La fotografia ci prova. Il giallo del maggiociondolo in primo piano, il sentiero che invita a entrare nel bosco, la figura del compagno di cordata che si allontana. L’immagine è potente, ma proprio per questo rende evidente il suo limite. Il profumo, il vento, la fatica e le emozioni restano fuori dall’inquadratura.
Il profumo del maggiociondolo, che presto lascia il posto a quello della pecceta, poi del rododendro, dei pascoli, fino all’odore del granito lavato dall’acqua di fusione dei nevai.
Il rumore del vento forte da nord, che allunga le nubi sopra i giganti del Masino, sovrasta le nostre voci e riesce a far scappare le corde.
La fatica del lungo avvicinamento, tanto cammino per poca roccia, se il criterio è soltanto quantitativo.
L’assenza di ogni presenza umana. Solo marmotte, gracchi e pecore.
L’incredibile lavoro dell’erosione sul granito, la sua solidità al tatto, la ruvidità di lame antiche.
Le emozioni, grandi e piccole, che attraversano costantemente una giornata in cordata: gioia, eccitazione, paura, appagamento… e tante altre che non hanno nemmeno un nome.
Forse è per questo che si torna in parete, non per le fotografie che portiamo a casa, ma per tutto ciò che nessuna immagine riuscirà a trattenere.




