Una ventina d’anni fa, alla vigilia di una delle prime edizioni del Melloblocco, scrissi una lettera di invito al punkettone e mistico dei CCCP Giovanni Lindo Ferretti, all’indirizzo generico: presso Cerreto Alpi (RE).
Immaginavo il cantautore di culto, oggi più che settantenne, provocatore e pensatore fuori da ogni schema, in piedi, mani in tasca, in cima al grande monolite, il Sasso di Remenno, per raccontare qualcosa al giovane e colorato popolo del bouldering.
Fedeli alla linea, perché una linea non c’è.
L’astruso collegamento tra il ghiandone e Ferretti, era la sua Emilia Paranoica, trapiantata sul liscio muro del Sasso Minato (accanto al Remenno) ad opera di Paolo Cucchi a metà degli anni ’80, una via bellissima, assai tecnica e di non facile intuizione.
Per l’orazione in vetta alla Préda, proposi a Giovanni Lindo ospitalità, buon cibo e ottimo rosso di Valtellina.
Non arrivò mai nessuna risposta. Forse la chiamata non fu troppo allettante, oppure la lettera mai giunse a destinazione
Resta invece la via sulla roccia del Kuk, un piccolo grande viaggio sul granito.
