Sfinge 2802m via dei Morbegnesi

28 giugno 2019

Due cervi, una volpe e una pernice bianca in abito nuziale, sono i primi inaspettati incontri di questa lunga e calda arrampicata in quota.

Nessun altro scalatore sulle cime della Valle dell’Oro, forse per la neve ancora abbondante alla base della parete.

Il granito perfetto, la fatica del lungo avvicinamento dal fondovalle, l’ospitalità di Graziano e Cristina del rifugio Omio, il bagno rigenerante nel torrente ghiacciato, rendono l’esperienza diversa da qualsiasi altra attività di svago…

Traversata Cambrena 3606m e Arlas 3375m

25 giugno 2019

La montagna si sta rapidamente scrollando di dosso la neve residua di primavera.

Inseguiamo l’ombra e la neve portante al riparo dal calore dei raggi solari, mantenendoci il più possibile sul filo di cresta, lontani dai versanti battuti da continue valanghe spontanee a debole coesione.

Su questi terreni d’alta montagna, con zero termico proiettato verso i 5000m, l’unica cosa certa è che una nuova e inattesa condizione si svela ad ogni passo.

Petrografia tattile in Val Gerola

24 maggio 2019

Su queste rocce lisciate dai ghiacciai gli antichi camuni incisero la loro storia. Sono le stesse che affiorano in vaste zone delle prealpi lombarde, Valgerola inclusa.

Si tratta di arenarie e conglomerati grigio violacei (Verrucano Lombardo), testimonianza del lento smantellamento di antiche catene di montagne.

Arrampicare su queste rocce significa mettere le mani sui curiosi ciottoli di vulcaniti arrotondati e afferrare i quarzi sporgenti, una vera e propria lezione di petrografia “tattile” alla portata di tutti.

 

 

Pellegrinaggio alla Nord-Est del Badile

16 maggio 2019

Per i malenchi pare fosse una consuetudine scavalcare il Muretto e raggiungere la vicina Bregaglia per recarsi in processione alla chiesa di San Gaudenzio a Casaccia. Il pellegrinaggio cessò quando la Riforma arrivò ai piedi del Badile e i bregagliotti decisero di profanare l’edificio nel 1551,  facendo a pezzi immagini e reliquie per poi gettarle nel torrente Orlegna…

Il nostro viaggio in Bregaglia si ricolloca alla fine degli anni ’80, quando con il mio amico Ilario (Chichi), all’incirca maggiorenni, puntammo decisi per la Cassin, alla nostra prima incursione alpinistica in zona, senza aver mai visto dal vicino la montagna.

Grandi zaini, passione smisurata, pan e pagn e un robusto mazot del papà di Ilario per ribattere i chiodi (mai usato) costituirono la principale dotazione di materiali per affrontare la salita.

A completare la cordata Danilo, un amico Valtellinese un po’ più grande, che ci trasmise il desiderio di salire il gigante di granito.

Dalla cengia di attacco ancora invasa dalla neve attaccammo i sistemi di diedri e fessure che portano nel cuore della parete.

Presto perdemmo il conto delle lunghezze superate e le pagine fotocopiate con lo schizzo di salita si rivelarono inutili.

Io e Chichi ci alternammo in testa, superando in velocità i tratti caratteristici a lungo immaginati (diedro Rebuffat, cengia mediana, bivacchi Cassin) sino ai camini e le fessure terminali che portano in cima allo spigolo e in breve alla vetta.

D’istinto, senza troppi pensieri, ci ritrovammo felici e leggeri a discendere il versante Sud inondato di sole.

Primo campus esperienziale Vendül

11 maggio 2019

Qui trovate tutte le informazioni

Porsi domande oltre ai buoni consigli

11 maggio 2019

Lezioni in rete, video, manuali e articoli su riviste di settore traboccano di buoni consigli destinati ai neofiti della montagna. Quasi sempre si tratta di ottimi suggerimenti tecnici, corredati da mille ingegnosità pratiche.

A volte però mi chiedo se non valga la pena di cominciare a chiedersi per quale motivo investiamo tempo ed energie per salire in cima alle montagne. George Mallory liquidò abilmente la domanda con una risposta geniale: “Perché sono lì”.

Forse è più semplice provare a spiegare quando è meglio non avvicinarle.

Ad esempio meglio non salirle per assecondare la pressione sociale o la moda del momento, oppure quando la scalata è mossa da una razionalizzazione eccessiva o dall’arroganza di arrivare per forza in cima.

Tutte situazioni che contribuiscono a distogliere l’ascolto di quel che ci circonda, circostanza che amplifica le condizioni di rischio già presenti in parete.

In fondo andiamo lassù per imparare a far fronte in maniera positiva a situazioni anche faticose o difficili, conservando la propria identità, ma soprattutto per accrescere la sensibilità di fronte a luoghi di rara bellezza e alle opportunità positive che la scalata sa offrire.

Così riconosciamo che il rischio e l’incertezza sono uno strumento utile per la crescita e lo sviluppo, personale e umano.

Fare attenzione e ammettere l’interdipendenza di tanti fattori, dagli ambienti fisici attraversati al nostro stato d’animo, sono primo passo per affrontare al meglio la nostra esplorazione verticale.

E’ bello salire le montagne perché abbiamo la possibilità di sperimentare la gioia, la consapevolezza fisica, dei propri miglioramenti, con l’accettazione dei propri limiti.

Increspature che indicano la via

27 aprile 2019

Oggi le cime del Masino sono come vette del  Karakorum.

Le placche del Piezza asciugano in fretta con il vento da nord.

Le increspature del serizzo indicano in quale direzione muoversi, senza prevedibilità aprono la via.

Più si sale più si mettono a fuoco, paiono diventare sempre più evidenti, le passiamo da mano a piede, sino alla sommità.

Sommità del Remenno

21 aprile 2019

Al Remenno si arrampica su decine di vie di ogni difficoltà.

Quasi tutti stazionano alla base del monolite, trascurandone la sommità.

Quassù nel corso di migliaia d’anni si è formato un ampio ripiano erboso, completamente staccato dalla vegetazione sottostante.

Accanto alle betulle si osservano le grandi fratture che solcano il parallelepipedo di granito.

Tra non molto fioriranno genziane, gigli e orchidee selvatiche.

 

Attraverso i luoghi abitati da personaggi leggendari

17 aprile 2019

[…] sotto il pizzo Scalino viveva un uomo chiamato Napoleone da tutti, la sua arma era un Mauser della prima guerra mondiale, le sue prede preferite le poche marmotte e qualche camoscio […] Si pagava tabacco e cartine scambiando pernici bianche con i contrabbandieri nella Val Poschiavina, mi diceva sarebbe morto se l’avessero obbligato a scendere al piano […] Napoleone diceva che il freddo bisognava abolirlo cantando, la sua voce baritonale scacciava lo spirito del ghiaccio.

di Giuseppe Galimberti – La Provincia di Sondrio lunedì 15 aprile 2019

Bianco totale

16 aprile 2019

Tra neve, nuvole e turbini di fiocchi, occorrerebbe un lessico da esquimese per cogliere tutte le sfumature di bianco attraversate.

Nel bianco totale la vista serve a poco, per questo val la pena provare ad eliminarla per allenare tutti gli altri sensi.