Esperienza o merce?

8 febbraio 2019
“Ciao,
vi contatto perchè insieme ad una amica vorremo salire in cima al monte Bianco questa estate (periodo indicativo giugno-luglio). L’anno scorso siamo stati alla Margherita e non abbiamo avuto problemi di quota o di eccessiva fatica, ma siamo a conoscenza che questa salita sia decisamente più impegnativa del monte Rosa.

Come via di salita stiamo valutando sia quella dei tre monti dal Cosmiques che quella italiana dal Gonella. Inutile dirvi che stiamo vagliando diversi preventivi e vorremmo conoscere la vostra proposta”.

“Ciao,

grazie per avermi scritto.

Il Bianco è una splendida montagna, purtroppo vittima del suo successo e sempre troppo affollata, specialmente lungo la via comune dal Goûter o dal Cosmiques. Per questo vado fiero nel  poter suggerire  numerose salite nel Gruppo del Bernina che ancora consentono di godere del silenzio e della solitudine, per sentirsi, almeno per un poco, come primi esploratori alpinisti di oltre un secolo fa.

L’ascesa dal Gonella è certamente più selvaggia e meno battuta, ma in ogni caso, per affrontare una salita complessa ad una montagna che sfiora i 5000 metri, preferisco impostare un percorso di avvicinamento, con una o più salite preventive, utili ad affinare la cordata, favorire la conoscenza reciproca e gestire al meglio il rischio che accompagna ogni uscita in montagna.

Per questo non sono in grado di “quotare” il Monte Bianco, così come si può agevolmente fare per qualsiasi merce o prodotto di largo consumo.

Cordialmente

Michele

ps: questa è una mia opinione personale, non estendibile ad altri professionisti altamente qualificati che operano sulle Alpi

Due giorni in cammino e una notte in rifugio d’inverno

5 febbraio 2019

Aprire la traccia nella neve profonda aiuta ad eliminare ciò che ha poca importanza. Solo così si diventa appassionati camminatori nella neve ed esploratori di questo primitivo mondo bianco.

La forza del gruppo si manifesta quando ci si alterna, in testa, ognuno in base al proprio fiato, per uno o cento passi, in modo da suddividere lo sforzo e risparmiare fatica.

Gestire e “giocare” con i limiti.

31 gennaio 2019

La Guida Alpina è, anzitutto, il conoscitore dei luoghi.

Può naturalmente muoversi su terreni nuovi e sconosciuti, gestendo la cordata al meglio, per trarre insegnamento dalla sperimentazione e conoscere il sapore del viaggio.

Quando gli spazi da percorrere e le pareti da salire appartengono alla propria Terra d’infanzia, ecco che i nomi e i dettagli delle cose assumono un significato diverso, diventano vere e proprie storie, che danno voce alla memoria del territorio.

Qui è possibile gestire e “giocare” con i limiti.

Questo segna una bella differenza, tra una conoscenza reale, di prima mano e una semplice, seppur tecnicamente inappuntabile, salita in cima ad una montagna.

Valmalenco, alpe Fellaria 2400m, anno 1980, foto E. Simonetti

Valmalenco, scialpinismo al Piz Palù 3901m, anno 2013

 

 

Luoghi particolari

30 gennaio 2019

Non sono segnalati come speciali su nessuna mappa, ma diventano caratteristici quando si incrociano lungo il cammino.

Sono un vecchio larice storto, un masso vestito di muschio, una parete nascosta, sotto il sole di gennaio.

Dove sta il senso?

27 gennaio 2019

Per fortuna la Valmalenco non è solo dei suoi abitanti, né degli strateghi della comunicazione che tappezzano un centralissimo centro commerciale milanese con un rombante gatto delle nevi.

Diversamente dovremmo dire a chi la ama davvero di non venire più.

Dove sta il senso, la realtà, in questa montagna fatta di benne, cingoli e frese?

Roba da chiedere i danni da lesione del diritto all’immagine.

Campo gravitazionale

25 gennaio 2019

La gravità attrae verso il basso e con il trascorrere del tempo è un po’ come ritrovarsi a sfidare il campo gravitazionale di Giove. In questo modo passaggi arcinoti tornano ad essere interessanti e regalano felicità, anche solo per il fatto di poterci mettere le mani sopra, passando con naturale continuità dalle salite in quota, allo sci, alla roccia. Inseguire le difficoltà in una disciplina vorrebbe dire sacrificare la possibilità di percorrere senza troppo affanno i tanti ambienti della montagna e coglierne il significato.

 

  

Attardarsi o correre senza timore di rallentare o distanziare nessuno

24 gennaio 2019

Siamo solo in due su questa montagna bianca.

Possiamo attardarci o correre, senza timore di rallentare o distanziare nessuno. 

Proviamo a mettere a fuoco i dettagli: forme, neve, ambienti e il nostro modo di attraversarli. Questi particolari potranno essere organizzati e memorizzati in una forma tale da renderli immediatamente riconoscibili nel corso delle prossime uscite.

Il silenzio ghiacciato va conservato

21 gennaio 2019

Il valore degli spazi naturali dipende dalla possibilità dar spazio all’improvvisazione, alla curiosità, come quella di infilarsi in una piccola cavità, tra rocce e stalattiti di ghiaccio.

Tra le varie attività “verticali”, l’arrampicata su ghiaccio mal si combina con una frequentazione di gruppo e affollata. Una sola cordata in azione consente di evitare fastidiosi incroci di lame, frammenti che si staccano dall’alto e, soprattutto, conservare il silenzio “ghiacciato”.

 

Attivare il controllo motorio attraverso definizioni ed etichette

10 gennaio 2019

Imparare a camminare in montagna o ad arrampicare attraverso la memoria verbale forse è possibile, ma con  grande fatica e dispendio di energie.

Attivare il controllo motorio dalla lettura di un manuale, da definizioni o etichette, equivale ad imparare a nuotare con istruzioni da mandare a memoria che indicano fase per fase cosa dobbiamo fare.

E’ assai probabile che al momento di nuotare per davvero finiremmo con l’affogare…

Abbassiamo il livello…..per allenare l’esperienza

7 gennaio 2019

Alzare il livello di difficoltà in arrampicata e alpinismo è probabilmente l’obiettivo principale di tanti praticanti e numerosi somministratori di corsi di vario tipo in seno a club alpini, guide, e associazioni sportive…

Per fare questo si insegna correttamente ad assicurare, a progredire, a volare, distinguere fix, spit, resine, chilonewton, piastrine gigi e freni tuber, destreggiarsi in nodologia e identificare al buio cordini dinamici precuciti da quelli in kevlar e dynema…

Percepire il baricentro, distinguere fasi statiche e dinamiche, favorire prensioni favorevoli, rilassare il diaframma, focalizzare schemi motori, gestire la progressione incrociata, in ambio, fare il triangolo, la sfalzata, la spaccata, la sostituzione e il vertice fisso!!

Tutto perfetto! Anche se a volte può capitare che la mole di informazioni da elaborare e l’ansia da prestazione, trasformino un piacevole momento di svago, sport, conoscenza e incontro con la natura, in un’attività non dissimile dal lavoro stressante da cui si desidera fuggire per un poco.

Abbassare il livello significa puntare ad esperienze meno dipendenti dal grado di difficoltà, mirando non solo a percorsi ben accessibili al proprio livello, ma che consentano soprattutto di essere messi a fuoco completamente, così da essere affrontati con maggiore autonomia e indipendenza.

Spuntare una sterminata check-list di tecniche e procedure non è sufficiente a tenere a bada la paura e a ragionare su come poter vivere bene entro un contesto verticale, soprattutto quando spingiamo unicamente sul superamento della difficoltà.

Per questo abbassare il livello non è da intendersi come una regressione, ma un invito a sperimentare il gioco, la scoperta di sé e dell’ambiente, con una scelta di obiettivi solo in apparenza più facili, che ci danno l’opportunità di vivere meglio quel contesto, tollerare e comprendere i rischi insiti in ogni attività condotta negli ambienti naturali e, alla fine, scalare con migliore efficacia e con meno fatica.

Se condividiamo l’idea che l’importanza di un’uscita in montagna risiede nell’esperienza, nelle emozioni che essa attiva e non nel piccolo primato personale fatto di ripetizioni fugaci, di palmares d’ascensioni o nel “marchiare” con nuovi percorsi i residui brandelli di pareti vergini rimaste, ecco che potremmo aprire in ogni istante nuove grandi salite, semplicemente arrampicando come se stessimo affrontando per primi la parete, indifferenti alla patina lucida degli appigli già percorsi centinaia di volte…

Poche ed essenziali indicazioni geografiche d’orientamento generale ci porteranno vicino alla montagna, per lasciar spazio alla scelta personale di ricerca dell’itinerario, all’ interpretazione attiva della linea di salita, in funzione dello stato di forma o di grazia, ricorrendo solo ai nostri sensi, alle nostre percezioni.

Così facendo ogni distesa glaciale, canale di neve, sperone o parete di roccia, si potranno trasformare in un inesauribile terreno di scoperta, mettendoci a nudo di fronte alla montagna. Ampliando l’incertezza, privandoci di informazioni anticipate, resettiamo il nostro rapporto con la parete, riportando il sistema di elaborazione allo stato iniziale, cogliendo così ogni passaggio, ogni sfumatura, rinunciando al superfluo, cogliendo appieno ogni piccolo passo verso l’alto.

Accrescere la capacità di distinguere la “tecnica” dal “fattore umano”, può produrre un senso di “liberazione” che apre le porte a consapevolezze inattese e migliora la qualità dell’andar per monti.

Iniziare a “sottrarre” ed eliminare metodi affrettati e mete inadeguate, sovente scelte solo per rimpolpare l’autostima, ma privi sensibilità, di risonanza sensoriale e percettiva, può contribuire a migliorare la comprensione, attivando una consonanza con la Montagna ideale.

Cosa significa allenare l’esperienza?

L’esperienza non è trasmissibile.

Ognuno di noi si muove in un universo sensoriale che è legato a ciò che la sua storia personale ha prodotto a partire dall’educazione che ha ricevuto.

La relazione con l’ambiente è il mezzo più potente per migliorare le nostre capacità d’osservazione, di ascolto e di presa delle decisioni.

Il rischio in montagna è ineludibile e l’assunzione di responsabilità come mezzo di autoprotezione, è l’unico efficace antidoto.

Prepararsi ad essere impreparati è il miglior messaggio che possiamo veicolare, dove la natura va sentita, “provata”, per riacquistare il Senso, rifuggendo alla trappola dell’uomo tecnologico, che allontanandosi dalla Natura perde Sensibilità, cadendo nella trappola dell’ignoranza assistita, i cui effetti dannosi incrementano di uscita in uscita.

Michele Comi

Articolo pubblicato su Salire, periodico del Club Alpino Italiano regione Lombardia – n. 18 Dicembre 2018