Archivi per la categoria ‘memoria del dialetto’

La forza del dialetto

sabato, 14 Marzo 2020

Restituzione della memoria al dialetto.
Indagheremo modi di dire, tempo meteorologico, credenze, toponimi, detti sapienti, espressioni genuine…

Spunti preziosi dal volume “Il volgar eloquio – dialetto malenco” di Silvio Gaggi.

14 marzo 2020.

Stamattina ‘l fiòca che la vegn gió a paneséi: nevica a larghe falde, cadono fiocchi come pannicelli.

Voce: Tommaso Vedovatti, contrada Sasso, Chiesa in Valmalenco.

15 marzo 2020

E’ ora di pranzo. Fan de ménu e maiela töta: non mettere troppa carne al fuoco, quel poco che fai consumalo.

Voce: Paolo Masa, contrada Vassalini.

16 marzo 2020

Tempo per fermarsi, per pensare. Fiáda ‘n mumént! Riposa un attimo.

Voce: Floriano Lenatti, contrada Faldrini.

17 marzo 2020

La primavera incalza, l’è scià ciár a bunùra: si fa chiaro al mattino presto.

Voce: Rosalba Scaramella, contrada Curlo.

18 marzo 2020

In questi giorni è meglio stare accorti. Anche solo desfä fö na canevèla (slogarsi una caviglia) potrebbe essere un problema. (Foto d’archivio..)

Voce: Daniel Schenatti, contrada Faldrini.

19 marzo 2020

Nella comunicazione verbale il nome di un sito è sempre accompagnato e preceduto da un avverbio di luogo che lo colloca in un preciso ambito territoriale.

Mentre quando si parla in italiano si dice a Sondrio, a Morbegno, in Valmalenco, il dialetto dice sö a ciapanìc, fö a cagnulèt, int a löna, ué ai crestìn, giò a turnadö…

Il dialetto organizza lo spazio partendo mentalmente da un punto che corrisponde al centro del paese, al campanile della chiesa principale. Da qui parte tutto il sistema d’orientamento generale del territorio, attraverso un meccanismo di relazioni geografiche riconoscibili nel linguaggio. Per mezzo della grammatica del dialetto è quindi possibile riconoscere l’appartenenza ad una comunità.

In altre parole, un abitante di Torre di Santa Maria anche quando si trova a Milano continua ad identificare come punto di osservazione il centro del paese, precedendo i nomi dei luoghi con: , int, ué, giò...

Voce: Attilio Mitta, Torre di Santa Maria.

Venerdì 20 marzo 2020. Giorno d’equinozio.

Finisce l’inverno che non è mai iniziato. Tra dicembre e febbraio in Europa abbiamo volato sopra la media di 2,5 gradi: inverno più caldo della storia.

La comunicazione ansiogena debordante trasforma la paura in malattia? Il panico ‘l te tö l ‘l fiä? Come nel polmone collassato? (toglie il fiato, non da tregua..).

Voce: Paolo Masa, contrada Vassalini.

21 marzo 2020

Cercare il capro espiatorio è un po’ come favorire la superstizione, chi lo fa píca la cràpa ‘n ti mür.  E’ inutile, è come battere la testa contro il muro.

Voce: Tommaso Vedovatti, contrada Sasso

23 marzo 2020

Giornata grigia..oggi è proprio freddo e umido: l’è ghèrb.

Voce: Bianco Lenatti, contrada Faldrini.

25 marzo 2020

Tempo per stare davanti al fuoco, ‘l tìra na bréva: spira aria umida e pungente da sud.

I se tàca i falìvi al levéc’, la cenere ardente del focolare si attacca al levéc’ (pentola in pietra ollare).

Voce: Daniel Schenatti, contrada Faldrini.

 ‘l gh’è na ghèba!. C’è una gran nebbia!

Voce: Daniel Schenatti, contrada Faldrini.