Aria d’autunno, la valle si svuota.
Davanti a me il Bernina, con un fazzoletto di ghiaccio rimasto dopo un’estate bollente.
Sono sul ciglio della grande frana del Torreggio per le consuete misure periodiche che ne monitorano l’evoluzione. Accendo l’antenna GPS e attendo.
Un’ora di acquisizione.
Un’ora a guardare il Bernina e le montagne attorno.
C’è silenzio, poco vento, gli insetti ronzano nell’erba. Tolgo lo zaino e il sole asciuga la schiena bagnata.
Quando si sta fermi abbastanza a lungo, l’udito si affina. Dai torrenti arriva un suono continuo, di fondo. Ogni tanto un motore, una ghiandaia.
Poi un altro rumore, simile a quello dell’acqua ma più ritmato. È lo stabilimento dove si trattano i minerali di talco.
Più lontano, due mine. Arrivano dalle cave di serpentinite e gneiss della testata della valle.
La montagna, da sempre, è anche un giacimento. Acqua per produrre energia, pietre e minerali per gli usi più diversi.
Intanto il traffico è poco. I turisti sono tornati al piano.
Restano concentrati nelle feste, nei fine settimana.
Ma i flussi non sono soltanto quelli delle automobili.
Ci sono i turismi e gli eventi, grandi e piccoli, che entrano nella cultura dei luoghi e la trasformano. Ci sono i capitali, le imprese che risalgono la valle come salmoni, le parole degli investimenti territoriali integrati.
Parole che arrivano sempre da lontano.
E flussi che passano, attraversano, trasformano. La montagna diventa scenario, superficie disponibile, luogo da occupare con nuovi significati.
E intanto ci si dimentica dove siamo.
Un territorio ridotto a distretto alpino, senza più una misura propria. Comuni spesso polverizzati, ciascuno a rincorrere la propria piccola promessa di sviluppo.
Le “valorizzazioni” si moltiplicano, il marketing prende il posto dello sguardo.
E i flussi continuano a passare.
Le comunità restano a gestirne le conseguenze. Centri commerciali sempre aperti, servizi a singhiozzo, pensionati che superano gli attivi.
La cura si assottiglia, anche se non scompare.
Una glaciazione demografica, mentre i ghiacciai si estinguono.
Ma rimane nei gesti di chi ancora guarda, ascolta, conosce.
Il GPS ha finito di acquisire.
Raccolgo l’antenna, rimetto lo zaino.
La valle è quasi vuota.
Ma non è deserta.
