavità, camminamenti, muri ciclopici, vecchi villaggi minerari, dove lentamente la vegetazione e gli smottamenti stanno cancellando ciò che per generazioni è stato luogo di lavoro.

Amianto
Per quasi due secoli, in Valmalenco, è stato estratto il crisotilo, fino nei luoghi più remoti e difficili della valle. Per molti abitanti rappresentò lavoro e sostentamento, un’alternativa all’emigrazione. Il minerale doveva poi essere portato a valle e per molti decenni quel trasporto fu affidato anche a donne e bambini.
Prima dell’elettricità e delle strade, la montagna si attraversava in altro modo.
Per sentieri improbabili, con muri costruiti dove sembrava non potesse stare nulla, lungo i tracciati delle vecchie teleferiche, accanto a strutture che raccontano un modo ormai scomparso di muovere uomini e materiali.
Oggi molte di quelle tracce sono difficili da vedere.
Bisogna fermarsi, cercarle, imparare a riconoscerle.
È questa la Geo-ascensione che proveremo a fare.
Non una visita alle miniere, né una semplice escursione mineralogica.
Un cammino dentro una montagna dove la roccia racconta la propria storia e, insieme, quella di chi l’ha lavorata.
E poi ci sono i pèerli.
Così venivano chiamati in valle i piccoli cristalli di demantoide, una varietà verde del granato, che si trovava nelle stesse serpentiniti dell’amianto. Per molto tempo furono considerati semplici impurità e finivano a martellate insieme alle fibre. Poi qualcuno si accorse che quelle piccole gemme potevano essere tutt’altro che scarti.
Chissà se durante questa nuova Geo-ascensione ne incontreremo uno.
Ma forse è proprio questo il bello di andare a cercare.
Proveremo a leggere questa montagna con occhi curiosi e, per qualche ora, con quelli di chi qui ha lavorato prima di noi.
Non tanto per trovare qualcosa, quanto per imparare a riconoscere ciò che è rimasto.






