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Una scuola abbandonata racconta di più delle altre cose.

mercoledì, 18 aprile 2018

“In primavera gli animali escono dal letargo. Gli animali selvatici in genere si uniscono a formare delle coppie, costituiscono i nidi e così facendo si preparano a procreare nuovi esseri viventi”.

Una scuola abbandonata racconta di più delle altre cose.

E’ l’unica casa intonacata dell’antica frazione di Dagua, tra fienili, dimore di pietra, volte, piccoli balconi e massi coppellati. Finestre aperte, silenzio, banchi e sedie vuoti, lavori dei bimbi sparsi  a terra, una grande mappa dell’Europa al tempo della guerra fredda, riportano le storie degli ultimi alunni che hanno frequentato questa piccola scuola di montagna alla fine degli anni ’70, dove la maestra saliva a piedi in un’ora dal fondovalle.

Quantità o relazione?

domenica, 8 aprile 2018

Lo svago e il piacere di muoversi negli ambienti naturali è fatto dalla quantità di spazi aperti o dalla nostra relazione con questi? Cerchiamo contatto con le montagne perché ci procurano piacere, che deriva del cercare, non solo nel trovare.

Disponiamo di processi percettivi raffinati, di grandi possibilità di movimento, eppure fatichiamo a partecipare pienamente alla ricchezza che ci circonda. Anche l’arrampicata, l’alpinismo e pure la “formazione outdoor”, spesso si ritrovano collocati dentro schemi ripetuti, dove si rincorre la natura per utilizzarla come uno sfondo gradevole o adrenalinico, a seconda dei casi.

Togliere questi schemi può essere un toccasana, una piccola rivoluzione, dove l’incontro inatteso con una salamandra può diventare espressione di “natura selvaggia” quanto una parete inaccessibile e remota.

Così, con nuovi occhi, forse si potranno svelare mille obiettivi, sempre nuovi, indeterminati, nascosti e segreti.

 

L’illusione della libertà

giovedì, 5 aprile 2018

 PROPOSTA DI SCI A MOTORE TRADUZIONE
 

 

 

Se chiudi gli occhi sei ancora sotto il piumone. E quasi ti sembra di sentire ancora il profumo del caffè e il gusto della fetta di torta alle mele mangiata a colazione.
Ma se ti guardi intorno vedi solo montagne e cielo azzurro.
Certo, la temperatura non è quella che ci sarebbe se fossi ancora a letto ma il dubbio ti viene spontaneo: che tu stia ancora sognando?
Da lontano senti il rumore dell’elicottero che se ne va. Vi ha scaricati poco fa ed è volato via. Come se niente fosse. Come se per te e i tuoi amici fosse normale trovarsi in cima a una montagna in pieno inverno alle 9 di mattina. Il silenzio è amplificato dalla neve, ovattato.
Davanti al gruppo ci sono guida e maestro. Sono loro che vi hanno portato fino a li.
– Dove ci portate?
– Fidatevi, sarà una bella sciata.
A dir la verità non sai ancora dove sei. Se qualcuno ti dicesse di tornare al punto di partenza probabilmente andresti dalla parte opposta. Hai passato il volo in elicottero con il naso incollato al finestrino. Tutto troppo bello, troppo alto, troppo bianco per prestare attenzione a dove fossi diretto.
Non importa, c’è chi ti guiderà lungo quel candido pendio. C’è chi ti dirà dove passare, dove trovare la neve migliore e persino dove fermarti per non incappare in qualche pericolo.
La neve è luccicante sotto i tuoi sci, non vedi l’ora di partire. Aspetti il tuo turno. Prima parte il tuo amico. Curve larghe e veloci. Strillo di adrenalina, risate tra gli altri rimasti in cima. Poi è il turno della vostra amica. Elegantemente solleva cristalli di neve tra i raggi di sole. Pura gioia.
Bene, ora tocca a te. Respiri profondamente mentre guida e maestri, le cui indicazioni sono fondamentali per un’uscita in piena sicurezza, ti indicano una via completamente intonsa.
– Vai pure.
E tu fidati, che sarà una bella sciata.

“Dove mi porti? Eliski sulle cime di Madesimo” www.amolavaltellina.eu

Non conosci la montagna e non lasci spazio alla minima curiosità per poter imparare qualcosa. La città ti insegue ovunque, anche tra le cime, che non sapresti mai distinguere, tutte ti sembrano identiche, come quelle dell’etichetta riportata su una nota bottiglia di acqua minerale. Sei talmente abituato al termostato fisso a 25° che il tuo corpo trasportato come un pacco postale è incapace di attivare i sensi più elementari e quindi di percepire la realtà della montagna invernale. Ti fai catapultare passivamente in cima a una vetta che riesci a cogliere a malapena, come se si trattasse di una scenografia di cartapesta.

Sali in giostra, spaesato, non hai nessuna possibilità di entrare in consonanza con ciò che ti circonda, hai bisogno della guida e del maestro per poter accennare movimenti elementari, sei un ebete, non sai dove andare, ti muovi solo lungo un binario prestabilito, come dentro a un videogame.

Da solo non riusciresti nemmeno a pisciare. Attendi il tuo turno, di nuovo il fardello della città ti insegue, ti illudi di essere libero. Scodinzoli emettendo gridolini di piacere, non stai sciando, ma scivolando su un piano inclinato colorato di bianco che i giostrai ti hanno apparecchiato a dovere.  Sei ebbro di finzione, e pure convinto che nel “pacchetto” hai acquistato anche la “piena sicurezza”, come farsi un massaggio shiatzu o un corso di pilates.

Ora tocca a te, continua a replicare la schiavitù in cui vivi quotidianamente che ha la presunzione di essere libertà. Continua a ignorare la realtà e il significato del mondo dello sci fuori dai percorsi tracciati che ti obbliga a conoscere il vero volto della natura e ad ammirarne bellezza e grandezza, solo muovendosi in silenzio, dove l’unica energia impiegata è quella dei tuoi muscoli.

 

 

Un’occasione speciale per ricordare belle salite

domenica, 1 aprile 2018

A Natale e Pasqua siamo inondati di auguri, veri e farlocchi, amplificati a dismisura dalle mille Chat App in circolazione. Depurati dalle scorie, restano quelli sinceri ed autentici, come l’immancabile telefonata d’auguri di Carlo (classe 1935), che ricevo da anni alla vigilia delle feste. Un’occasione speciale per ricordare alcune belle salite affrontate assieme e programmarne di nuove, dove ogni scalata si trasforma in un rapporto vivo con il percorso, che richiede apertura di sensi e intreccia una relazione di ricordi indelebili con i molteplici avvenimenti ed avventure trascorse in parete.

Venti centimetri neve fresca e leggera, cha sa ancora di inverno

venerdì, 30 marzo 2018

Sono caduti ancora venti centimetri neve fresca e leggera, cha sa ancora di inverno. Fra pochi giorni quasi tutte le località sciistiche chiuderanno i battenti. La stagione è finita e passata la Pasqua lo sci da discesa si fermerà, è tempo di andare al mare. Poco importa se la neve è buona e abbondante, la temperatura gradevole e le giornate luminose.

E’ strano quest’utilizzo ricreativo della natura, che non si accorda con la sua variabilità. A novembre si rincorre il desiderio di primizia, prosciugando i bacini per sparare la neve sulle piste, mentre ora che abbonda non c’è più afflusso di sciatori e quindi si chiude…

L’aria sa ancora d’inverno, ma il granito invita all’arrampicata

martedì, 20 marzo 2018

L’aria sa ancora d’inverno, ma il granito invita all’arrampicata.

Non calpestate l’erba, non avvicinarsi agli animali, non oltrepassare la linea gialla, vietato tuffarsi, non dar da mangiare agli animali, divieto d’immergersi in acque non protette, vietato tirare sassi, vietato giocare a palla sulla spiaggia, vietato arrampicarsi sugli alberi, vietato sedersi a terra, vietato raccogliere fiori, vietato bere per strada,  guardare e non toccare è una parola d’ordine….

Ormai siamo circondati ovunque da una rete capillare di proibizioni, divieti, interdizioni.

Bastano pochi momenti d’arrampicata tra i macigni per rianimare un rapporto diretto con l’ambiente, una conoscenza che nasce dal fare, non solo dal guardare.

 

Ettore Castiglioni

lunedì, 12 marzo 2018

Il 12 marzo del 1944 moriva Ettore Castiglioni, sorpreso da una tormenta, nel corso di una misteriosa fuga attraverso il Passo del Forno, tra la Valmalenco e l’Engadina.

 

 

Mente e cuore

martedì, 13 febbraio 2018

Nessun attimo della nostra esperienza condotta negli ambienti naturali è privo di collegamento tra meccanismi di elaborazione delle informazioni e le nostre emozioni.

Oltre ad accedere all’attenzione e alla memoria, in montagna sperimentiamo di continuo delle vive sensazioni. Quanto ascoltiamo i segnali delle nostre emozioni? Perché l’attenzione è tendenzialmente orientata al richiamo di ragguagli e insegnamenti, mentre tendiamo a trascurare o a nascondere l’altrettanto importante sfera delle emozioni?

 

Quale guida?

giovedì, 8 febbraio 2018

Chi si rivolge ad una guida spesso lo fa per essere accompagnato ed imparare le tecniche relative a tutte le attività che si possono fare in montagna.

Forse non tutti sanno che accanto alla possibilità di imparare a muoversi con disinvoltura sulle rupi, conoscere ed adottare le migliori metodologie, esperienze ed ingegnosità pratiche, vi può essere anche l’opportunità di scoprire un mondo al quale gran parte delle persone hanno voltato le spalle.

Così le montagne possono trasformarsi in un rifugio prezioso, un toccasana contro gli aspetti disorientanti di un mondo che corre, spesso senza limiti, sino a diventare persino utili a soddisfare il bisogno crescente di un “ritorno a casa”.

Fare luce su dettagli minori, quelli che a prima vista possono sembrare di poco conto, non può che rendere più profondo il significato dell’esperienza.

E’ un’occasione per comprendere i luoghi, la loro identità, arrivando a cogliere non solo pochi istanti come un bel panorama o la foto di vetta da “postare”, ma estendendo la comprensione di quel che accade e ci circonda nel tempo, andando oltre la ricerca d’avventura e del fitness svolti entro scenari gradevoli.

La riattivazione di un’intimità fisica con gli ambienti attraversati, mentre arrampico, scio o cammino, consente di risvegliare un piccolo istinto selvatico dimenticato, l’unico capace di far cogliere più informazioni, per comprendere in profondità un territorio, senza dimenticare la dimensione “curativa” e benefica della relazione con spazi mai completamente decifrabili come le montagne.

le parole sono importanti

lunedì, 29 gennaio 2018

Le parole sono importanti.

Bastano pochi clic e attraverso vari dizionari on line mi appare sullo schermo una successione di definizioni e significati del termine “sicurezza” e “sicuro”.

“Condizione oggettiva esente da pericoli, o garantita contro eventuali pericoli”.

“Il fatto di essere sicuro, come condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli”.

“Condizione di chi, di ciò che è esente da pericoli o protetto contro possibili pericoli”.

“La sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione) può essere definita come la conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati”.

“Di luogo o di cosa che non presenta pericolo, dubbi, difficoltà”.

Tutti sappiamo che in montagna è impossibile rimuovere il pericolo.

Cadute, scivolate, scariche di pietre, valanghe, frane, tempeste e bufere, sono una condizione intrinseca del muoversi in natura. Non esiste alcuna possibilità di rimozione del pericolo, che permane, indipendentemente dall’esperienza e bravura di ogni frequentatore della montagna.

Allo stesso modo i dubbi e le difficoltà, seppure in misura variabile e personale, sono una presenza costante di ogni scalata o semplice escursione.

Come è noto la capacità di muoversi in sintonia con gli ambienti attraversati consente di percepire la tipologia e densità dei pericoli presenti e predisporsi ai rischi conseguenti, con  l’adozione di idonei comportamenti, ricorrendo alle migliori tecniche, all’allenamento, equipaggiamento e ai materiali più indicati.

Rischi che in tal modo andranno ad essere “gestiti”, con la consapevolezza che mai si potranno ridurre a zero.

Proporre  attività “sicure” in montagna è qualcosa di irrealizzabile così come promettere di frequentare la montagna in “sicurezza”.

Potremmo più correttamente limitarci a far vivere la montagna richiamandosi all’ intelligente cautela, al rispetto dei pericoli e pure al prepararsi alle cose che potrebbero andar male.

Per questo è da preferire in ogni caso l’utilizzo del termine “protezione”, ovvero l’attività di chi difende, aiuta o favorisce in varî modi qualcun altro e se stessi, che non ha il fine della sicurezza (irrealizzabile) ma dell’aiuto a governare i pericoli che restano tali e non possono essere eliminati.