Gli oltre 70Km di tracciato che corrono lungo il versante retico valtellinese, da Morbegno a Tirano, vivisezionano il territorio sin nel profondo.
Tratturi agricoli, sentieri, antiche strade di contrade e paesi si alternano ricomponendo il vissuto millenario di questa Valle.
I sentieri consunti, rivestiti di pietra acciottolata, conservano i segni degli innumerevoli passaggi, il solco dei carriaggi, il secolare lavoro di una vita contadina che trovò spazio e dimora nell’intero versante retico solivo, più salubre e sicuro rispetto alla piana, paludosa e inondata dalle frequenti piene dell’Adda.
A differenza del fondovalle, minacciato e a tratti stravolto da una folle frenesia costruttiva priva di conoscenza, gli spazi di versante mantengono in buona parte caratteri di naturalità e perfetto connubio tra azione dell’uomo e natura.
Lungo i sentieri si osservano boschi, prati falciati, sacche di terra per ospitare i coltivi e rocce vestite di case di pietra con tetti di legno.
E’ un percorso che restituisce freschezza, imprevedibilità , in grado di far scaturire la sorpresa dal terreno del familiare.
L’intera valle è segnata da una lunga storia geologica, che ne ha condizionato struttura e forma nel corso di decine di milioni di anni con processi legati alla costituzione dell’intera catena montuosa delle Alpi.
Più percepibile, specie per i non addetti ai lavori, è l’azione relativamente recente legata al passaggio dei grandi ghiacciai quaternari, che hanno definito l’impronta geomorfologica attuale: rocce più resistenti si sono apposte all’azione erosiva, si sono formati ampi balconi sospesi e la pendenza della montagna si è attenuata alcune centinaia di metri sopra il fondovalle.
Con un pizzico di curiosità è però possibile cogliere alcuni degli innumerevoli spunti di natura geologica che il percorso sa offrire, ottimo esempio di geodiversità: una qualità che supporta e integra la biodiversità all’interno degli ecosistemi.
Il percorso sospeso sopra la vallata è un eccellente punto di vista per cogliere l’immane lavorio dei ghiacci e dell’acqua che hanno plasmato le forme e colmato la piana con enormi volumi di depositi e disegnato i conoidi perfetti allo sbocco delle valli confluenti.
I greti dei principali torrenti attraversati contengono sotto forma di blocchi variopinti il dna geologico delle vallate soprastanti.
Le pietre degli sfasciumi nel corso dei secoli sono diventate muri di sostegno degli innumerevoli terrazzi.
Osservati da vicino sono una cartina di tornasole dell’ossatura stessa delle nostre montagne.
Gneiss, graniti, scisti e serpentine trasformano i chilometrici muri a secco del versante retico in un prezioso album petrografico, spesso le patine multicolori di alterazione superficiale della pietra unite ai licheni rendono queste semplici strutture delle vere e proprie opere d’arte.
Il percorso lungo il versante retico si contraddistingue quindi come di mezzo di conoscenza privilegiato, strumento di fruizione turistica oltre che occasione per innescare un tracciato di sorveglianza a mezzacosta, per monitorare i processi di degrado legati all’abbandono delle attività agricole e, ci si augura, promuovere le necessarie azioni di micro manutenzione diffuse utili a ristabilire, almeno in parte, quella cultura “verticale” capace di garantire anche l’equilibrio idrogeologico.
Dall’ introduzione alla relazione geologica del “PERCORSO PER LA VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO DEI TERRAZZAMENTI DEL VERSANTE RETICO” novembre 2011
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