L’illusione della libertà

5 aprile 2018

 PROPOSTA DI SCI A MOTORE TRADUZIONE
 

 

 

Se chiudi gli occhi sei ancora sotto il piumone. E quasi ti sembra di sentire ancora il profumo del caffè e il gusto della fetta di torta alle mele mangiata a colazione.
Ma se ti guardi intorno vedi solo montagne e cielo azzurro.
Certo, la temperatura non è quella che ci sarebbe se fossi ancora a letto ma il dubbio ti viene spontaneo: che tu stia ancora sognando?
Da lontano senti il rumore dell’elicottero che se ne va. Vi ha scaricati poco fa ed è volato via. Come se niente fosse. Come se per te e i tuoi amici fosse normale trovarsi in cima a una montagna in pieno inverno alle 9 di mattina. Il silenzio è amplificato dalla neve, ovattato.
Davanti al gruppo ci sono guida e maestro. Sono loro che vi hanno portato fino a li.
– Dove ci portate?
– Fidatevi, sarà una bella sciata.
A dir la verità non sai ancora dove sei. Se qualcuno ti dicesse di tornare al punto di partenza probabilmente andresti dalla parte opposta. Hai passato il volo in elicottero con il naso incollato al finestrino. Tutto troppo bello, troppo alto, troppo bianco per prestare attenzione a dove fossi diretto.
Non importa, c’è chi ti guiderà lungo quel candido pendio. C’è chi ti dirà dove passare, dove trovare la neve migliore e persino dove fermarti per non incappare in qualche pericolo.
La neve è luccicante sotto i tuoi sci, non vedi l’ora di partire. Aspetti il tuo turno. Prima parte il tuo amico. Curve larghe e veloci. Strillo di adrenalina, risate tra gli altri rimasti in cima. Poi è il turno della vostra amica. Elegantemente solleva cristalli di neve tra i raggi di sole. Pura gioia.
Bene, ora tocca a te. Respiri profondamente mentre guida e maestri, le cui indicazioni sono fondamentali per un’uscita in piena sicurezza, ti indicano una via completamente intonsa.
– Vai pure.
E tu fidati, che sarà una bella sciata.

“Dove mi porti? Eliski sulle cime di Madesimo” www.amolavaltellina.eu

Non conosci la montagna e non lasci spazio alla minima curiosità per poter imparare qualcosa. La città ti insegue ovunque, anche tra le cime, che non sapresti mai distinguere, tutte ti sembrano identiche, come quelle dell’etichetta riportata su una nota bottiglia di acqua minerale. Sei talmente abituato al termostato fisso a 25° che il tuo corpo trasportato come un pacco postale è incapace di attivare i sensi più elementari e quindi di percepire la realtà della montagna invernale. Ti fai catapultare passivamente in cima a una vetta che riesci a cogliere a malapena, come se si trattasse di una scenografia di cartapesta.

Sali in giostra, spaesato, non hai nessuna possibilità di entrare in consonanza con ciò che ti circonda, hai bisogno della guida e del maestro per poter accennare movimenti elementari, sei un ebete, non sai dove andare, ti muovi solo lungo un binario prestabilito, come dentro a un videogame.

Da solo non riusciresti nemmeno a pisciare. Attendi il tuo turno, di nuovo il fardello della città ti insegue, ti illudi di essere libero. Scodinzoli emettendo gridolini di piacere, non stai sciando, ma scivolando su un piano inclinato colorato di bianco che i giostrai ti hanno apparecchiato a dovere.  Sei ebbro di finzione, e pure convinto che nel “pacchetto” hai acquistato anche la “piena sicurezza”, come farsi un massaggio shiatzu o un corso di pilates.

Ora tocca a te, continua a replicare la schiavitù in cui vivi quotidianamente che ha la presunzione di essere libertà. Continua a ignorare la realtà e il significato del mondo dello sci fuori dai percorsi tracciati che ti obbliga a conoscere il vero volto della natura e ad ammirarne bellezza e grandezza, solo muovendosi in silenzio, dove l’unica energia impiegata è quella dei tuoi muscoli.

 

 

Un’occasione speciale per ricordare belle salite

1 aprile 2018

A Natale e Pasqua siamo inondati di auguri, veri e farlocchi, amplificati a dismisura dalle mille Chat App in circolazione. Depurati dalle scorie, restano quelli sinceri ed autentici, come l’immancabile telefonata d’auguri di Carlo (classe 1935), che ricevo da anni alla vigilia delle feste. Un’occasione speciale per ricordare alcune belle salite affrontate assieme e programmarne di nuove, dove ogni scalata si trasforma in un rapporto vivo con il percorso, che richiede apertura di sensi e intreccia una relazione di ricordi indelebili con i molteplici avvenimenti ed avventure trascorse in parete.

Venti centimetri neve fresca e leggera, cha sa ancora di inverno

30 marzo 2018

Sono caduti ancora venti centimetri neve fresca e leggera, cha sa ancora di inverno. Fra pochi giorni quasi tutte le località sciistiche chiuderanno i battenti. La stagione è finita e passata la Pasqua lo sci da discesa si fermerà, è tempo di andare al mare. Poco importa se la neve è buona e abbondante, la temperatura gradevole e le giornate luminose.

E’ strano quest’utilizzo ricreativo della natura, che non si accorda con la sua variabilità. A novembre si rincorre il desiderio di primizia, prosciugando i bacini per sparare la neve sulle piste, mentre ora che abbonda non c’è più afflusso di sciatori e quindi si chiude…

Montagna bianca senza recinti

26 marzo 2018

La montagna bianca è priva di confini e recinti, eppure gli instancabili “risalitori” in assetto sportivo si costringono in discesa nella stretta traccia battuta per guadagnare in velocità qualche metro ed evitare di spingersi per pochi tratti in piano.

Per noi è l’occasione per esplorare gli spazi aperti e disegnare un grande pettine di tracce parallele nella neve intatta.

Di ritorno dalle prime esperienze scialpinistiche, questo è un piccolo gioco che alza lo sguardo e lascia spazio al tempo e all’osservazione.

Cacciatori di dettagli per l’arrampicata su roccia di primavera

24 marzo 2018

E’ interessante diventare cacciatori di dettagli, dando spazio, tempo ed attenzione alla nostra esperienza in montagna o in parete.

Provare ad essere più recettivi può servire ad amplificare l’esperienza, con risultati incoraggianti rispetto al troppo agire o al semplice inseguimento delle salite in voga, della quantità di metri scalati o della difficoltà.

Per l’arrampicata di primavera vorrei suggerire alcune uscite sul granito del Masino, adatte a tutti, improntate al minimalismo tecnico e gestuale, per abituarsi a leggere le più piccole pieghe nella roccia e imparare a cavarsela con pochi moschettoni e qualche cordino, da abbinare a un piccolo set di protezioni veloci (dadi ad incastro).

Contattatemi per saperne di più.

Preserviamo gli ultimi spazi di silenzio delle Alpi

22 marzo 2018

Dopo due inverni aridi, assieme alla neve è tornato con rinnovato vigore l’elitrasporto con gli sci ad uso turistico.

Se anni fa nelle Centrali era sporadicamente praticato da qualche collega, ora la cosa è sistematicamente programmata e governata da alcuni tour operator attivi e rapaci (es.Heli-guides e Flory Kern), anche attraverso il facile arruolamento di guide, in particolare tra nuove leve, che in modo ingenuo sembrano non capire la reale portata del fenomeno.
A cavallo tra febbraio e marzo vi è stata un’autentica esplosione di voli. E’ il risultato di “tanto c’è spazio per tutti” e “basta farlo con buon senso”, soluzioni inapplicabili in condizione di ristrettezza di spazi come le nostre valli.
Oltre a questo e’ ridicola la parvenza di “legittimità” adottata svolazzando al limite millimetrico con le aree SIC e irritante constatare che l’esiguità dei dislivelli e brevità delle discese impongono l’uso continuato dell’elicotterò come uno skilift, con rumore continuo udibile sin dal fondovalle.

Qualche giorno fa ho scritto la nota seguente a Heli-Guides

La risposta del responsabile Heli-Guides per la Lombardia non si è fatta attendere:
Ciao Michele, bello scritto come sempre. Quest’anno purtroppo abbiamo fatto un solo Eliski in Valmalenco ed era al 5 di febbraio Quindi, se ti riferisci a quello, sei un po’ in ritardo.
Speriamo però di riuscire a fare di più’ in futuro, in modo da portare più’ clientela, che ad ogni modo apprezza molto la Valmalenco.
Ti ricordo che le nostre Guide sono tutte locali e iscritte al Collegio Lombardo e quindi scialpinisti per lavoro e passione. In primis dunque, mettiamo il rispetto verso le altre persone presenti nell’area, quindi di sicuro non riceverai disturbo arrecato da nessuna nostra attività”.
Cordialmente, Alberto Trombetta, responsabile Heli-Guides per la Lombardia

Mio post su fb del 3 marzo 2018
Anche oggi son dovuto salire sull’auto: 1305 kg di ferro che portano in giro 65 kg di carne e ossa.
Anch’io nel mio piccolo ho contribuito a immettere in atmosfera una piccola dose di CO2, polveri sottili, NOx e altre schifezze.
Il mondo è pieno di problemi, perché dunque ostinarsi a mettere in luce il non senso dell’eliski?
La risposta nasce dal riscontro ricevuto dal responsabile di Heli-Guides al mio scritto di qualche giorno fa: “Le nostre guide sono tutte locali e iscritte al Collegio Lombardo e quindi scialpinisti per lavoro e passione. In primis dunque, mettiamo il rispetto verso le altre persone presenti nell’area, quindi di sicuro non riceverai disturbo arrecato da nessuna nostra attività”.
Un’affermazione che anziché arginare il problema lo amplifica.
Non disturbare non significa solo evitare l’interferenza tra elisciatori e scialpinisti, ma soprattutto rinunciare a lordare l’immaginario di queste piccole valli ancora raggiungibili senza l’uso dei motori, significa non privare nessuno dalla possibilità di scoprire la neve sudandosi l’avvicinamento con le proprie gambe.
Ci si dimentica di preservare il fondovalle abitato dall’aggressione per il divertimento di pochi ai danni del silenzio, che ci lascia senza difesa, complice il ronzio continuato udibile per ore.
Potrebbero sembrare dettagli di poco conto, ma è in gioco la credibilità di un’intera categoria che fa della natura e della sua integrità il fondamento del proprio lavoro.

Truppe elitrasportate in Val Giumellino, sullo sfondo il Pizzo Scalino

Se siamo anzitutto “scialpinisti per passione”, se mettiamo “in primis il rispetto per gli altri”, perché non risparmiare queste valli minori e marginali, garanzia di solitudine e silenzio, evitando di usare l’elicottero, visti i dislivelli modesti e la brevità delle discese, come uno skilift?
Gli spazi indefiniti, aperti al cammino e alla scoperta, sono sempre più rari. Queste valli propizie al cammino sono un piccolo “santuario” utile all’incontro con l’ambiente naturale. Sono insomma una risorsa inesauribile per la professione, soprattutto per le nuove leve in grado di percepirle.
Purtroppo per tanti questi mondi tranquilli e silenziosi finiscono per diventare luoghi inquietanti, privi di punti di riferimento, soprattutto per quelli che sono abituati al rumore, ma mi auguro non per le guide alpine!
In virtù quindi di questa dichiarata sensibilità perché non limitare ad esempio l’uso aereo alla zona di Livigno? Nella “Las Vegas” delle Alpi le possibilità di atterraggio sono già maggiori dell’intera Engadina, forse potrebbero bastare.
Così si potrebbe parlare di rispetto reale e, soprattutto, di senso della misura.

Mio post su fb del 10 marzo 2018
La tv locale l’altro ieri (giovedì 8 marzo) mi ha chiesto un rapido parere riguardo l’eliski. Ero di buon umore, ho cercato d’essere politically correct. Poche ore dopo mentre risalivo la Val Torreggio (a piedi) ho assistito (e udito) per tutta la mattina al via vai degli elisciatori dalla conca d’Arcoglio, al Monte Palino, con sorvolo continuo sopra il fondovalle della Valmalenco. Poi sulla pagina fb delle Guide lombarde mi ritrovo condivisa un’esperienza “con polvere da sogno” condita dal neologismo: “heliskialpinismo”.
Cercare di sensibilizzare la categoria, per dirla alla “malenca”, “l’è cumé ‘n cenì ‘n gérlu d’acqua” (è come riempire una gerla con l’acqua).
L’intossicazione non deve però avere il sopravvento. Meglio continuare a raccontare quello che offre la montagna, quella vera, possibile e diversa da tutte le brutture che lasciamo là in basso e pure a bordo di un elicottero usato come uno skilift, al posto di gambe e cervello.

Ma le Guide Alpine non sono socie dell’AGAI? Una sezione nazionale del Club Alpino Italiano come tutte le altre? Lo stesso CAI che dichiara nel suo bidecalogo il divieto assoluto di qualsiasi turismo motorizzato?

 

L’aria sa ancora d’inverno, ma il granito invita all’arrampicata

20 marzo 2018

L’aria sa ancora d’inverno, ma il granito invita all’arrampicata.

Non calpestate l’erba, non avvicinarsi agli animali, non oltrepassare la linea gialla, vietato tuffarsi, non dar da mangiare agli animali, divieto d’immergersi in acque non protette, vietato tirare sassi, vietato giocare a palla sulla spiaggia, vietato arrampicarsi sugli alberi, vietato sedersi a terra, vietato raccogliere fiori, vietato bere per strada,  guardare e non toccare è una parola d’ordine….

Ormai siamo circondati ovunque da una rete capillare di proibizioni, divieti, interdizioni.

Bastano pochi momenti d’arrampicata tra i macigni per rianimare un rapporto diretto con l’ambiente, una conoscenza che nasce dal fare, non solo dal guardare.

 

Ettore Castiglioni

12 marzo 2018

Il 12 marzo del 1944 moriva Ettore Castiglioni, sorpreso da una tormenta, nel corso di una misteriosa fuga attraverso il Passo del Forno, tra la Valmalenco e l’Engadina.

 

 

Dialogo tra il corpo e le sue reazioni scalando d’inverno

5 marzo 2018

Tante cose diventano più semplici da accettare quando coinvolgiamo il corpo in una attività nell’ambiente naturale. La migliore scalata su ghiaccio si ottiene quando non la si considera una prova agonistica e non si impone a fasce specifiche dei nostri muscoli una performance, ma quando si trasforma in un’esperienza che esalta la sensorialità e impegna il corpo secondo i ritmi e le possibilità di ciascuno. Si approccia come un adattamento continuo, via via con nuovi equilibri, coordinazioni e ritmi diversi.

E’ un dialogo costante tra il corpo e le sue reazioni, tra la qualità del movimento e la relazione con l’intorno ghiacciato.

Larici

2 marzo 2018

Oggi è brutto tempo, anche se in realtà dovremmo parlare di tempo diverso.

I suoni si attenuano e si svela un’inconsueta geografia dei luoghi.

Scariche di neve polverosa si sentono cadere lontano, ad intervalli regolari, sono le ripide pareti del Monte delle Forbici che si liberano dalla neve caduta nelle ultime ore.

Nel bianco navighiamo tra i larici, grandi e piccoli, piegati e contorti dalle bufere e dalle valanghe, hanno cortecce spesse, rossastre o annerite dai fulmini, colorate da licheni barbuti.

Sono larici pionieri che crescono sino 2500 metri.

Forse con il sole non li avremmo osservati con la stesso stupore.