Ghiacciaio di Fellaria e la maledizione di Instagram

Dopo l’assalto alle “Maldive di Milano”della Val Verzasca, la balneazione permanente e coatta nelle pozze smeraldo della Val di Mello e l’assembramento perenne al lago di Braies, il nuovo Eldorado per i cacciatori di selfie è diventato il ghiacciaio di Fellaria in Valmalenco (SO).

A confronto con la maledizione di Instagram il climate change è solletico per gigante di ghiaccio.

Una processione perenne attraversa convulsa gli alti pascoli e morene per mettersi riva lago, sotto la grotta di ghiaccio, in attesa dei crolli, pronta ad alimentare la sterminata galleria d’esibizioni: selfie, posa sull’iceberg, posa yoga, posa in bici, barboncino in posa, torso nudo, piedi a bagno, corpo a bagno, quattro bracciate, immersione, aperitivi, brindisi, selfie in abito lungo, salto sull’iceberg, selfie con neonato, baci e abbracci…

Per non parlare di esibizioni “musicali” di vario genere che sfruttano il fondale di ghiaccio come mero scenario di assai dubbie emissioni sonore…

Per sensibilizzare i visitatori, informarli dei pericoli ed invitarli ad assumere comportamenti più consapevoli, il Servizio Glaciologico Lombardo ha predisposto dei chiari cartelli informativi lungo il tracciato. Le semplici note dissuasive, che invitano ad esempio a non avvicinarsi alla grotta interessata da continui crolli di ghiaccio, non hanno però ottenuto nessun effetto restrittivo.

Anzi, par di assistere ad una gara a chi colleziona l’immagine più spinta e sensazionale, in un turbine di spettacolarizzazione perenne. Insomma i cartelli sortiscono lo stesso effetto nullo delle etichette deterrenti sui pacchetti di sigarette.

Al pari della foto della trachea bucata o del polmone nero, le informazioni dei cartelli, non solo non solo non riescono a distogliere dal fumo, ma in fondo incoraggiano i fumatori ad accendersi una sigaretta o nel nostro caso a piazzarsi beati sotto i crolli di ghiaccio. Per fortuna ad oggi non sono capitati grossi guai, anche se si registrano diverse chiamate giornaliere al soccorso alpino per piccoli incidenti o smarrimenti…

Prima di arrivare a sconvenienti numeri chiusi, ticket, controlli o, peggio, recinzioni a delimitare il lago, sarebbe assai bello e utile iniziare a riflettere sul l’abusato termine “valorizzazione”.

Valorizzare significa prima di tutto conservare.

Non è possibile conservare spazi e natura così delicati con flussi di questo tipo.

Che fare dunque? Ristabilire ad esempio il semplice ostacolo naturale costituito dal torrente ablatore del Fellaria Ovest eliminando il ponte che lo scavalca.

Ma indietro non si torna! Dirà qualcuno…Pechè no? Perchè non avere il coraggio di ristabilire quel che era sino a pochi anni fa?

Ma è discriminatorio! Diranno altri….E’ naturale rispondo io, e nemmeno estremo, guadare un torrente di montagna richiede solo un minimo di consapevolezza, esperienza e prudenza. Così si ristabilirebbe un equilibrio nella frequentazione nell’ultimo tratto, senza peraltro inficiare la bellezza dell’esperienza del cammino che comunque andrebbe a raggiungere un’area periglaciale di grande fascino (come avveniva in precedenza).

Tutti dappertutto in montagna è un concetto insano.

A me piacerebbe un sacco immergermi negli abissi marini.

Ma non ne sono capace.

Mi accontento di metter la testa sotto il pelo dell’acqua…

photo credit MC

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