Preludio
Forse è arrivato il momento di ricominciare ad occuparsi non solo di tecnica, ma di fiducia, paura, cura, emotività e “simpatia” con i luoghi, per allenare la propria esperienza in montagna, unendo l’esplorazione di ambienti naturali significativi ad uno sguardo verso il proprio modo di attraversarli.
Cercare di comprendere quel che accade in natura, scegliere un’opzione tra quelle disponibili e decidere in pochi istanti sono tutti elementi che non possiamo delegare in toto alla tecnologia, così come è impossibile non andare a schiantarsi se prendo una curva a 200 all’ora con l’auto intelligente.
Commettere errori è un fatto normale, anche tra i professionisti altamente istruiti, capaci ed addestrati. La formazione e l’esperienza non eliminano la disposizione a sbagliare, ma possono cambiare la natura degli errori commessi e aumentano la probabilità di riuscire ad attivare compensazioni di successo.
Nessun attimo della nostra esperienza condotta negli ambienti naturali è privo di collegamento tra meccanismi di elaborazione delle informazioni e le nostre emozioni.
Oltre ad accedere all’attenzione e alla memoria, in montagna sperimentiamo di continuo delle vive sensazioni.
Quanto ascoltiamo i segnali delle nostre emozioni? Perché l’attenzione è tendenzialmente orientata al richiamo di ragguagli e insegnamenti, mentre tendiamo a trascurare o a nascondere l’altrettanto importante sfera delle emozioni?
Conferenza con immagini
Durata 90 minuti circa
Destinatari: sezioni e scuole CAI, sci-club, gruppi sciatori alpinisti e “freerider”.
E se smettessimo di ricorrere al termine “sicurezza”?
Per approfondimenti: articoli pubblicati su Salire – periodico del Club Alpino Italiano Regione Lombardia
“Porsi domande oltre a qualche buon consiglio”
“Abbassiamo il livello…per allenare l’esperienza”
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