Archivi per la categoria ‘escursioni singolari’

Esplorazioni nella neve all’alpe Palù

sabato, 25 marzo 2017

Una distesa innevata a 2000m, tra larici e abeti, è sufficiente a mettere in movimento i sensi e a farsi “impregnare” dai luoghi. Cerchiamo punti nascosti, corriamo nella neve profonda e riprendiamo fiato per raggiungere un obiettivo comune: la preparazione del pranzo.

Cucinare all’aperto sul fuoco ha un sapore memorabile, dove il piacere del cibo è legato alla bellezza dei luoghi in cui ci si ferma. Così la fatica si attenua e si da libero sfogo all’appetito.

 

Il lago Palù e la metamorfosi dei luoghi già noti

mercoledì, 8 febbraio 2017

Al termine del sopralluogo attorno alle rive del lago per mettere a punto un piccolo percorso di conoscenza della neve e delle sue infinite trasformazioni, mi ritrovo solo al crepuscolo, al centro del lago.

Ancora una volta mi accorgo che esiste un’armonia tutta da scoprire tra le possibilità di un paesaggio noto e conosciuto. L’escursione libera e silenziosa accresce l’attenzione e aguzza lo sguardo rendendolo sensibile alle variazioni dei più piccoli dettagli, trasformando luoghi familiari in nuovi spazi da esplorare.

 

Via dei terrazzamenti

domenica, 5 febbraio 2017

Gli oltre 70Km di tracciato che corrono lungo il versante retico valtellinese, da Morbegno a Tirano, vivisezionano il territorio sin nel profondo.

Tratturi agricoli, sentieri, antiche strade di contrade e paesi si alternano ricomponendo il vissuto millenario di questa Valle.

I sentieri consunti, rivestiti di pietra acciottolata, conservano i segni degli innumerevoli passaggi, il solco dei carriaggi, il secolare lavoro di una vita contadina che trovò spazio e dimora nell’intero versante retico solivo, più salubre e sicuro rispetto alla piana, paludosa e inondata dalle frequenti piene dell’Adda.

A differenza del fondovalle, minacciato e a tratti stravolto da una folle frenesia costruttiva priva di conoscenza, gli spazi di versante mantengono in buona parte caratteri di naturalità e perfetto connubio tra azione dell’uomo e natura.

Lungo i sentieri si osservano boschi, prati falciati, sacche di terra per ospitare i coltivi e rocce vestite di case di pietra con tetti di legno.

E’ un percorso che restituisce freschezza, imprevedibilità , in grado di far scaturire la sorpresa dal terreno del familiare.

L’intera valle è segnata da una lunga storia geologica, che ne ha condizionato struttura e forma nel corso di decine di milioni di anni con processi legati alla costituzione dell’intera catena montuosa delle Alpi.

Più percepibile, specie per i non addetti ai lavori, è l’azione relativamente recente legata al passaggio dei grandi ghiacciai quaternari, che hanno definito l’impronta geomorfologica attuale: rocce più resistenti si sono apposte all’azione erosiva, si sono formati ampi balconi sospesi e la pendenza della montagna si è attenuata alcune centinaia di metri sopra il fondovalle.

Con un pizzico di curiosità è però possibile cogliere alcuni degli innumerevoli spunti di natura geologica che il percorso sa offrire, ottimo esempio di geodiversità: una qualità che supporta e integra la biodiversità all’interno degli ecosistemi.

Il percorso sospeso sopra la vallata è un eccellente punto di vista per cogliere l’immane lavorio dei ghiacci e dell’acqua che hanno plasmato le forme e colmato la piana con enormi volumi di depositi e disegnato i conoidi perfetti allo sbocco delle valli confluenti.

I greti dei principali torrenti attraversati contengono sotto forma di blocchi variopinti il dna geologico delle vallate soprastanti.

Le pietre degli sfasciumi nel corso dei secoli sono diventate muri di sostegno degli innumerevoli terrazzi.

Osservati da vicino sono una cartina di tornasole dell’ossatura stessa delle nostre montagne.

Gneiss, graniti, scisti e serpentine trasformano i chilometrici muri a secco del versante retico in un prezioso album petrografico, spesso le patine multicolori di alterazione superficiale della pietra unite ai licheni rendono queste semplici strutture delle vere e proprie opere d’arte.

Il percorso lungo il versante retico si contraddistingue quindi come di mezzo di conoscenza privilegiato, strumento di fruizione turistica oltre che occasione per innescare un tracciato di sorveglianza a mezzacosta, per monitorare i processi di degrado legati all’abbandono delle attività agricole e, ci si augura, promuovere le necessarie azioni di micro manutenzione diffuse utili a ristabilire, almeno in parte, quella cultura “verticale” capace di garantire anche l’equilibrio idrogeologico.

Dall’ introduzione alla relazione geologica del “PERCORSO PER LA VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO DEI TERRAZZAMENTI DEL VERSANTE RETICO” novembre 2011

 

 

 

Piccole esplorazioni

martedì, 3 gennaio 2017

Per chi guarda le montagne da lontano, una piccola esplorazione rigenera dalle stanchezze del vivere in città.

Basta davvero poco, un sentiero che si infila tra le rocce modellate dagli antichi ghiacciai, vecchie baite di pietra, aria fresca, pulita e una moltitudine di segni poco appariscenti  trasformano il cammino in una piccola scoperta.

Nelle foto: salita e riposo al maggengo di Albareda (Valmalenco).

 

Val Sissone

sabato, 6 agosto 2016

E’ una delle tappe più interessanti dell’Alta via della Valmalenco, per l’ambiente grandioso e per l’interesse geomineralogico degli ambienti attraversati. E’ un percorso selvaggio, in parte su fondo sconnesso, che conduce al piccolo rifugio Del Grande Camerini, il miglior balcone panoramico di fronte alla nord del Disgrazia.

Passo Ventina

venerdì, 5 agosto 2016

Abbandoniamo il panoramico crinale della grande morena laterale destra del ghiacciaio del Ventina per risalire la pietraia che conduce dritta al passo. La traccia si mimetizza tra i macigni e gli sfasciumi smossi dalle valanghe di primavera. Il passo conduce alla lunare Val Sassersa, e ai suoi laghi turchese. Più in basso ritroviamo le distese d’erba di Pradaccio e attraverso boschi di pino silvestre rientriamo sino a fondovalle.

 

Lago d’Entova

venerdì, 1 gennaio 2016

Se vediamo il paesaggio oltre al suo aspetto immobile, includendo la temperatura e la pressione dell’aria, la provenienza e rifrazione della luce, la struttura e l’aspetto di rocce, terreno, ghiaccio, lo stormire delle fronde dei larici, gli odori di resina, il calore e colore delle erbe ingiallite e tutti gli altri innumerevoli fenomeni e climi transitori, ogni ambiente selvaggio assume un carattere unico, non replicabile.

Il Lago d’Entova in Valmalenco è un luogo che sembra uscire dai racconti delle terre del “grande nord” americano, arricchito però da inconfondibili vette alpine al contorno. Si raggiunge in un’ora di facile cammino a partire da S. Giuseppe ed è la miglior pista di pattinaggio all’aperto che si possa immaginare.

Ps Il ghiaccio che ricopre la superficie del lago è mutevole e le sue condizioni possono variare nel tempo e nello spazio, per questo occorre un’attenta valutazione preventiva della sua natura e spessore.

Gole dello Scerscen

martedì, 18 agosto 2015

Lo stupore di una camminata con meteo incerto, tra pioggia e schiarite, nasce dall’accentuazione dei profumi del bosco, dalle luci inconsuete e dal colore vivido di felci e muschi saturi d’acqua. Se a ciò aggiungiamo un percorso selvaggio come quello delle gole dello Scerscen ecco che ci ritroviamo in un percorso inedito e tutto da scoprire. Da Franscia (1500m) il tracciato si sviluppa in buona parte lungo un esposto saliscendi tra le rocce a picco sulla forra scavata dal torrente Scerscen, che raccoglie le acque di fusione dei ghiacciai del Bernina, attraversa boschi sospesi d’abeti degni della miglior saga dei Troll, popolati di funghi, tane e rane. Qualche passaggio d’arrampicata e un ponticello aereo conducono verso l’antico alveo “morto” del torrente, dove si continua lungo un vero e proprio canyon roccioso ormai colonizzato dalla vegetazione, fino a sbucare sulle radure che preludono alla grande spianata alluvionale di Campascio (1850m), poco sotto l’Alpe Musella (2021m).

Fresche acque di un torrente alpino

lunedì, 8 giugno 2015

L’acqua del Mallero è gelida e spumeggiante, alimentata dal potente disgelo delle nevi in quota di questi giorni. Isacco non sembra risentirne e si immerge con naturalezza da orso polare nella grande pozza dai riflessi verdi. Grandi massi perfettamente levigati testimoniano la millenaria azione erosiva dell’acqua, hanno forme curiose come poltrone, scivoli, gronde e prominenze sinuose. Tra le rocce una piccola spiaggia di rena fine diventa il campo base per giocare con i rami contorti dalle forme più strane trasportati dalla corrente, arrampicare tra massi, lanciare ciottoli e godersi insoliti bagni d’acqua e di sole.

Running all’alpe Mastabbia

mercoledì, 27 maggio 2015

Lasciata l’auto a Primolo si inizia a correre in una pineta profumata su sentiero ricoperto d’aghi di pino. Prendendo quota si attraversano le ampie e perfette radure prative dell’alpe Pirlo e Giumellino, freschi ruscelli e un laghetto d’acqua trasparente che nasce dalla montagna. Al limite superiore del bosco lo sguardo si apre sull’intero gruppo del Bernina; il sentiero attraversa una “ganda” glaciale millenaria ricoperta di licheni colorati con enormi lastre che selciano la via. Vecchie miniere abbandonate, con cunicoli scavati nei marmi chiari, precedono di poco l’alpeggio posto tra i luoghi più panoramici della Valmalenco, su un ampio sperone al limite settentrionale della Val Toreggio, ancora imbiancato da una nevicata tardiva…Pochi centimetri di neve ricoprono il sentiero, la corsa si fa faticosa, ma ancor più divertente, per l’indispensabile ricerca d’equilibrio ed aderenza sul fondo irregolare e la discesa diventa una piccola sfida con se stessi per non “deragliare” ed avvertire con il giusto anticipo il limite di tenuta di suole, muscoli e articolazioni…