Il Grigri non è una pipa

Di rado scrivo di moschettoni, nodi e manovre. Non perché siano dettagli secondari, ma perché di istruzioni per l’uso è pieno il mondo. Mi interessa di più comprendere ciò che accade attorno a noi, come osserviamo, decidiamo e comunichiamo, come ci assumiamo delle responsabilità e impariamo a gestire l’incertezza e le pressioni. E in che modo la montagna possa aiutarci a coltivare queste capacità.

Però oggi faccio un’eccezione, perché c’è un dettaglio tecnico che in falesia vedo ignorare con una frequenza preoccupante: come si tiene in mano quel maledetto Grigri.

L’immagine del manuale Petzl è lì da trent’anni. Non è un geroglifico egizio, non richiede una laurea in ingegneria, è un disegnino molto chiaro.

Quando bisogna dare corda rapidamente, il freno si impugna in un modo preciso, indice della mano destra che sostiene il dispositivo, pollice che controlla la camma, mano frenante sempre sulla corda. Punto.

E invece.

Invece vedo Grigri impugnati come pipe di radica con la sinistra, come telecomandi della TV, come un oggetto passivo che tanto “fa tutto lui”. Vedo mani intere che schiacciano la camma per metri e metri di corda, mentre l’assicuratore discute del prezzo del gasolio, del prossimo viaggio in Sardegna o di quanto fosse meglio l’arrampicata negli anni Novanta.

Il Grigri non è un pilota automatico è un dispositivo che richiede attenzione. Sempre.

E la differenza la senti soprattutto quando hai voglia di spingere un po’ di più, di provare quel passaggio al limite, di lasciarti andare su un volo pulito e protetto. In quel momento la tua vita è letteralmente nelle mani di qualcuno.

Preferisco mille volte un principiante che ha letto il manuale, guarda chi sta scalando e vive la sicura come un compito di responsabilità, piuttosto che un vecchio socio di falesia seduto beatamente lontano dalla parete, con il Grigri impugnato come un calice di rosso e lo sguardo rivolto altrove.

E già che ci siamo, un promemoria: l’assicuratore non serve solo a trattenere la caduta, serve anche ad accompagnarla, renderla dinamica, stare presente, dare corda al momento giusto e osservare continuamente chi scala. Magari persino usando gli occhialini.

Perché quando sono lontano dallo spit appeso a due falangi non ho bisogno di un amico che chiacchiera. Ho bisogno di qualcuno che mi faccia sicura.

Per davvero. Porca di quella miseria.