Montagne nate dal fuoco e dal mare

25 marzo 2019

Puntiamo alla depressione all’inizio della cresta NNE della Cima di Vazzeda, nei pressi di un obelisco di rocce chiare che sovrasta il bacino del Forno.

Sciare lungo il Plattè di Vazzeda va oltre l’esecuzione di belle curve, significa scivolare al cospetto di montagne nate dal fuoco e dal mare.

Qui gli scuri basalti del Monte del Forno si accostano al granito dello spigolo Gervasutti alla Valbona, in contatto diretto con i marmi calcarei e dolomitici della Cima di Vazzeda…

Quanto siamo fortunati a sperimentare così intensamente il mondo fisico? Di avere tempo di indugiare e farsi delle domande per cogliere gli aspetti più sottili di ciò che ci circonda?

Passeggiata di primavera alla capanna che non c’è

23 marzo 2019

Da queste parti, tra i piccoli larici e i blocchi di serizzo che emergono dalla scarsa neve residua dell’inverno doveva trovarsi la vecchia baita Nuccia dei Lenatti. Il piccolo rifugio inaugurato nel 1925 all’inizio della Val Sissone fu poi ceduto al CAI Milano che ne cambiò il nome dedicandolo a Giovanni Pigorini.

A settembre del 1950 un’alluvione se lo portò via senza lasciarne traccia.

 

Disegnare la natura

21 marzo 2019

Siglare la neve con linee e curve che si adattano alle forme della montagna significa disegnare ciò che appassiona. Così la spigolosa traccia di salita merita d’esser lasciata intatta, non intersecata dagli archi di curva della discesa che s’allargano ad abbracciare l’immacolato alto bacino del ghiacciaio del Ventina.

 

Il vento che sposta le nuvole e gioca con il sole

12 marzo 2019

La bufera si alza all’improvviso. Per ripararci dalle raffiche potenti troviamo riparo all’interno di una curiosa depressione conica nella neve che mette a nudo la superficie gelata del lago.

Il vento ghiaccia le mani, sposta le nuvole e gioca con il sole sino a permetterci una seconda risalita.

Ogni viaggio, anche piccolo entro pochi chilometri da casa, svela attraverso la metamorfosi dei luoghi nuove curiosità inaspettate.

 

Guardaroba naturale di bellezza

12 marzo 2019

Percorrere la Vadret Pers dopo una tempesta di neve con un gruppo di giovani studenti è come esplorare un guardaroba di bellezza.

Qui al posto di abiti di valore, ritroviamo altri gioielli in grado di stupirci, lontani dai libri e dai musei.

In queste giornate, con questo silenzio di neve, è difficile scivolare impassibili, indifferenti al contributo di creatività e bellezza che i luoghi suggeriscono.

Grazie a Stefano per il contributo fotografico!

Passione montagna per la iGeneration

7 marzo 2019

L’aria sottile dei 3000 metri alimenta la curiosità dei ragazzi. Una conduzione attenta, ma non invasiva, lascia spazio all’esperienza e alla scoperta, che immediatamente si traducono in salute in movimento e consapevolezza ambientale.

Discesa per intenditori dal versante Est della Sassa di Fora 3363m

1 marzo 2019

C’è qualcosa di immediatamente reale in quello che proviamo quando dopo un lungo avvicinamento si affronta una discesa magnifica, quando nel giro di poche ore si passa dal sole cocente alla tormenta e dopo le prime curve un po’ contratte sulla neve dura, ci si lascia progressivamente andare, disegnando archi ampi fino a raggiungere i vasti pascoli alla base del versante.

Quante volte tendiamo a bruciare le tappe?

26 febbraio 2019

Accelerare i tempi non è sempre necessario. Quante volte tendiamo a bruciare le tappe? Nel far macinare dislivelli e collezionare salite? Quanto siamo in relazione con il  ruolo di “guida” o con i diversi stili di apprendimento dei nostri compagni di avventura in montagna?

Foto tratta da “Sci e sciatori – le bellezze dello sci” A. Couttet, A. Lunn, E. Petersen, A. Rivera – 1930

Vecchie piste di Caspoggio da percorrere con occhi nuovi

18 febbraio 2019

In poco tempo la natura si riappropria degli spazi lasciati liberi dall’uomo. Giovani larici popolano le piste abbandonate. La risalita con le pelli di foca svela dettagli curiosi e scorci mai osservati.

Skilift in via d’estinzione

12 febbraio 2019

Lo skilift è praticamente scomparso dai comprensori sciistici, sostituito pressoché ovunque da moderne cabinovie e seggiovie pluriposto, sempre più capienti, veloci e pure girevoli!

Sedili imbottiti e cupole trasparenti proteggono dalle intemperie e accolgono i tanti sciatori che affollano piste autostrade.

Eppure le vecchie sciovie, oltre ad essere impianti più leggeri e flessibili, erano parte integrante del processo d’apprendimento sugli sci.

Sacrificate in nome della portata oraria, favorivano un continuo esercizio d’equilibrio che aiutava a “sentire” la neve e gestire la trazione del piattello sotto al sedere che variava di continuo a seconda della morfologia del pendio.

Le cadute erano inevitabili, con il maestro che ti raccattava al volo. Forse per questo tutti ricordiamo l’emozione e la felicità che accompagnava la prima risalita autonoma e indenne alla sciovia del campo scuola.

Una risalita “attiva”, così diversa dal trasporto inerte che avviene in seggiovia, dove i più audaci sfidavano i cartelli di divieto, slalomando, oppure opponendosi alla trazione puntando i bastoncini sulla neve sino ad ottenere un effetto catapulta che proiettava verso l’alto…